Oltre 18 pazienti Sud scelgono operazioni programmate al Nord

Oltre 18% pazienti Sud scelgono operazioni programmate al Nord

Libero Quotidiano News
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29 dicembre 2020

Roma, 29 dic. (Adnkronos Salute) – Si sono ridotti nel 2020, a causa della pandemia, gli interventi per l’impianto di protesi ortopediche che erano in crescita costante da circa 20 anni. Dal 2001 al 2019 il numero totale di impianti di protesi ortopediche in Italia è più che raddoppiato, con i 220.447 interventi del 2019 che rappresentano un intervento ogni 2,4 minuti. Quest’anno, con oltre 12 settimane di sospensione della chirurgia programmata, si stima ci sia stato il rinvio dell’intervento per più di 50mila pazienti. Questi i dati del Registro italiano (Riap), il sistema creato presso l’Istituto superiore di sanità, che raccoglie e analizza i dati degli interventi e dei dispositivi impiantati.
Negli ultimi 2 decenni, indicano i dati, si è osservata la crescita costante degli interventi di artroprotesi in Italia, mediamente del 4,2% all’anno. Questo trend è legato da una parte all’aumento della longevità e quindi del numero delle persone candidate all’intervento, dall’altra alle maggiori aspettative dei pazienti in termini di qualità di vita e della possibilità di svolgere nuovamente attività sportive. Il 2020 rappresenterà la prima eccezione con un calo anomalo a causa della pandemia e del lockdown che ha comportato il blocco della chirurgia elettiva e quindi il posticipo delle procedure programmate in quel periodo.
Il Riap sta conducendo lo studio ‘Impatto dell’emergenza Covid-19 sulla chirurgia protesica ortopedica in Italia’ a cui attualmente aderiscono 7 Regioni (Piemonte, Lombardia, Provincia autonoma Bolzano, Provincia autonoma Trento, Toscana, Puglia, Sicilia). Le prime analisi hanno mostrato che a marzo 2020 il numero degli interventi in elezione, ossia programmati ma non urgenti, è diminuito del 56,9% rispetto a marzo 2019 per poi calare drasticamente in aprile (-83% rispetto ad aprile 2019). In maggio e giugno si è osservata una ripresa, senza però registrare valori in linea con gli stessi mesi degli anni precedenti.
Secondo i dati del Report Riap 2019, il numero degli interventi è distribuito in modo non uniforme tra le regioni. Oltre il 20% degli interventi si concentra in Lombardia (era così anche nel 2001), seguita da Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Piemonte e Lazio. In queste 6 regioni si effettua oltre il 67% degli impianti. Nel Sud le regioni più attive sono Campania, Puglia e Sicilia, che in totale coprono oltre il 15% del volume nazionale. Importante è il fenomeno della ‘migrazione’ interregionale dei pazienti ortopedici, monitorata dal Riap attraverso il calcolo degli indici di fuga e di attrazione, che mostra come il Nord attiri in modo importante i pazienti dalle regioni meridionali. In caso di interventi in elezione, il 18,3% di pazienti che risiedono al Sud sceglie di essere operato in strutture ubicate nelle regioni del Nord.
Per gli interventi di anca, ginocchio e spalla, il numero delle donne operate prevale nettamente sul numero degli uomini. Secondo i dati raccolti dal Riap, nel 2018 circa il 60% dei pazienti operati di protesi dell’anca e oltre il 67% di quelli operati di protesi di ginocchio erano donne; nel 2012 queste proporzioni erano rispettivamente 63% e 71%, denotando un lieve aumento nel tempo della quota di uomini operati. Per la spalla la disparità è particolarmente evidente: 72% donne vs 28% uomini.
L’età media dei pazienti oscilla poco negli anni, mantenendosi sempre più alta nelle donne rispetto agli uomini nel caso delle protesi di anca, ginocchio e spalla. Nel 2018 l’età media dei pazienti operati è stata per la protesi d’anca 74 anni per le donne e 68 anni per gli uomini, per la protesi di ginocchio 71 anni per le donne e 69 anni per gli uomini, e per le protesi di spalla 72 e 66 anni rispettivamente.
“Il nostro obiettivo – afferma Marina Torre, ingegnere e responsabile scientifica del Riap – è fornire informazioni utili a clinici, decisori, fabbricanti dei dispositivi e pazienti. Recenti provvedimenti hanno determinato la partecipazione obbligatoria delle Regioni e degli operatori sanitari, una condizione che diverrà efficace quando sarà pubblicato il regolamento attuativo del Dpcm 3/3/2017”, che ha istituito, tra gli altri, il Registro nazionale delle protesi impiantabili. La sua pubblicazione, “auspicabilmente nel 2021”, segnerà la svolta decisiva per la piena operatività del Riap.
“Per il momento – continua Torre – aderiscono al Riap 10 Regioni, che trasmettono oltre 70mila interventi all’anno, pari a circa un terzo di tutti gli interventi effettuati a livello nazionale. Un campione che permette di descrivere vari aspetti della chirurgia protesica ortopedica italiana, ma purtroppo non permette ancora al nostro Registro di esprimere tutte le sue potenzialità al pari dei registri omologhi di altri Paesi. Come evidenziato anche in altri ambiti della sanità pubblica, se ne potrà apprezzare l’efficacia solo quando ci sarà la piena partecipazione”.



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