Paola Mascaro (Valore D): “Da imprenditrice vi dico che la parità di genere si otterrà solo con le forzature”

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ROMA. Dobbiamo darci una sveglia e forzare la situazione, altrimenti la questione femminile non sarà mai risolta.  E così che la pensa Paola Mascaro, presidente di  Valore D, l’associazione che raggruppa le grandi-medie imprese impegnate nelle pari opportunità. Quest’anno Mascaro ha assunto anche la presidenza italiana del G20Empowerment, un’alleanza fra aziende private e istituzioni focalizzata sugli aspetti della leadership. E ha appena consegnato al governo italiano una lista di consigli da portare al G20. “Se tutto proseguirà così   – dice – secondo il World Economic Forum ci vorranno più di 276 anni per far sì che nel mondo le donne possano avere le stesse opportunità degli uomini”.

 Come è messa l’Italia rispetto agli altri paesi?

“Male. Nella classifica della parità di genere misurata su 158 paesi è al 63esimo posto e negli ultimi 15 anni ha perso 14 posizioni. E’ chiaro che non possiamo più stare a guadare: dobbiamo affrontare la questione con un approccio pragmatico, spingere le imprese ad assumere, far crescere  e portare ai vertici le donne. Perché da lì bisogna cominciare per cambiare le cose”.

 Come si passa dalla dichiarazione di intenti ai fatti?

 “Individuando le pratiche e misurandone gli effetti. Noi  lavoriamo su due fronti. Cosa deve fare l’azienda per migliorare la sua situazione e cosa deve fare il governo per aiutarla. Penso ad  investimenti, defiscalizzazioni previste per chi favorisce la parità di genere, welfare, sostegno alla maternità ”.

 Questo per il governo, e le aziende?

 “Le azienda devono garantire prima di tutto una retribuzione equa fra uomini e donne,  assecondarne il merito e premiarlo con posizioni di potere, e devono farlo soprattutto per i ruoli che avranno maggior peso e migliori retribuzioni in futuro. Quelli che richiedono competenze tecniche, scientifiche, digitali. Se le donne non cresceranno in quei campi avranno già perso”.

Come pensa che ciò possa accadere quando, ancor oggi, le ragazze si sentono chiedere ai colloqui di lavoro  se hanno intenzione o meno di fare figli ?

“Lì bisogna forzare, rompere le resistenze culturali, prevedere – per esempio – congedi parentali al 50 % per cento, non cedibili, fra padri e madri, cosi le aziende non avranno più convenienza a fare distinzioni, non potranno più pensare che le donne faranno più assenze degli uomini e non avranno più motivo per discriminarle. Il cambiamento, a volte, ha bisogno di forzature, rendere obbligatori certi comportamenti velocizzerà i passaggi”.

 E possibile pensare anche meccanismi di sanzione?

 “Io non credo alla sanzione perchè spesso non compensa i danni effettuati dalla mancata azione. Credo piuttiosto a  meccanismi premianti che diventino sanzionatori: nel momento in cui l’azienda che non applica politiche di genere non ha accesso a investimenti, defiscalizzazioni, gare d’appalto, si isola e si penalizza da sola. Certo, per avere diritto ai benefici dovrà  dimostrare i risultati ottenuti. I criteri per misurarne l’efficacia li abbiamo già individuati noi del G20Empowerment: quante donne ho assunto? Quante donne ho fatto crescere? Quante ho saputo trattenere in azienda dopo la maternità? Di quanto sono aumentate le loro abilità Stem? Ecco quelle saranno le aziende da premiare”.

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