Oliverio Ferraris: “La guerra fa paura anche ai bambini. Ecco cosa si deve dire”

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Spaventati e impotenti: così si sentono i bambini di fronte alle immagini della guerra, anche se distante da loro. Per mitigare l’impatto dei più piccoli che, per loro fortuna, sono lontani dai bombardamenti, ma assistono alla violenza senza capire, è fondamentale il comportamento degli adulti.  Ne abbiamo parlato con Anna Oliverio Ferraris, psicologa, psicoterapeuta e professore ordinario di Psicologia dello sviluppo all’Università della Sapienza di Roma.

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Attenzione a non spaventarli

Sono numerosi gli studi che hanno dimostrato quanto lo stato emotivo dei bambini dipenda da quello degli adulti. “Noi ci sentiamo impotenti di fronte a questa guerra, ma loro ancora di più. Il bambino fa riferimento al suo adulto protettivo, genitore, parente, insegnante che sia – spiega la psicologa – se loro riescono a non mostrare agitazione e paura anche i più piccoli sono più tranquilli. Gli adulti devono fare uno sforzo perché hanno la funzione di mediatori con il mondo”.

Cosa dire sulla guerra

Ovviamente la soluzione non è nascondere e fare finta di niente, ma spiegare che c’è la guerra, che è una cosa brutta e che ci sono molte persone che si stanno impegnando per porre fine al conflitto. Individuare un messaggio positivo da fare arrivare è fondamentale: come ad esempio spiegare che si stanno mobilitando tutti per accogliere le famiglie che fuggono dall’Ucraina e per aiutare chi resta. “Per i bambini è importante non sentirsi senza speranza, sapere che tanta gente non vuole combattere – prosegue la Oliverio Ferraris – a scuola alcune maestre hanno spostato il discorso dalla guerra alla pace con piccoli lavori, disegni, letture, racconti. Li invitano a ricordarsi di quando hanno litigato con un compagno di classe e poi sono di nuovo tornati amici, a raccontare come hanno fatto la pace. Poter fare qualcosa li rasserena”.

L’importanza del gioco

 “Il gioco è la terapia dei bambini: tutte le attività espressive, artistiche, ma anche dove ci sono regole o dove si pratica solo movimento, sono fondamentali per depolarizzare”. I bambini devono esternare, sfogare, anche se poi si ritrovano a giocare alla guerra. “In questo caso è una simbolizzazione, una finzione importante perché dà un certo controllo, loro diventano protagonisti, scelgono il finale, vincono e risolvono”.

Tv& company

I bambini non dovrebbero stare davanti alla tv tutto il giorno, in particolare, non dovrebbero vedere scene di guerra. Tra l’altro, una cosa è sentire una notizia una volta, l’altra è accorgersi che viene ripetuta più volte, così la percepiscono come allarmante. “I genitori potrebbero guardare il Tg quando i bambini dormono e fare attenzione a quello che vedono”, spiega l’esperta. Se dovesse capitare di assistere assieme a scene particolarmente toccanti, gli adulti devono mantenere un comportamento equilibrato, senza esternare quello che sentono, per dare modo al bambino di restare tranquillo.

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A cosa fare attenzione

Molto spesso accade che qualcosa di esterno, immagini del conflitto, di bambini che soffrono, racconti a scuola, discorsi tra coetanei, rimangano impressi nella mente del bambino senza che l’adulto se ne accorga. “In questo caso i piccoli tendono a non parlare, tengono per sé penseri e timori, oppure semplicemente non hanno un vocabolario sufficiente, e allora si può provare a sollecitarli chiedendogli cosa sentono”, spiega Oliverio Ferraris. Attenzione però a non indurre paure che non hanno e ricordarsi di fare ricorso a un filo conduttore positivo, come ad esempio i bambini che stanno arrivando in Italia sani e salvi. “Alcuni chiedono se la guerra arriverà in Italia. Non basta dire no, bisogna aggiungere che tutti stanno facendo qualcosa per  far finire il conflitto”.

Come combattere l’ansia

Dei giochi abbiamo già parlato, li impegnano, li fanno sfogare, scaricano la tensione. “E’ importante non alterare la routine giornaliera perché tranquillizza”. Continuare quindi a fare le cose di tutti i giorni.  “Suggerirei inoltre di evitare di farli stare davanti alla tv la sera, ma di raccontare favole e storie ovviamente non di guerra, qualcosa di divertente, buffo, che favorisca dei bei sogni o comunque un sonno tranquillo”.

Per i più grandi

Alcuni tra i più grandi, tra gli undici e i quindici anni, sembrano quasi affascinati dalla guerra, la vivono come un videogioco, una fiction, un film. “I ragazzi devono essere consapevoli, con loro bisogna parlare, magari guardare insieme una trasmissione e affrontare il discorso, dare spiegazioni ma senza spaventarli”.  Quindi devono entrare in contatto con questa realtà drammatica e non viverla come se fosse una finzione, la devono capire e affrontare condividendo pensieri, dubbi, timori. “Di nuovo sta agli adulti rimanere sereni – spiega la psicologa – in quanto la paura è contagiosa e finisce per ingigantirsi. Il parlare insieme deve sdrammatizzare per evitare di creare ulteriore stress”.

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