Nuoto, l’accusa di Murphy: “La gara a cui ho partecipato probabilmente non è pulita”

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TOKYO – Prima la medaglia d’argento, poi le acuse. Ryan Murphy, nuotatore americano, argento nei 200 dorso, attacca gli atleti russi presenti alle Olimpiadi, colpevoli di non giocare lealmente. Il tema del doping fa, quindi, irruzione prepotentemente nella competizione a cinque cerchi: “Ho almeno quindici pensieri in testa, tredici dei quali mi possono mettere nei guai. Cerco di non farmi coinvolgere troppo, ma è veramente faticoso per me andare avanti tutto l’anno sapendo che la mia gara probabilmente non è pulita”.

Greenbank rincara la dose: “Doping di Stato”

Ryan Murphy è arrivato secondo nella gara dei 200 dorso alle spalle del russo Evgeny Rylov. Sul gradino più basso del podio il britannico Luke Greenbank che ha poi rincarato la dose: “È frustrante sapere che è in corso un programma di doping sponsorizzato da uno Stato e che non si fa più nulla per affrontarlo. E’ ovviamente molto difficile non sapere se i tuoi concorrenti sono puliti, ma penso che faccia parte dello sport. E’ una situazione frustrante ma alla fine devo solo mantenere la mia mente concentrata sulla gara e sulle cose che posso controllare”.

330 russi senza bandiera e inno

Murphy ha poi aggiustato il tiro nei confronti di Rylov, mai realmente coinvolto nel doping di Stato russo: “Voglio comunque essere chiaro: non intendo fare accuse di qualsiasi tipo, però passare l’anno sapendo che si partecipa a una competizione che probabilmente non è pulita richiede un grande lavoro mentale”. Sono 330 gli atleti russi ammessi ai Giochi di Tokyo e rappresentati dal loro Comitato olimpico senza, però, poter utilizzare i colori della bandiera russa e l’inno nazionale. Un anno fa il TAS di Losanna ha dimezzato la squalifica nei confronti della Russia, passandola da quattro a due anni.

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