Omosessualità: uno studente su 3 pensa sia sbagliata, il 10% che sia malattia o peccato

La Republica News

Uno su tre considera l’omosessualità qualcosa di sbagliato, il 10% pensa che sia una malattia o un peccato, tre su dieci non vogliono neppure sedersi accanto a un coetaneo gay o lesbica. Non sono anziani bigotti, ma giovani, adolescenti, ragazzini dai 13 ai 19 anni a pensarla così. E le loro idee sull’amore, sulla sessualità, nascoste dal questionari anonimi, raccontano una realtà triste e sorprendente, lontana dalle serie tv come Sex education, anni luce dalle manifestazioni di piazza dei gay pride.Dipingono un paese dove c’è ancora molto, troppo da fare per la parità di genere, per la lotta all’omofobia di cui ricorre la giornata domenica 17 maggio. “Una giornata di cui c’è proprio bisogno in un paese che non ha ancora una legge contro l’omofobia” dice Fabrizio Marrazzo responsabile Gay Help line (800713713), chiamata ogni giorno da 50 persone e  che ha registrato denunce di violenze e abusi in una telefonata  su 4, e un incremento del 9% delle richieste di aiuto rispetto all’anno precedente. “ll dato durante l emergenza Covid è cresciuto del 40 % per gli adolescenti. Di questi meno di 1 su 60 pensa di denunciare”. Troppo la paura, il timore di non essere capiti, creduti. Anche dai coetanei.Lo studioA fotografare i teenager italiani è la ricerca fatta da Gay Help line in 80 scuole, licei e istituti tecnici italiani prima del Covid,  24 nel Lazio i cui dati, analizzati, sono in linea con quelli nazionali. Il tutto tramite questionari anonimi con domande a risposta multipla.Tra condanna e pauraCosa emerge? Il dieci per cento pensa che l’omosessualità sia una perversione, un peccato, una cosa immorale  una malattia mentale, senza sapere che già 30 anni orsono l’Organizzazione mondiale della sanità l’aveva tolta dal novero malattie, da qualcosa quindi che è un male, che bisogna curare. In pratica il 40 per cento condanna nettamente o pensa l’omosessualità sia una scelta, qualcosa che decidi, che puoi cambiare e che quindi “il retropensiero è che se ti sfottono, ti picchiano puoi smettere di scegliere di essere  gay. Un assurdità”, sottolinea Marrazzo che racconta come il 40 per cento di ragazzi e ragazze è convinto che gay e lesbiche abbiano caratteristiche particolari che li distinguono dagli eterosessuali. E qui si cade nei luoghi comuni più triti e ritriti: maschi effemminati e tanto sensibili, femmine che amano i calcio e i capelli corti.Insulti e violenze in classeIl peggio però arriva quando gli studenti raccontano la vita a scuola per chi ama qualcuno dello stesso sesso: il 30 per cento riconosce che subiscono  provocazioni e atti di bullismo, che vengono isolati ed emarginati, Anche da chi ha compilato i test: il 27 % per cento chi ha risposto ai questionari non vorrebbe un compagno o compagna di classe gay accanto nel banco o durante la ricreazione. Il 34 ammette di non volere in stanza durante le gite scolastiche studenti che amano il loro stesso sesso. Sul fronte dell’amicizia, se il 40 per cento dei maschi dice di non aver problemi ad avere con un amico omosessuale,  le donne sono sul 60%.Aumentano ricatti e minacceAnalizzando, invece, gli altri dati di Gay Help line dell’ultimo anno, su un campione di oltre 20 mila contatti emerge: un incremento del 17% dei ricatti e minacce che raggiunge il 28% del totale. “Un dato allarmante, che mostra quanto ancora per le persone LGBT dichiararsi comporti forti rischi, come la perdita del lavoro, l’allontanamento dalla famiglia di origine, l’emarginazione e per questi motivi restano vittime di ricatti e minacce”, sottolinea Marrazzo.E ancora: un incremento del 3% del mobbing sul lavoro. Questo dato raggiunge il 15%, dovuto “alle inesistenti tutele per le vittime LGBT. Per questo  chiediamo al Governo, dopo 30 anni, una legge seria contro l’omofobia, che renda l’omofobia un reato e dia sostegni concreti alle vittime come case rifugio e centri anti-violenza per rendere possibili le denunce. Tutte le proposte di legge presentate, a nostro avviso, non sono sufficienti. Quindi, l’annuncio che la legge va in aula a luglio ci preoccupa molto, rischia di essere solo uno specchietto per le allodole”, conclude Marrazzo.  

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