Oliverio Ferraris: “L’identità è sempre più fluida, ecco perché abbiamo bisogno di definirla”

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Ci sono momenti in cui non ci riconosciamo. Altri in cui chi vive accanto a noi ci sembra estraneo. Chi è quella persona con cui abbiamo condiviso anni e che all’improvviso percepiamo come un essere sconosciuto? Non capiamo le sue parole e i suoi comportamenti ci spiazzano.

Sono molti i dubbi e le incertezze che riguardano l’identità. Quella degli uomini, dei popoli. Siamo ‘Uno, nessuno, centomila’, come scriveva Luigi Pirandello, convinto che quella che definiamo ‘identità’ sia solo una maschera che, più o meno consapevolmente, ciascun individuo sceglie di indossare. Possiamo avere tanti ruoli e tanti volti. Siamo madri, padri, figli, fratelli, amici, lavoratori.

Appena cerchiamo di metterle a fuoco gli elementi della nostra identità o di quella di un’altra persona, tutto sembra sfuggirci. Una rincorsa che si fa più complicata oggi, perché la società è sempre più fluida e in continuo cambiamento.

Ma come mai l’identità è così importante? “Perché è un tratto costitutivo della nostra personalità che ci consente di definirci, di presentarci al mondo e di renderci riconoscibili. È l’interfaccia tra la sfera della soggettività e quella dell’oggettività, tra noi e la società. Ci delimita e ci consente di entrare in relazione con gli altri”, spiega Anna Oliverio Ferraris, psicologa, psicoterapeuta e autrice del libro La costruzione dell’identità.

Professoressa Oliverio Ferraris, in passato i ruoli erano più definiti nella società. Era più semplice trovare la propria identità?
“Nella società tradizionale i ruoli erano definiti alla nascita. Chi nasceva nobile tale sarebbe rimasto per tutta la vita. Chi nasceva contadino aveva scarse possibilità di dedicarsi a qualcosa di diverso dal lavoro dei campi. Uomini, donne, bambini e anziani avevano doveri, diritti e ruoli diversi. L’identità era un tratto stabile non soggetto a discussione. Con la modernità, l’identità individuale incominciò a svincolarsi da quella del clan, della famiglia, della casta. Si diffuse la convinzione che l’individuo potesse contribuire attivamente alla costruzione di sé. Questa nuova libertà dell’uomo contemporaneo comporta anche una nuova responsabilità verso se stessi e, in un mondo fluido come il nostro, anche la necessità, a volte, di rivedere e rimodellare aspetti della propria identità che rendono difficile adattarsi ai cambiamenti”.  

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Lei scrive che siamo diventati ‘camaleonti sociali’. Dobbiamo adattarci rapidamente ad ambienti e gruppi diversi?
“La complessità del nostro mondo, il fatto che ci troviamo a muoverci in contesti sociali diversi ci porta a calarci in vari ruoli. Ma se assumere ruoli diversi in determinate situazioni può essere indice di adattabilità e plasticità, può indicare la capacità di entrare in risonanza col contesto in cui ci si trova a vivere, bisogna però cercare, per non perdersi, di mantenere sempre una propria coerenza interna”.

Come si forma nell’infanzia la nostra prima identità? Come si collega al rapporto con i genitori?
“L’identità nell’infanzia emerge gradualmente in rapporto allo sviluppo fisico e mentale e alla relazione che il bambino ha con le sue figure di riferimento. L’identità familiare è molto importante per i bambini, che ancora non riescono a posizionarsi come individui autonomi nel più ampio contesto sociale. Qualificarsi come “figli di…”, “fratelli di…” rappresenta per loro una certezza”.

Il malessere degli adolescenti è spesso legato alla ricerca di un’identità che stentano ad individuare. Come aiutarli?
“L’adolescenza è l’età in cui il lavoro psicologico sull’identità è particolarmente evidente: si cerca di comprendere chi si è in relazione agli altri, come gli altri ci vedono e ci valutano, chi desideriamo essere e diventare. Quando c’è un buon rapporto, l’adulto può aiutare l’adolescente a chiarire a se stesso e le proprie aspirazioni, ma anche a modulare i propri comportamenti e le proprie attese su quelle degli altri, al fine di creare dei legami di solidarietà su cui poter contare, nella consapevolezza che l’isolamento è quasi sempre una condizione di fragilità sociale”.

Quando si parla di giovani si pensa anche all’identità di genere. Come mai oggi anche la sessualità e l’identità sessuale è più fluida nei ragazzi?
“Perché c’è una maggiore libertà sessuale rispetto al passato e si è compreso che la sessualità può essere vissuta in modalità diverse, senza per questo percepirsi come devianti e viziosi o essere giudicati tali. Anche l’identità sessuale, come altri aspetti dell’identità, si struttura nel corso dello sviluppo, raggiungendo un aspetto più chiaro e definitivo nell’adolescenza”.

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Cosa fornisce il gruppo all’identità?
“All’interno di un gruppo coeso circolano energie ed emozioni che hanno l’effetto di legare gli individui in un rapporto di reciproca lealtà. Un ragazzo può considerare il gruppo dei coetanei o la banda la sua vera famiglia e rispettarne riti, regole, parole d’ordine, abbigliamento in quanto in essa trova non solo un involucro protettivo, ma anche una collocazione sociale e una identità individuale”.

Nel conflitto in Ucraina vediamo quanto sia importante il concetto d’identità di un gruppo, di un popolo. 
“Le guerre portano a una polarizzazione dei conflitti cosicché le persone che ne sono coinvolte sono indotte a prendere una posizione, a volte in maniera coerente e ragionata, a volte sotto la spinta emotiva senza averne una chiara consapevolezza. Un collante molto forte tra i soldati impegnati nei combattimenti è lo spirito di corpo che si forma tra i compagni della propria sezione con cui si condividono gli spazi, il linguaggio, i rischi, le regole e le paure. Tra i commilitoni di uno stesso gruppo si crea una fusione che fornisce sostegno psicologico e fisico agli individui che lo compongono”.

L’eccesso di identità può schiacciare l’altro? Come nel caso dei dittatori…
“E’ il caso del narcisista, che vede il mondo come uno specchio di se stesso e non si interessa agli altri se non per il proprio vantaggio personale, per ottenere approvazione e ammirazione, per “vincere” sugli altri a tutti i costi. E’ lui al centro, gli altri devono soltanto ammirarlo e assecondarlo. Proprio perché la sua autostima dipende completamente dal consenso e dall’approvazione altrui, il narcisista ha una personalità fragile che può però diventare fastidiosa e pericolosa quando succede che si trovi in una posizione di potere”.

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