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Offese sessiste a una giovane barista, processo a Laura Castelli dei 5 Stelle: in aula anche Fassino

La Republica News
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“Quel post mi ha cambiato per sempre la vita. Ho ritirato la mia candidatura perché dopo quell’episodio tutti mi chiedevano, alludendo alla foto e a centinaia di commenti. Battute sessiste e insinuanti, forse anche perché sono giovane e di origine romena”: racconta così in aula, Lidia Roscaneanu, la ragazza che ha querelato l’onorevole grillina Laura Castelli, viceministro all’Economia, per diffamazione, dopo un post che la politica grillina ha pubblicato su Facebook nel maggio 2016 commentando una foto scattata in campagna elettorale che immortalava lei e l’allora candidato sindaco, in corsa per la rielezione, Piero Fassino.

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“Che legami chi sono fra i due?” scriveva Laura Castelli. “Fassino dà un appalto per il bar del tribunale a un’azienda fallita tre volte, che si occupa di aree verdi, con un ribasso sospetto. La procura indaga. Fassino candida la barista nelle sue liste. Quantomeno inopportuno… che ne dite?”. Sotto il post i commenti erano stati particolarmente offensivi: “sono dei delinquenti”, “basta aprire le gambe”, solo per citare i meno volgari. Una vicenda sconcertante, soprattutto se paragonata, ora, alla legittima solidarietà espressa dalla stessa Castelli alla collega Giorgia Meloni, vittima a sua volta di insulti sessisti da parte dello storico Giovanni Gozzini.

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Il pm aveva chiesto inizialmente l’archiviazione ma il gip aveva disposto l’imputazione coatta, spiegando: “Il post pubblicato dalla Castelli, tra l’altro in qualità di parlamentare (tale da costituire agli occhi dei più non tanto la titolare del diritto di critica politica quanto una fonte privilegiata di notizie politiche) e con modalità leggibili a ogni utente è dolosamente diffamatorio nei confronti della Roscaneanu”.

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Lidia Roscaneanu è una giovane di origine romena che vive in Italia dal 2004. Quando si è verificato l’incidente era dipendente del bar del Tribunale di Torino come cassiera. “Avevo deciso di candidarmi alle elezioni comunali perché pensavo che mi sarebbe piaciuto che la comunità romena fosse rappresentata – ha raccontata in aula – Ma ho dovuto rinunciare, la notizia di quei commenti è arrivata fino in Romania. Ripubblicati sul blog di Beppe Grillo quel post seguito dagli insulti ha avuto un milione di condivisioni”.

“Io non ho mai sporto querela per quel post – ha aggiunto Piero Fassino, anche lui in aula chiamato come teste dalla parte civile – ma solo perché una causa tra due politici può essere strumentalizzata. Ma ritengo assolutamente legittima l’iniziativa della signora Roscaneanu perché è chiaro fin dal taglio della foto che il post era stato pubblicato con l’intenzione di accreditare cose non vere. Io non mi sono occupato delle candidature per le circoscrizioni quindi la signora l’ho conosciuta in occasione dello scatto di quella foto poi tagliata isolando me e lei”.

“Il linguaggio d’odio e la diffamazione infetta società, rete e istituzioni. So quanto è diffuso, essendone stato più volte vittima – aggiunge Fassino – Sono comportamenti  inaccettabili sempre, e sono tanto più gravi quando a ricorrervi è chi riveste incarichi politici. Potremo sconfiggerlo – sottolinea – soltanto quando tutti smetteranno di usarlo come strumento di battaglia politica. E allora sarà un momento in cui cresceremo in civiltà”.



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