Palermo, in appello annullato l’ergastolo per l’omicidio Urso. “Uno dei giudici popolari aveva compiuto 65 anni, non poteva fare la sentenza”

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Una legge del 1957 stabilisce che un giudice popolare – un cittadino chiamato a far parte della corte d’assise – possa operare fino a 65 anni. Uno dei giudici popolari di Palermo ha compiuto l’età mentre era in corso il processo per l’omicidio dell’imprenditore Vincenzo Urso, che si è concluso nel novembre 2021 con un ergastolo e una condanna a 25 anni. Adesso, scoppia il caso: la corte d’assise d’appello che si è trovata a celebrare il processo di secondo grado ha accolto i rilievi della difesa e ha dichiarato nulla quella sentenza. Il sostituto procuratore generale Rita Fulantelli si era opposta a questa conclusione: come già sostenuto da altre procure generali in Italia, il limite di 65 anni dovrebbe essere interpretato come requisito per la nomina a giudice popolare. La Corte di Cassazione si è però opposta a questa ricostruzione: a 65 anni, un giudice non togato deve andare a casa. Dunque, scelta quasi obbligata per il collegio della corte d’assise d’appello di Palermo presieduto da Matteo Frasca, a latere Fabrizio Anfuso. Dovrà essere celebrato un nuovo processo di primo grado. Ed è corsa contro il tempo per arrivare prima della scadenza dei termini di custodia cautelare: nel febbraio 2023, i due imputati lasceranno infatti il carcere.

All’ergastolo erano stati condannati Pietro Erco, di origini napoletane ma residente da anni a Trabia, e Luca Mantia, di Termini Imerese. Killer su commissione, presero 20 mila euro. Erco sparò, il complice guidava un’auto. Per l’omicidio, sono stati già condannati Francesco ed Andrea Lombardo, padre e figlio, entrambi collaboratori di giustizia, così come Massimiliano Restivo. Il loro contributo è stato fondamentale per ricostruire l’accaduto: fu Restivo a svelare i retroscena del delitto, poi i Lombardo (condannati 12 anni e 10 anni e mezzo) ammisero di essere i mandanti del delitto.

Urso sarebbe stato punito per la concorrenza “sleale” che avrebbe fatto anche ai Lombardo. Era stato fidanzato con una figlia di Francesco Lombardo e avrebbe avuto pure atteggiamenti ritenuti poco rispettosi, spingendosi persino a definirli sbirri.

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