Open Arms, Salvini in aula per il processo. Le parti civili: “Salvare in mare è un dovere, vogliamo giustizia”

Pubblicità
Pubblicità

“Il significato di essere oggi qui è per ottenere un segnale di giustizia”, dice Oscar Camps, il fondatore e direttore della ong spagnola Open Arms, al suo arrivo al bunker di Pagliarelli. Poco dopo, un corteo di auto si fa strada nella cittadella del carcere, per l’occasione blindata: è Matteo Salvini, che si infila velocemente dentro l’aula. Oscar Camps prosegue: “Salvare persone non è un delitto, ma è un obbligo non solo dei capitani, ma per gli Stati tutti. Agevolare l’individuazione di un porto sicuro, indipendentemente dalla situazione amministrativa di un Stato e dagli accordi di uno Stato, non ha nulla a che vedere con la situazione politica. E’ un atto umanitario”. 

I giorni dell’Open Arms, oggi inizia il processo a Salvini. L’accusa: “Sequestrò 147 migranti”

Fuori dall’aula, inizia una manifestazione di protesta dei giovani di Our Voice. Più o meno nello stesso momento, l’ufficio stampa di Salvini diffonde una nota: “Il gup di Catania ha già smontato le accuse all’ex ministro dell’Interno Salvini. Lo si legge chiaramente alle pagine 77, 78 e 79 della sentenza di non luogo a procedere pronunciata dal gup Nunzio Sarpietro per il caso Gregoretti”. Intanto, il processo è già entrato nel vivo. A rappresentare l’accusa è arrivato il procuratore capo Francesco Lo Voi, con l’aggiunta Marzia Sabella e i sostituti Geri Ferrara e Giorgia Righi.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source