Omicidio Khashoggi, archiviate negli Usa le accuse contro Mohammed bin Salman

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WASHINGTON – Archiviate dalla magistratura Usa le accuse mosse al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman in relazione all’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi. La denuncia era stata presentata da Hatice Cengiz, la fidanzata di Khashoggi, e da Dawn, il gruppo di attivisti fondato dal columnist del Washington Post ucciso nel 2018 all’interno del consolato saudita a Istanbul. Il giudice distrettuale John D. Bates si è attenuto alla scelta fatta dall’amministrazione Biden in base alla quale bin Salman, da settembre primo ministro, gode dell’immunità nei tribunali statunitensi in quanto capo di Stato straniero. Ma ha definito “credibili” le  “accuse di un suo coinvolgimento nel delitto”.

Il magistrato, che ha alle spalle una lunga storia di casi che riguardano la sicurezza nazionale americana, ha ammesso di essere “a disagio” ad annunciare l’archiviazione ma ha detto di avere le mani legate dalla decisione del dipartimento di Stato Usa che, a metà novembre, ha concesso l’immunità al principe ereditario saudita a seguito della sua elezione a premier. Una scelta che ha sollevato un polverone contro il presidente Biden e tutta la sua amministrazione accusati da membri del Congresso e da gruppi per la difesa dei diritti umani di aver ceduto a “petrolio e denaro”.

La notte del saudita Mbs nel castello dei Khashoggi. In Francia è polemica

Da più parti è stato fatto notare tra l’altro che il re saudita Salman, facendo un’eccezione alla legge vigente, ha nominato il figlio premier il 27 settembre, ossia tre giorni prima dell’iniziale scadenza per il parere delle autorità di Washington, e che il potere resta comunque nelle sue mani, tanto che negli incontri in cui è presente continua ad agire come capo del governo. La nomina sarebbe stata quindi una manovra volta proprio a ottenere l’immunità per il principe della corona.

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