Omicidio Piersanti Mattarella, due verbali riaprono la pista nera

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La parola fine alla pista nera dietro l’omicidio di Piersanti Mattarella l’ha messa la procura di Palermo venti giorni fa: le prove per dimostrare che un commando dei Nar fosse dietro l’agguato che tolse la vita il 6 gennaio del 1980 al presidente della regione Sicilia sono insufficienti. E i proiettili sono troppo usurati, oggi, per fare una comparazione con le munizioni usate all’epoca da gruppi della destra eversiva.

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Quello che stasera però verrà trasmesso dalla trasmissione di inchiesta Report, guidata da Sigfrido Ranucci e in onda su Rai 3 alle 21, rimette in discussione tutto, con un servizio che racconterà di carte inedite e di testimonianze importanti che spalancano di nuovo le porte alla versione appena accantonata: a uccidere Piersanti Mattarella, fratello del Presidente della Repubblica dimissionario, fu proprio un commando nero.

Ovvero due dei nomi su cui già indagò Giovanni Falcone nel 1989: Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini. L’inviato di Report, Paolo Mondani, ha infatti ritrovato il verbale in cui il neofascista siciliano Stefano Alberto Volo dichiarò a Falcone di aver saputo dall’amico Francesco Mangiameli (l’insegnate di filosofia militante dei Nar ucciso dai suoi stessi camerati perché accusato di aver fatto sparire i soldi dei nuclei armati) che lomicidio di Piersanti Mattarella fu realizzato da Fioravanti e da Cavallini.

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Questa decisione, secondo quanto riportato nel verbale, nacque da una volontà politica e massonica, che lui ascriveva direttamente alla volontà di Licio Gelli, di arginare definitivamente lapertura a sinistra della democrazia cristiana. Volo racconterà anche, ai pm Di Matteo e Tartaglia, di aver incontrato Paolo Borsellino dopo la strage di Capaci, e che il magistrato gli confidò di essere certo che ad armare quell’attentato contro il collega Falcone non fu la mafia. “Non è opera di Cosa Nostra”, gli disse.

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