Nuove norme digitali della Commissione Ue cosa cambiera per gli utenti

Nuove norme “digitali” della Commissione Ue: cosa cambierà per gli utenti

La Republica News
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Quando navigheremo su Google, Amazon o apriremo Facebook potremo cliccare su una pubblicità o su un qualsiasi contenuto proposto dall’algoritmo di questi soggetti e sapere perché ce l’hanno mostrato; in base a quali parametri di profilazione dell’utente. Se troveremo una merce contraffatta su internet, un gruppo razzista su Facebook, un sito pericoloso o una fake news in prima pagina di Google potremo contattare subito i gestori della piattaforma, in modo facile e avere una risposta rapida. Facebook, Instagram o altri big ci hanno bloccato l’account, cancellato un post? Potremo sapere bene perché l’hanno fatto e fare ricorso in modo facile e veloce. 
Ci sono questi tra i principali effetti sugli utenti alla luce del Digital services Act, a quanto riferisce la stessa Commissione europea che ha pubblicato ieri questa proposta normativa.“Si intende che il testo ora seguirà un iter normativo che può essere lungo anni, com’è stato per la normativa privacy Gdpr, considerato il grande impatto che avrebbero queste regole sul mercato; e potrebbe anche essere modificato nel passaggio”, spiega Luca Tosoni, esperto privacy e ricercatore all’università di Oslo.
Lo stesso si può dire dell’altra norma pubblicata ieri dalla Commissione, il Digital market Act. Suoi principale impatti sugli utenti, secondo la commissione, saranno servizi digitali  migliori e più economici, e l’ampliamento delle alternative.Il 60% degli intervistati in un sondaggio Eurobarometer, citato dalla Commissione, afferma che i consumatori non hanno sufficienti scelte e alternative per quanto riguarda le piattaforme online.

Controllo sugli algoritmi
“Il Digital services Act sembra destinato a cambiare la nostra esperienza di utenti in merito a ciò che vediamo online proposto dagli algoritmi di raccomandazione delle piattaforme”, spiega Tosoni.Questi algoritmi decidono quale pubblicità mostrare, quanto e a chi. Ma anche quali contenuti fare vedere su Google, su Facebook; quali prodotti consigliare su Amazon eccetera. La Commissione, nel presentare il Digital Services Act, spiega che la norma ha il fine ultimo di ridare agli utenti il controllo su questi algoritmi, che finora hanno auto un potere incontrollato (o quasi) sulle loro vite. Con gravi rischi per la democrazia. In pratica è il diritto, nelle mani di qualunque utente europeo, ad aprire la scatola nera degli algoritmi che regolano la comunicazione e il commercio online. Quali sono i parametri che la piattaforma ha seguito per mostrare proprio a noi quel contenuto? Come ci ha profilato (per interessi, demografia…)? C’è anche il diritto a un opt-out, quindi un rifiuto, a ricevere “raccomandazioni di contenuto basate sulla profilazione”, scrive la Commissione. Nel caso della pubblicità sulle grandi piattaforme potremo anche conoscere meglio l’identità di chi la offre (questione importante soprattutto per evitare truffe e disinformazione, come è avvenuto soprattutto su Facebook in occasioni delle elezioni americane 2016 e della Brexit).
Contenuti illeciti e tutela contro decisioni sfavorevoli delle piattaforme
Una seconda novità importante per gli utenti è che potranno segnalare in modo “facile, veloce” contenuti illeciti di vario tipo, dalle merci contraffatte alle fake news pericolose, all’hate speech. Le piattaforme dovranno cambiare i propri sistemi a riguardo e dare anche priorità ai segnalatori più accreditati. C’è pure il diritto inverso a non subire passivamente la rimozione di contenuti e post; o il blocco dell’account. “Potremo sporgere reclamo più facilmente contro queste decisioni; sapere perché la piattaforma le ha prese e opporvisi”, spiega Rocco Panetta, avvocato esperto di Privacy. Un’attività ora molto complicata e spesso costosa per gli utenti. Un’altra misura pensata per ridare agli utenti un maggiore controllo sugli algoritmi (e sui signori degli stessi). “Oggi i diritti fondamentali dei cittadini europei non sono adeguatamente tutelati online. Le piattaforme possono ad esempio decidere di cancellare i contenuti degli utenti, senza informare l’utente o fornire una possibilità di ricorso. Ciò ha forti implicazioni per la libertà di parola degli utenti”, scrive la Commissione.
Prezzi più bassi, servizi migliori
Più indiretti i benefici che arriverebbero agli utenti dal Digital markets Act. La norma permetterà tra l’altro agli utenti di spostarsi con più facilità su altre piattaforme; vieterà pratiche discriminatorie e chiusure che hanno soffocato la concorrenza. L’effetto secondo la Commissione è che ci saranno più piattaforme concorrenti per i diversi servizi, la qualità aumenterà e i prezzi diminuiranno di conseguenza (si pensi a quelli di servizi digitali, cloud e storage ad esempio).



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