Orari flessibili e stop immediati ecco le misure per arginare la crisi

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La colonnina di mercurio a livelli record sta cambiando le abitudini e l’organizzazione delle attività nei luoghi di lavoro, dalle fabbriche ai cantieri edili, fino agli uffici pubblici. Un’emergenza, figlia del cambiamento climatico, con cui bisognerà fare i conti da qui in avanti perché gli eventi estremi non sono più un’eccezione. E si escogitano misure per non bloccare l’attività: turni di notte per chi rifà gli asfalti, pause più lunghe sulle linee di montaggio, creme solari per gli addetti degli aeroporti e stop alle attività nei campi

L’agricoltura: l’attività si ferma a 35 gradi anche percepiti

Nei campi le situazioni più difficili, soprattutto al Sud. Tanto che in Puglia e in Calabria è scattato il divieto di lavorare. La Sicilia, invece, ha detto no, nonostante i sindacati abbiano chiesto anche ad altre Regioni del Mezzogiorno di intervenire per obbligare a sospendere l’attività durante le ore più calde, quando la colonnina supera i 35 gradi. E come ammortizzatore c’è la cassa integrazione, quella che scatta quando la colonnina di mercurio arriva a 35 gradi. Uso che è previsto, a ore, per l’agricoltura, senza che venga conteggiata nel limite massimo. Misura che va in soccorso dell’impresa e del lavoratore quando scatta il fermo alle attività per caldo eccessivo. Ci sono Regioni dove la misura viene già applicata, come Calabra e Puglia: con formale provvedimento hanno vietato di lavorare nelle ore più calde. La Sicilia ha invece evitato di adottare il fermo. Cosa che sta stressando il mondo dell’agricoltura e chi lavora nelle serre, dove la temperatura raggiunge i 50 gradi. Una situazione invivibile, denunciano i rappresentanti dei lavoratori agricoli siciliani.

L’industria: pause lunghe e acqua gratis contro il caldo

L’emergenza caldo cambia l’organizzazione del lavoro in fabbrica. Gli esempi di accordi non mancano. Come l’intesa raggiunta in due stabilimenti della Marelli, uno a Sulmona, in Abruzzo, dove fanno sospensioni, e l’altro a Venaria Reale, nel Torinese, dove si costruiscono sistemi di scarico per le auto. In entrambi i casi pausa in più. A Melano, vicino a Fabriano, dove nello stabilimento Whirlpool si fabbricano i piani per le cucine, per il caldo è stata rispolverata una misura anti-Covid: pausa aggiuntiva di 7 minuti sopra i 31 gradi. Nello stabilimento Whirlpool di Cassina pause retribuite aggiuntive di 10 minuti. Alla Faiveley Transport di Piossasco, in provincia di Torino, dove si realizzano componenti per convogli ferroviari, è stato concesso il raddoppio della pausa fisiologica. Nei reparti sono stati poi installati erogatori di acqua fredda e distributori di integratori e sali minerali. Pochi giorni fa Stellantis aveva mandato a casa gli addetti della Panda nello stabilimento di Pomigliano d’Arco, dove continua la distribuzione di acqua e integratori, oltre alla ventilazione continua.

L’edilizia: turni di notte per non bloccare i cantieri

Si lavora di notte dal Lazio alla Puglia. Per evitare di bloccare i cantieri, soprattutto quelli grandi e che riguardano la viabilità, le imprese tentano la strada del lavoro notturno. Un modo per non rischiare che gli addetti patiscano problemi sotto il sole a 40 gradi. È uno dei sistemi per non bloccare il comparto dell’edilizia, quello più sotto pressione in queste settimane di temperature alle stelle. I piccoli cantieri, quelli privati, si possono fermare, ricorrendo alla cassa integrazione quando si superano i 35 gradi percepiti. Gli interventi stradali, alla vigilia dell’esodo d’agosto, devono andare avanti per evitare ingorghi e incidenti. Da qui l’idea del lavoro dopo il tramonto, oppure di anticipare l’inizio del turno prima dell’alba, come avviene in Puglia, soprattutto per le ditte che si occupano di asfalto. Pratica adottata anche a Roma, dove alcune aziende hanno cambiato i turni: dalle 5 alle 14 o dalle 6 alle 12. Anche i lavori del Comune di Roma sono tutti in notturna. Le imprese hanno distribuito creme solari ad alta protezione, integratori e acqua ai dipendenti che stanno sui ponteggi o sulla strada.

Gli uffici pubblici: dipendenti in crisi senza condizionatori

Non è solo questione di cantieri, campi e fabbriche. Anche negli uffici della pubblica amministrazione, i dipendenti boccheggiano. Colpa degli impianti di condizionamento vetusti, spesso rotti. Caduti sotto la ghigliottina della spending review, versione più elegante dei tagli alla spesa statale. La situazione, a scorrere le cronache locali, è oltre la soglia di allarme lungo tutta la penisola, dalle regione del nord alle isole. A Rovigo, i sindacati denunciano negli uffici temperature fino a 40 gradi e dipendenti che si portano i pinguini da casa. Situazioni al limite anche nei ministeri. Nelle aule del tribunale e della Procura di Roma, tra l’aria condizionata che non c’è, malori tra il personale. Difficoltà si registrano negli uffici dell’Agenzia delle Entrate, nella sede del ministero delle Imprese e persino al ministero dell’Ambiente. Alcuni sindacati hanno chiesto l’autorizzazione al lavoro agile generalizzato per far fronte alla situazione di forte disagio del personale. Molti edifici sono inadeguati: d’inverno si battono i denti, mentre d’estate si sta male dal caldo. Gli immobili andrebbero ristrutturati da cima a fondo e coibentati. Ci vorrebbe un Superbonus anche per gli edifici

Il turismo: camerieri rider e guide non hanno tutele

Non solo i turisti sono alle prese con l’ondata di calore che ha stretto in una morsa le città d’arte. A soffrire ancora di più le conseguenze delle temperature record sono i lavoratori del settore, spesso costretti a lavorare sotto il sole cocente senza la possibilità di fermarsi. Vale per i camerieri che devono fare la spola tra i locali e i tavolini all’aperto, così come per le guide turistiche nei siti artistici e per gli accompagnatori delle comitive attraverso i centri storici. Anche in questo caso, i sindacati protestano, perché per loro non ci sono particolari tutele. Perché mai come quest’anno sono arrivati turisti in massa, come non si vedevano da tempo, e le attività non possono fermarsi. Ma anche perché è un settore dove il lavoro in nero non è un’eccezione. Lo stesso vale per lavoratori ancora più “invisibili” come i rider: per loro fatica doppia, nonostante la diffusione di mezzi più “agili” e sempre più diffusi come le biciclette a pedalata assistita. Per lo meno a Fiumicino hanno distribuito creme solari ai dipendenti, utili in particolare a chi lavora nei piazzali.

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