Paolo Becchi denuncia Giuseppe Conte: “Ormai fa tutto lui, si sostituisce a Parlamento e Consigli regionali”

Libero Quotidiano News

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02 agosto 2020

Ormai fa tutto Conte. Un Consiglio dei ministri straordinario, tenutosi il 31 luglio, ha emanato un decreto-legge che introduce la parità di genere nel sistema elettorale di Regione Puglia. Pochi giorni prima, il 28 luglio, il Consiglio regionale a maggioranza di centrosinistra non era riuscito ad approvare la riforma. Il presidente Emiliano si era detto dispiaciuto, ma alla fine stava bene a tutti perché – parliamoci chiaro – la parità di genere mette fuori gioco parecchi candidati che scalpitano da anni. La sera di venerdì il colpo di scena: il governo emana un decreto-legge col quale si sostituisce al legislatore regionale e introduce l’obbligo per l’elettore, nel caso esprimesse due preferenze, di riservare la seconda ad un candidato di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza. Una intrusione del genere da parte del governo, in materia di legislazione elettorale delle regioni, non si era mai verificata.

L’esecutivo, in punto di diritto, può farlo. Se la legislazione elettorale per l’elezione del Parlamento nazionale, europeo e dei comuni spetta allo Stato, quella per l’elezione dei consigli regionali è di competenza delle Regioni. Ma l’art. 120 della Costituzione, secondo comma, prevede che “il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”. Nel caso di specie il governo ha espressamente richiamato la necessità di garantire la tutela dell'”unità giuridica” stante il mancato adeguamento, da parte del Consiglio regionale pugliese, alla legge n. 20 del 15 febbraio 2016 per la rappresentanza di donne e uomini nei consigli regionali.
Vi sono due aspetti che meritano una riflessione, quello giuridico e quello politico. Giuridico. L’adozione del decreto-legge presenta problemi di non poco conto. Il governo ha nominato il prefetto di Bari Antonia Bellomo con la funzione di commissario straordinario per dare attuazione al decreto, ma potrebbe accadere qualcosa che non è stato messo in conto. Il Parlamento, ai sensi dell’art. 77 della Costituzione, ha sessanta giorni per convertire in legge il decreto, pena la sua decadenza. I sessanta giorni decorrono dalla data di pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale e quindi scadono abbondantemente dopo le elezioni regionali del 20-21 settembre. Cosa accade se dovesse decorrere questo termine senza che sia intervenuta la conversione? Cosa succede se le Camere lo convertono – con modifiche – dopo la tornata elettorale? Si ripetono le elezioni nel caso perdesse Emiliano, finché non vince il centrosinistra?

Inoltre, dove sono i “casi straordinari di necessità e d’urgenza” che giustificano l’adozione di un decreto-legge in materia elettorale regionale, per giunta su una materia – la parità di genere – introdotta solo nel 2016? Politico. Il premier Conte parla ed opera ormai per conto non solo del governo, ma anche del Parlamento, sostituendosi di fatto alle Camere. La forma è stata salvata, ma il Parlamento non è più sede di esercizio della sovranità popolare, bensì organo di mera ratifica dei decreti-legge del governo. Quando ancora gli va bene, perché nel caso dei Dpcm degli ultimi mesi le Camere sono state completamente ignorate. Ora interviene pure in materia di legislazione elettorale regionale e con un decreto-legge, strappo mai verificatosi nella storia del nostro Paese, ma subito legittimato dalla firma sul decreto del Presidente della Repubblica.

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