Opelka-Isner e quel tie-break da record a Dallas: 24-22

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Quarantasei punti per staccare il pass per la finale dell’ATP 250 di Dallas, ma soprattutto per entrare nella storia del tennis. Tanto è durato infatti il tie-break del secondo set della semifinale tra gli statunitensi Reilly Opelka e John Isner, una sfida tra giganti (211 centimetri d’altezza il primo e 208 il secondo) che resterà impressa negli annali: si è infatti concluso 24-22, il più lungo nella storia dell’ATP Tour da quando il circuito ha assunto la forma moderna nel 1990. Finora, infatti, si era arrivati al massimo a 38 punti ed era accaduto in otto occasioni, la più recente ad Auckland 2020 quando l’argentino Leonardo Mayer vinse un tie-break 20-18 contro Marco Cecchinato. Anche Andy Murray (Dubai 2017), Jo-Wilfried Tsonga (Australian Open 2017), Jose Acasuso (Toronto 2006), Roger Federer (Tennis Masters Cup 2004), Goran Ivanisevic (US Open 1993 e Queen’s Club 1997) e Bjorn Borg (Wimbledon 1973) hanno conquistato un tie-break con questo stesso punteggio.

Sonego fuori in semifinale a Buenos Aires. Opelka, tie-break record

Da record anche i 39 ace di Opelka in due set

Tra due grandi servitori come Opelka e Isner gli ultimi 12 set dei confronti diretti si sono conclusi al tie-break, però quello andato in scena sabato notte ha scritto una pagina da record. Anche perché il 24enne nato a St Joseph, numero 23 del ranking mondiale, ha messo a segno 39 ace, un altro primato per un match durato due set dal 1991, quando l’ATP registra questo tipo di dati. Sono solo sei in meno dei 45 che rappresentano il record ATP per un incontro al meglio dei tre set (sempre dal ’91). Il più navigato connazionale (Isner compirà 37 anni il 26 aprile), già protagonista della partita di tennis più lunga di tutti i tempi, una maratona di undici ore, distribuita su tre giorni, nel 2010 a Wimbledon contro il francese Nicolas Mahut (finita 70-68 al quinto set), può recriminare per i dieci set-point avuti nel tie-break da record, in particolare uno sul suo servizio, che non è riuscito a sfruttare nonostante abbia vinto più dell’85% di punti quando ha messo in campo la prima nel corso della sfida, in cui non si sono viste palle break.

“A un certo punto ho perso il conto…”

“A un certo punto, ho perso il conto”, ha ammesso con un sorriso Opelka, che all’ottavo match point ha chiuso la contesa. “Eravamo 21 pari e non l’avevo mai visto, ma se doveva succedere un giorno, era per forza in questa partita”. Nella sua quarta finale ATP, il Top 50 più alto di sempre affronterà un altro derby a stelle a strisce con Jenson Brooksby. Il ventunenne ha salvato quattro match point prima di imporsi in semifinale sull’altro americano Marcos Giron (era dal torneo di San José del 2004, vinto da Andy Roddick, che quattro giocatori statunitensi non monopolizzavano le semifinali di un torneo ATP): 6-4 6-7(4) 7-6(5) lo score in favore di Brooksby, che grazie alla sua seconda finale ATP entrerà per la prima volta tra i Top 50 della classifica lui che un anno fa era fuori dai primi 300. “Brooksby è uno dei giocatori che mi piace più guardare, e forse quello che mi piace meno affrontare”, ha ammesso Opelka, memore della sconfitta per 6-4 6-4 nell’unico precedente confronto diretto, ad Anversa lo scorso ottobre, sempre sul duro indoor.

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