Padova, la carica della pallamano Cellini: “Quasi tutte originarie dell’Africa. Siamo una famiglia, gli insulti non ci toccano più”

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“Abbiamo per l’85% atlete di origine africana, spalmate fra prima squadra e giovanili. Per me la vera integrazione è far sentire una persona che viene da un altro paese come un italiano”. Mauro Marchionni, docente di educazione fisica in pensione, non aveva idea nel 1984 che fondando la pallamano Benvenuto Cellini di Padova avrebbe cresciuto nel tempo una squadra femminile così multietnica, con ragazze provenienti da Camerun, Nigeria, Marocco e Tunisia. La prima squadra, retrocessa quest’anno in serie A2 ma con concrete possibilità di ripescaggio, conta 5 atlete originarie dell’Africa in nazionale italiana. L’età media è di 19 anni e anche l’allenatore, Abderrahman Saadi è marocchino. Non sono mancati, soprattutto nel passato, episodi di razzismo: “Ci chiamavano mangiabanane, dicendoci di tornare al nostro paese. Ma il nostro paese è questo”, ricorda la 22enne Carelle Djiogap, capitana di origine camerunense, che gioca assieme alla sorella Vanessa. Fatima, papà marocchino e madre tunisina, si commuove mentre ricorda quegli episodi, tenendo però fermo un punto: “Crescendo dai meno peso agli insulti, ti appoggi alla squadra che ti dà forza e hai la consapevolezza che il razzismo è figlio di ignoranza”. La lezione di Marchionni, in questo senso, è quella di abbandonare ogni vittimismo e studiare: “Sono felice quando vedo che vanno all’università. La cultura è l’arma principale con cui difendersi.

Di Andrea Lattanzi

Il servizio di Andrea Lattanzi sulla Pallamano Cellini si è aggiudicato il Premio giornalistico Natale Ucsi per la sezione Televisione, giunto alla ventottesima edizione e promosso dall’Unione cattolica stampa italiana Verona. Il premio, nato “per dare visibilità e riconoscimento alle buone notizie e al giornalismo che le sa raccontare”, è sostenuto, fra gli altri da Fondazione Cattolica, Fondazione Banca Popolare di Verona, dalla Conferenza Episcopale del Triveneto (CET) e dal Comune di Verona. Secondo la giuria di giornalisti che ha selezionato i lavori in concorso, il servizio di Lattanzi ha meritato il premio poiché in grado di disvelare “una storia di successo sportivo e umano raccontata con partecipazione, nel segno dell’integrazione sociale, della valorizzazione dei talenti e dell’aiuto reciproco”.

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