Ossessione-sei, ultime indiscrezioni sui dpcm: al ristorante, così. E lo spettro di una nuova autocertificazione:

Libero Quotidiano News

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18 ottobre 2020

Altra notte di lavoro per il governo, alle prese con il nuovo dpcm che verrà presentato oggi, domenica 18 ottobre, in conferenza stampa da Giuseppe Conte. Le indiscrezioni circa il nuovo pacchetto di norme per il contenimento del coronavirus continuano a filtrare. Dovrebbe essere ufficialmente escluso il coprifuoco, tema sul quale il governo si è diviso. Resta però in vigore il divieto di sostare di fronte ai locali pubblici oltre le 21 e questo viene ritenuto al momento sufficiente per impedire gli assembramenti. La prossima eventuale stretta potrebbe prevedere la possibilità di uscire oltre gli orari consentiti solo per “comprovate esigenze”, quali urgenze o motivi di lavoro, dunque con autocertificazione.

Bar e ristoranti dovrebbero chiudere alle 23 o 22, dunque un poco prima rispetto alle 24, orario limite in vigore fino ad oggi. La misura viene già contestata dalle associazioni di categoria. Dunque si parla di un nuovo vincolo ai ristoranti, al massimo sei posti per tavolo (le stesse sei persone che si raccomandano come tetto massimo per incontri casalinghi). Il Cts inoltre insiste su maggiori controlli sull’osservanza del protocollo. E ancora, chiusura alle 21 per i locali che non prevedono consumo al tavolo.
Calcetto, basket e gli altri sport da contatto sono ora vietati a livello amatoriale e con il nuovo decreto la misura riguarderà anche le associazioni e le società dilettantistiche, insomma anche le scuole per bimbi e ragazzi.
Sulle palestre resta ancora dell’indecisione: Roberto Speranza spinge per la chiusura, ma si valuta la possibilità di tenerle aperte nel rispetto rigoroso delle linee guida.
Il provvedimento più importante riguarda lo smart-working: il 75% dei lavoratori dovrà lavorare da casa. La misura limita ovviamente a contenere il contagio negli uffici e a ridurre l’utilizzo di mezzi pubblici.
Esclusa, ad ora, la chiusura delle scuole. Il governo vorrebbe respingere anche la didattica a distanza alle superiori proposta da alcuni governatori. Il Cts è concorde: ritiene che il pericolo contagio sia più alto se i ragazzi sono in giro, piuttosto che a scuola.

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