Omofobia, riparte l’esame in Senato. Mirabelli: “Legge Zan ostaggio della Lega”. E scoppia il caso audizioni

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“Siamo alle solite: Ostellari sta tenendo in ostaggio la commissione Giustizia e ciascun passaggio del ddl Zan per perdere tempo”. Franco Mirabelli, vice capogruppo dem in Senato, annuncia battaglia. Oggi è il giorno del disegno di legge contro l’omofobia, che porta il nome del deputato dem e attivista lgbt Alessandro Zan. Torna alle 14 e 30 all’esame della commissione di Palazzo Madama (abbinato alla legge Ronzulli-Salvini). 

Il caso audizioni

All’orizzonte c’è l’ennesimo scontro. Il Pd chiederà di votare il calendario dei lavori. E prima ancora punterà – spiega Mirabelli – a ottenere la massima trasparenza, a partire dalle audizioni. Sulle audizioni – ovvero quali esperti e associazioni ascoltare prima di entrare nel merito della legge – è già scoppiato il “caso”. La Lega ne aveva chieste un centinaio, tra cui di sentire Platinette, il governatore della Calabria Spirlì e un esponente dei vescovi. Lo stesso presidente della commissione, il leghista Andrea Ostellari ha promesso di sfoltirle: in totale erano oltre 200. “Noi abbiamo posto la questione di accelerare le audizioni. Ma fino all’ultimo neppure sappiamo chi è previsto. Mai visto che un presidente non garantisca a tutta la commissione di conoscere quali sono le audizioni”, denuncia Mirabelli. Monica Cirinnà, ex responsabile diritti del Pd, è ancora più netta: “È un insulto solo immaginare alcune delle audizioni che a quanto pare sono state chieste dalla destra. La verità è che ai leghisti, ai forzisti e a Fratelli d’Italia non importa nulla delle persone che soffrono e delle discriminazioni. Hanno come obiettivo vero quello di affossare la legge Zan che, ricordo, è stata approvata alla Camera dopo un’ampia discussione il 4 novembre scorso ed è attesa da 25 anni”. 

Mirabelli aggiunge: “Non c’è alcuna volontà di confronto da parte della destra. L’unico scopo della Lega e di Ostellari è di impedire che la legge Zan sia discussa e portata in aula”. Il tentativo perciò di Davide Faraone, il capogruppo dei renziani, che ha invitato a evitare “il muro contro muro” e a trovare una mediazione, è dato per fallito in partenza.

Intanto c’è la denuncia della Rai a Fedez. La Rai querela il cantante per diffamazione e per avere diffuso l’audio della telefonata con i vertici del servizio pubblico sul Concertone del Primo Maggio e il ddl Zan. Fedez ribadisce: “Lo rifarei mille volte”. E Elio Vito, capofila dei forzisti a favore della legge, rincara: “Io dico solo ddl Zan subito”.  

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Iv lavora al compromesso

A lavorare a un compromesso è Faraone, che ieri ha incontrato Aurelio Mancuso e Giovanna Martelli, tra i promotori dell’appello sottoscritto da 450 personalità, reti femministe e associazioni della sinistra, per modificare il ddl Zan, in particolare là dove di parla di “identità di genere”. Cristina Gramolini per Arci  Lesbica, Marina Terragni per RadFem, Fabrizia Giuliani per Senonoraquando-libere, Vittoria Tola per Udi nazionale sono tra le firmatarie della richiesta di cambiamenti perché – sostengono – “suscita forte preoccupazione l’utilizzo del termine “identità di genere”, discutibile sul piano scientifico e utilizzato in diverse parti del mondo per mettere in discussione i diritti acquisiti delle donne attraverso l’auto certificazione dell’identità sessuale”.

Una preoccupazione che fa il gioco della destra, secondo i 5Stelle. Alessandra Maiorino, la pentastellata che sa seguendo passo passo il ddl Zan, avverte: “Ci auguriamo che Ostellari abbia davvero tagliato l’esorbitante richiesta di audizioni avanzata dalla Lega. E ci aspettiamo che fornisca un calendario certo dei lavori. Il confronto è altro dal tentativo di insabbiamento di una legge: al primo siamo disponibili, il secondo lo avverseremo in ogni modo”.  

omofobia

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Chiosa Mirabelli: “Dobbiamo dare atto al senatore leghista Simone Pillon, che ce lo ripete ogni minuto, che non si vuole approvare il ddl Zan”. Pillon infatti ha dichiarato: “Siamo ancora in tempo per fermare l’ideologia “gender”. L’Italia, a differenza di Paesi in cui leggi simili al ddl Zan sono entrate in vigore, può tornare al buon senso ed alla naturalità delle cose”. 

Sempre Pillon: “Il Pd ha chiesto tempi rapidissimi. Noi chiediamo sia dato ascolto ai membri della società civile. Abbiamo già rinunciato a 25 nomi di associazioni che avrebbero voluto essere sentite, ora lasciamo spazio al confronto con le rimanenti audizioni”. 

I vescovi: evitare forzature

Intanto i vescovi italiani chiedono di evitare “forzature” con il disegno di legge Zan contro l’omofobia. “Ribadiamo come ci sia ancora tempo per un dialogo aperto per arrivare a una soluzione priva di ambiguità e di forzature legislative”, ha detto il Presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il cardinale. Gualtiero Bassetti, aprendo i lavori di questa mattina all’Assemblea generale in corso a Roma.

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