Padova, Belen partorisce e l’ospedale si trasforma in clinica privata. La protesta dei sindacati: “Un’ala chiusa solo per lei”

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PADOVA – Belen sceglie l’ospedale di Padova per far nascere la sua secondogenita e l’ospedale di Padova risponde con la massima efficienza. Ma c’è un rovescio della medaglia nell’eccellente lavoro di equipe che il 12 luglio scorso ha portato alla luce la piccola Luna Marì, lo squadernano il sindacato della sanità dopo giorni di mugugni: “Un’ala del terzo piano, dove era ricoverata a Belen, è stata chiusa e completamente riorganizzata: una mobilitazione da clinica privata, non giustificata per una struttura pubblica come l’ospedale di Padova”, denuncia la Cgil. Deferenza massima, quindi, o almeno questo trapela dal reparto: una forma di gratitudine nei confronti di questa donna del mondo dello spettacolo, che sceglie Padova invece degli ospedali di Milano dove abita.

“C’è qualcuno che è nato adesso”, era stato l’annuncio di Belen all’alba di lunedì, con una storia su Instagram in cui pubblicava la foto di una gambetta con scarpina rosa. Luna Marì, seconda figlia di Belen Rodriguez dopo Santiago, è nata nel reparto di Ginecologia di Padova. La bimba, che è venuta alla luce in anticipo rispetto alle previsioni, ha emesso il suo primo vagito a mezzanotte e 47, nel pieno dei festeggiamenti per la vittoria dell’Italia: 2,9 chili, nessuna complicanza.

La presenza della showgirl sudamericana non era passata in osservata nemmeno nei giorni precedenti, quando è stata più volte vista in ospedale per le visite con la sua ginecologa, la dottoressa Alessandra Andrisani. Proprio per essere più vicina all’ospedale di Padova aveva affittato una villa nell’isola privata di Albarella, del gruppo Marcegaglia. Ma quando si è reso necessario il suo ricovero, è a quel punto che la ‘macchina’ del reparto si è messa in moto con tutta la sua efficienza. “Abbiamo avuto diverse segnalazioni. Si è dovuta organizzare una vera e propria macchina per tutelare la privacy di una celebrità che ha scelto Padova per partorire” ha detto Alessandra Stivali, della Fp Cgil, al Mattino di Padova. “Ci risulta che un’ala del terzo piano, dov’era ricoverata Belen, sia stata chiusa e riorganizzata. Quello che noi pensiamo però è che si tratta pur sempre di un ospedale pubblico, dove il personale è stato costretto a spendere energie per riorganizzare un intero piano oltre che per contenere la presenza di paparazzi. Insomma per delle necessità specifiche non giustificabili”. 

Nelle chat dei dipendenti del reparto di Ostetricia e ginecologia era stata diffusa anche la foto di un cartello di questo tipo: “Causa Belen, disattivati i pulsanti del terzo piano degli ascensori”. Come dire, blindatura totale. 

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