Offensiva di FI sulla procura di Firenze dopo la perquisizione a Dell’Utri. Marina Berlusconi: “Mio padre perseguitato da morto”

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Un’offensiva sulla procura di Firenze, che indaga sulle stragi del 1993 e del 1994. Un duplice attacco ai magistrati, dopo la perquisizione della scorsa settimana a Marcello Dell’Utri, e a Repubblica, che ne ha dato notizia. Scendono in campo Forza Italia e Marina Berlusconi, figlia prediletta del Cavaliere. Il partito con un’interrogazione di tre deputati per chiedere al ministro Carlo Nordio di inviare gli ispettori in procura nel capoluogo toscano e accertare eventuali responsabilità disciplinari dei pm. Marina con una lettera al Giornale, per denunciare una presunta “persecuzione” ai danni del padre “anche da morto”.

L’interrogazione di Forza Italia: “Nordio mandi gli ispettori”

Forza Italia, con un’interrogazione al ministro della Giustizia Nordio, chiede di “assumere iniziative di carattere ispettivo, anche al fine dell’accertamento di eventuali responsabilità disciplinari dei magistrati della procura della Repubblica presso il tribunale di Firenze”. Insomma, i deputati firmatari, Pietro Pittalis, vicepresidente della commissione Giustizia, Tommaso Antonino Calderone e Annarita Patriarca chiedono al Guardasigilli di mandare gli ispettori a Firenze e invocano un’azione disciplinare sui magistrati.

Quale la loro colpa? Gli interroganti chiamano in causa Repubblica e la notizia della perquisizione a Marcello Dell’Utri pubblicata il 13 luglio. “In un articolo titolato sulle stragi del 1993 Repubblica – scrivono – riporta i dettagli di una indagine della procura di Firenze sui mandanti delle stragi di mafia del 1993 che avrebbe dato luogo a perquisizioni, ispezioni e sequestri nei confronti di Dell’Utri”. E ancora, annotano gli interroganti: “Nell’articolo sono riportati virgolettati brani di conversazioni fra soggetti terzi, estranei all’indagine, il cui contenuto non ha peraltro alcuna attinenza con l’indagine stessa e, men che meno, rilevanza sotto il profilo penale”. Di qui la conclusione: “La divulgazione a mezzo stampa di atti d’indagine e, in particolare, del contenuto delle intercettazioni costituisce – scrivono i deputati di FI – una gravissima violazione di norme del codice di procedura penale e di quelle poste dall’ordinamento a tutela della privacy e dell’onorabilità delle persone, specie con riferimento ai soggetti estranei all’indagine”.

L’iniziativa, emersa a margine del Consiglio nazionale di Forza Italia che sabato ha incoronato segretario Antonio Tajani, è stata formalizzata alla Camera, anche se Tajani in un’intervista al Corriere della sera ha detto non essere una iniziativa ufficiale “del partito”. Ma l’interrogazione è depositata, si attende a questo punto la risposta di Nordio. 

Marina Berlusconi: “Mio padre perseguitato anche da morto”

Marina Berlusconi, nel suo intervento sulle pagine del Giornale, distilla parole durissime sull’indagine della procura di Firenze e gli articoli che ne hanno dato conto. “La persecuzione di cui mio padre è stato vittima, e che non ha il pudore di fermarsi nemmeno davanti alla sua scomparsa, credo contenga in sé molte delle patologie e delle aberrazioni da cui la nostra giustizia è afflitta”.

Sostiene, la presidente di Fininvest e Mondadori, che la procura di Firenze “ha aspettato giusto un mese dalla sua scomparsa per riprendere imperterrita la caccia a Berlusconi, con l’accusa più delirante, quella di mafiosità. Mentre nel Paese il conflitto tra magistratura e politica è più vivo e violento che mai”. “È una storia – prosegue Marina Berlusconi nella lettera al direttore del Giornale – che vede una sia pur piccola parte della magistratura trasformarsi in casta intoccabile e soggetto politico, teso solo a infangare gli avversari, veri o presunti”. E ancora: “Tutto serve a costruire la condanna mediatica, quella che sta loro davvero a cuore, prima ancora che il teorema dell’accusa venga vagliato da un giudice terzo. Un meccanismo diabolico, questa tenaglia pm-giornalisti complici che rovina la vita ai diretti interessati ma anche condiziona, e nel caso di mio padre si è visto quanto, la vita democratica del Paese, avvelena il clima, calpesta i più sacri principi costituzionali. È un “fine pena mai”. Nemmeno con la morte. Ci sono ancora pm e giornalisti che insistono nella tesi, assurda, illogica, molto più che infamante, secondo cui mio padre sarebbe il mandante delle stragi mafiose del 1993-94”.

L’accusa esplicita è di puntare alla “damnatio memoriae” del Cavaliere: “No, purtroppo, la guerra dei trent’anni non è finita con Silvio”, attacca Marina Berlusconi, che invoca una riforma della Giustizia e dice che “non dobbiamo, non possiamo rassegnarci”.

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