Opera in streaming si puo fare ecco le proposte di teatri e istituzioni

Opera in streaming, si può fare: ecco le proposte di teatri e istituzioni

La Republica News
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A porte chiuse per il pubblico, aperti comunque e dovunque, i teatri d’opera e le sale da concerto in Italia. Un po’ per sentirsi artisti in ogni caso, “un po’ per non morire” come canta Cio-Cio-San in Madama Butterfly. E anche se con scortesia e poco spirito di corpo un musicista-sindacalista della Scala ha detto che le trasmissioni scaligere – a partire dal concertone strapaesano su Rai1 il 7 dicembre al posto di Lucia di Lammermoor di Donizetti – “avranno ascolti superiori a tutti gli streaming d’Italia messi insieme”, chi come la Scala non s’è presentato alla chiamata via web del più ecumenico cartellone di opera e concerti mai proposto dalle istituzioni musicali italiane, ha avuto torto.Recuperando il gap tecnologico che li distanziava dai colleghi internazionali che da anni lavorano sul web – e dove Bayerische Staatsoper di Monaco (www.staatsoper.de/en/staatsopertv) e Concert Hall dei Berliner Philharmoniker (www.digitalconcerthall.com) primeggiano – le nostre fondazioni lirico sinfoniche e i teatri di tradizione si sono attivati con prontezza. Incrementando l’offerta in streaming, tenendo auditorium e teatri virtualmente più “aperti” che in stagione. Smaltita l’euforia per le prime serate post-estive in cui pareva che – fatte salve le distanze di sicurezza sociali, in palcoscenico e tra le poltroncine, e sopportata la decimazione dei posti vendibili – ogni cosa sarebbe lentamente andata verso la normalità, incassati la scarsa solidarietà del ministro e dei finanziamenti statali (dal FUS, Fondo Unico per lo spettacolo, i teatri d’opera hanno avuto meno contributi che nel 2019), ma volendo comunque non tenere inoperosi i propri artisti e onorare, almeno in parte, i contratti già sottoscritti, il variegato mondo dello spettacolo dal vivo ha preso esempio dal calcio e s’è dato alle proposte dal vivo senza pubblico. Aperte al mondo dalla diretta streaming. Con modalità a tempo o definitive – come il rilancio su YouTube (vedi la toccante Die Schöpfung diretta da Zubin Mehta a Firenze), spesso su canali istituzionali, o sulle Tv di proprietà al Massimo di Palermo o la neonata del Festival Donizetti di Bergamo – gli streaming hanno disegnato una sorta di mondovisione ininterrotta della musica dal vivo che in Italia resiste (e rilancia).

La differenza, e il vantaggio, rispetto a altre nazioni è la capillarità di provenienza delle proposte. L’agilità strutturale e il bisogno di farsi “sentire” subito soprattutto nel territorio in cui operano, hanno reso subito operative le piccole società di concerti, le orchestre regionali e i teatri di tradizione. Esemplare la solerzia e la risolutezza adattativa dei Pomeriggi Musicali di Milano che dopo aver fatto il primo concerto dal vivo alla mezzanotte del 15 giugno e presentato una stagione “regolare”, la stanno proseguendo come se il pubblico ci fosse attraverso la diretta dei concerti: con i programmi e negli orari previsti su www.dalverme.org/streaming; ma l’Orchestra della Toscana e la “Toscanini” di Parma non sono da meno. Oggi alleate, con altre orchestre, anche in un’emblematica battaglia legale contro Facebook, anzi i suoi stolidi algoritmi che hanno inibito le ultime dirette ravvisando all'”ascolto” l’identità tra le musiche eseguite dal vivo e alcune registrazioni discografiche, bloccando la trasmissione appena iniziata ritenuta una violazione di diritti discografici. Per fortuna le alternative offerte dal web sono molte ma la sinistra circostanza sta allarmando molti utenti-istituzioni musicali che alle bacheche dei social hanno affidato una parte consistente del dialogo quotidiano col proprio pubblico.Rispettando il calendario di recite e di presenze interregionali in calendario – quindi anche garantendo la retribuzione agli artisti (cosa che Milano Musica ha fatto anche se i concerti non si sono potuti svolgere) – è in pieno svolgimento il cartellone web di Opera Lombardia (www.operalombardialive.it). Dopo Como, Brescia e Pavia il Werther minimalista che ha aperto la stagione 2020 (spettacolo essenziale ma trafiggente di Stefano Vizioli, distribuzione vocale di giovani e validi vincitori dell’ultimo Concorso Aslico, versione orchestrale ridotta a misura di distanze protocollari in buca ma ben ravvivata dalla direzione di Francesco Pasqualetti) sarà a Modena (27-29 novembre) e poi Reggio Emilia, Cremona, Pisa e tra una settimana da Como decolla la Zaide di Mozart/Calvino, nella (co)produzione nata qualche settimana fa al Teatro dell’Opera di Roma. Sviluppata in chiave nazionale e battezzata “Aperti, nonostante tutto” l’idea di calendario condiviso è coniugata in grande dall’Anfols, l’associazione che riunisce le 12 Fondazioni lirico sinfoniche; con numeri importanti di ascolti e contatti.Per limitarci alle offerte nuove, c’è molta attesa nonostante la defezione di Placido Domingo per il raro filotto bergamasco (Marino Faliero dal 20, Belisario dal 21 e Le nozze in villa dal 22; dirette gratis per tutti, per gli abbonati disponibili per tutto il periodo del festival, sino al 6 dicembre) ma già in questi giorni ci sono guide all’ascolto e da domenica la visita guidata a distanza del restaurato Teatro Donizetti di Bergamo. L’impegno di tutti è ben riassunto dal “Non vi lasceremo senza musica” che si legge sullo striscione esposto sulla facciata del Massimo di Palermo. Così tra spettacoli che “replicano” sul web  – come il Dido and Aenaes di Modena, o il Beethoven di Juraj Val?uha – e altri che come il Rof “autunnale” iniziano (www.myfidelio.at) l’appassionato trova uno spettacolo/concerto su qualsiasi homepage: ogni ora è buona per una poltrona di platea. Anche se istituzioni e spettatori sanno benissimo che la cornucopia virtuale non potrà mai sostituire o reggere il confronto con lo spettacolo dal vivo.Il buon esempio del variegato maxi-palinsesto che ha stuzzicato la curiosità dei navigatori musicali ha avuto anche il merito trasversale, di far conoscere meglio il portale “misto”, cioè radio+streaming+repliche su Rai5, di Rai Cultura che sta diventando uno riferimento prezioso e familiare, non solo per la musica certamente, oltre che la migliore risposta alle scriteriate proposte di un “Netflix della cultura” fatte da chi il web “dedicato” non lo conosce.


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