Orban stravince le elezioni ma pesa il sospetto di brogli, Ungheria sempre più isolata

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BUDAPEST Viktor Orban stravince le elezioni con il 53% dei voti, contro il 35% dell’opposizione guidata da Peter Marki-Zay. Il premier ungherese conquista il quarto mandato di seguito, il suo partito Fidesz la maggioranza dei due terzi del Parlamento, per la terza volta consecutiva. Nonostante l’isolamento sempre più marcato in Europa per la sua vicinanza a Putin, il suo rifiuto di mandare armi in Ucraina, la sua opposizione a un embargo energetico contro la Russia, Orban è riuscito a imporsi su sei partiti che per la prima volta avevano unito le forze per sconfiggere l’immarcescibile primo ministro che sta soffocando l’Ungheria in una spirale sempre più autoritaria.

Nella tarda serata di ieri, quando lo spoglio prefigurava già un trionfo non scontato di Fidesz, l’autocrate magiaro ha parlato di “una vittoria eccezionale” che “si può vedere pure dalla luna, e sicuramente da Bruxelles. Abbiamo vinto”, ha tuonato, “contro il globalismo. Contro Soros. Contro i media mainstream europei. E anche contro il presidente ucraino”. Inquietante anche il 6,5% incassato da “Nostra madrepatria”, il partito di estrema destra di László Torokczai.

Amaro il commento del suo avversario, Marki-Zay: “In questo sistema ingiusto e disonesto non potevamo fare di più”. Orban controlla la quasi totalità dei media, ha finanziato la campagna elettorale con una valanga di soldi pubblici, ha ridisegnato i collegi elettorali per favorire Fidez e sulle elezioni si è persino allungata l’ombra di brogli. Tanto che l’Osce ha mandato una delegazione di duecento osservatori nel Paese: quattro anni fa aveva già avvertito che il voto in Ungheria era “libero ma scorretto”.

“Purtroppo, è una buona notizia per Putin. Siamo diventati il suo cavallo di Troia in Europa. E ci stiamo trasformando sempre di più in un’autocrazia asservita alla Russia”. Fa impressione sentire Márton Gyöngyösi, vicepresidente di Jobbik, il partito di destra che per anni è stato alleato di Orban, lanciare l’allarme sulla deriva autoritaria del premier. Nella serata elettorale organizzata dall’opposizione, mentre l’Europa assisteva col fiato sorpreso alle elezioni più cruciali dall’invasione dell’Ucraina, abbiamo parlato con l’europarlamentare della forza politica che ha cambiato campo per allearsi con altri cinque partiti dell’opposizione e battere il premier più filorusso e filocinese d’Europa.

“Adesso – conclude amareggiato Gyöngyösi – i nostri unici amici saranno la Serbia e la Russia. Persino i Paesi Visegrad e in particolare la Polonia, storica alleata, ci hanno voltato le spalle. Siamo sempre più soli. In Europa e nella Nato”. Oltretutto, nei giorni in cui Budapest l’ultimo incredibile scandalo che ha travolto il governo Orban è sulla bocca di tutti. Da anni il ministero degli Esteri magiaro è stato penetrato da spie russe. “Vuol dire che da anni – spiega l’europarlamentare di Jobbik – i documenti, i segreti che dividiamo con la Ue e la Nato sono finiti nelle mani di Putin. Una tragedia”.

La “neutralità” di Orban sull’invasione dell’Ucraina, le sue insolenze sugli ucraini che “non possono chiederci di andare contro i nostri interessi”, non sono riuscite a smuovere il Paese neanche nelle ore drammatiche della scoperta dell’eccidio di Bucha. E neanche dopo un ultimo appello diretto che il presidente ucraino Zelensky ha rivolto agli ungheresi per cacciare “l’unico che sostiene Putin”. Su molti ungheresi sembra aver fatto breccia la propaganda bugiarda del premier, che ha sostenuto che l’opposizione avrebbe trascinato l’Ungheria in guerra.

Ma la sconfitta dell’alleanza guidata da Peter Marki-Zay si spiega anche con una legge elettorale che rende quasi impossibile battere Orban. Per conquistare la maggioranza dei seggi, l’opposizione avrebbe dovuto superare di 5-6 sei punti Fidesz. E poi ci sono i sospetti brogli, le schede bruciate trovare in Romania: la polizia ne ha attribuito molte all’opposizione. “Ci auguriamo che la nostra vittoria non dipenda da questi voti, perché potrebbero causare una crisi costituzionale” ha avvertito Marki-Zay. Oltretutto i brogli potrebbero riguardare anche collegi ungheresi: Hungarian Civil Liberties Union ha denunciato che a Hortobagy il governo locale avrebbe organizzato autobus per portare la gente a votare.

Orban ha anche sfruttato un’altra arma che controlla come pochi in Europa: la stampa. “Ormai sono 500 i media in mano governativa”. La battaglia è stata dura anche a Budapest, ci racconta la vicesindaca Kata Tutto. Per l’esponente socialista una delle chiavi del lungo regno di Orban è stato il progressivo azzeramento della stampa libera. “Il premier controlla ormai quasi tutta la stampa locale e nazionale, oltre ai media pubblici”. Sugli schermi della serata elettorale dell’opposizione scorrono le immagini del sito “Partizan”, una delle pochissime realtà indipendenti sopravvissute all’epurazione orbaniana. “Da oggi – conclude amara la vicesindaca – rischiamo di perdere per sempre la nostra democrazia”.

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