Oms: rosolia eliminata in Italia, “ma l’attenzione deve rimanere alta”

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La rosolia non è più endemica in Italia. Ad annunciarlo, alcuni giorni fa, la Commissione di verifica regionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’Istituto superiore di sanità (Iss): vuol dire che la malattia è stata eliminata nel nostro Paese.

Il merito principale è delle campagne di vaccinazioni, la cui copertura ha raggiunto, nel corso degli anni, un valore tale da impedire di fatto la circolazione del virus responsabile della malattia, dal momento che quasi tutti ne sono ormai immuni. “È un traguardo molto importante per il nostro Paese”, ha fatto sapere in una nota l’Iss, “che mostra ancora una volta il valore dei vaccini nel proteggere le persone da malattie pericolose. La rosolia è infatti la terza malattia prevenibile con la vaccinazione a essere eliminata nel nostro Paese, dopo il vaiolo (eradicato a livello mondiale nel 1980) e la poliomielite (eliminata dalla Regione Oms Europa nel 2002)”.

Attenzione, però: c’è una differenza sostanziale tra “eliminata” ed “eradicata”, come vedremo tra un attimo, ed è proprio in virtù di questa differenza che gli esperti sottolineano l’importanza di tenere ancora alta l’attenzione e, soprattutto, non smettere di vaccinare. 

Rosolia

Cos’è la rosolia e perché è pericolosa

La rosolia è una malattia infettiva che si trasmette per via respiratoria. È contagiosa, ma meno del morbillo, ed è quasi sempre asintomatica. Il pericolo più grande lo corrono le donne in gravidanza: il contagio, in questi casi, provoca molto frequentemente un aborto o malformazioni gravi al feto. Fino a qualche decennio fa si sono registrate, ciclicamente, diverse epidemie di rosolia: negli anni Sessanta, per esempio, negli Stati Uniti si sono avuti circa 12 milioni di casi che hanno portato alla nascita di 20mila bambini con rosolia congenita; negli anni Novanta in Italia si registravano circa 20-30mila casi di rosolia e decine di casi di nati con rosolia congenita ogni anno. Poi, dagli anni Duemila, i casi sono diminuiti drasticamente grazie alla disponibilità di un vaccino molto efficace e al raggiungimento di un’alta copertura vaccinale.

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Chi decide, e come

A spiegare cosa succederà ora, e qual è la differenza tra eliminazione ed eradicazione – e sottolineare perché è necessario ancora tenere alta la guardia – è Paolo Villari, presidente della Commissione nazionale di verifica per l’eliminazione di morbillo e rosolia in Italia e professore ordinario di Igiene alla Sapienza Università di Roma. “Da diverso tempo è in piedi un programma mondiale dell’Oms che ha come obiettivo l’eliminazione di morbillo e rosolia (le malattie sono considerate insieme perché il vaccino attualmente somministrato immunizza da entrambe, ndr.). Ogni Paese membro dell’Oms ha delle strutture interne di sorveglianza e monitoraggio: in Italia, per esempio, questo sistema fa capo all’Iss e al Ministero della Salute, e raccoglie dalle regioni i dati su contagi e vaccinazioni dalle regioni. Poi, una commissione nazionale di verifica, indipendente dall’Iss, valuta lo stato della diffusione della malattia sulla base di queste informazioni”. La svolta è avvenuta lo scorso anno, quando la commissione nazionale ha trasmesso all’Oms i dati dell’anno precedente (il 2021) e ha proposto che la trasmissione endemica della rosolia potesse considerarsi interrotta; quest’anno è infine arrivato il parere positivo dell’Oms. “Questa decisione”, sottolinea Villari, “non vuol dire che in Italia non ci saranno più casi di rosolia. Il fatto che la rosolia sia stata ‘eliminata’ vuol dire che non c’è più una possibilità di trasmissione endemica nel nostro Paese; tuttavia, dal momento che in altri Paesi ancora non si è raggiunto questo stato, è possibile che ci siano dei contagi provenienti dall’estero. La buona notizia è che la malattia è sotto controllo, che i casi rimarranno isolati e che la possibilità di trasmissione è molto bassa”.

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Eliminazione non è eradicazione: tenere alta la guardia

Diverso è invece il caso dell’eradicazione: “Quando una malattia è dichiarata eradicata vuol dire che il patogeno che la provoca è completamente scomparso. E in quel caso la vaccinazione diventa effettivamente inutile: finora è successo solo con il vaiolo, ed è per questo che non ci si vaccina più contro il vaiolo”, continua ancora l’esperto. “Anche con la poliomielite siamo sulla buona strada; per la rosolia, invece, al momento è ancora opportuno vaccinarsi e tenere alta l’attenzione, finché – se e quando succederà – la malattia non sarà dichiarata completamente eradicata. Altrimenti rischiamo di vanificare tutto l’ottimo lavoro fatto finora”.

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