Paolo Becchi, il professore boccia Btp e Bot: due soluzioni per uscire dalla crisi

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Paolo Becchi – Giovanni Zibordi 14 luglio 2020

Come avevamo previsto, la vendita agli italiani, a cui era riservato, del «Btp futura» è stato un flop. In tre giorni i «Btp Italia» in giugno avevano raccolto 14 miliardi dalle famiglie, in 5 giorni il «Btp futura» è arrivato solo a 6 miliardi. Questo flop indica che l’idea di finanziare 100 o 200 miliardi di deficit pubblico emettendo Btp riservati alle famiglie italiane è un’idea che non funziona. I Btp sono stati inventati a inizio anni ’90 per gli investitori istituzionali esteri. Poi, per diversi anni tra il 1992 e il 1996 hanno offerto rendimenti eccezionali, oltre il 12% lordo quando l’inflazione era il 6%, e quindi anche le famiglie li hanno comprati in massa. In questo modo però lo Stato era arrivato a pagare di interessi cifre pari a 120 o 150 miliardi attuali e pari al 20% della spesa pubblica. Con l’euro i rendimenti dei Btp sono scesi e le quotazioni salite, con alcune grosse scivolate del -20% che facevano notizia sui giornali («lo spread»!).
I Btp sono diventati uno strumento speculativo, per cui anche negli ultimi anni hanno reso bene, ma più che altro come capital gain, per chi li vende quando sono sui massimi e li ricompra quando scendono del 5% o 10%. Non ha senso che le famiglie italiane vogliano giocare questo gioco ora, con dei rendimenti di poco sopra all’1%, perché basta che questi tornino, per ragioni geopolitiche varie al 2,5% e i tuoi Btp comprati quando rendevano l’1,3% perdono in due mesi un 15% sui mercati. I Btp restano ancora interessanti solo per la speculazione «mordi e fuggi», non per le famiglie. Non ha quindi senso basare una proposta di politica economica espansiva su maxi emissioni di Btp. C’è chi dice che si potrebbe puntare sui Bot. Sono stati venduti questa settimana Bot per 7,5 miliardi a rendimenti negativi (-0,12%). Per cui può venire la tentazione di dire che «con cinque aste così, faremmo meglio del Mes|» (che sono 36 miliardi). Innanzitutto chi compra i Bot a -0,12% cioè che tu paghi lo Stato e non viceversa per avere un Bot non sono certamente le famiglie, ma grandi investitori istituzionali che hanno miliardi da gestire e che non possono tenerli nel conto corrente. Dato che i titoli con scadenza di meno di un anno in Nord Europa e persino in Spagna costano un 0,6% ad esempio, tanto vale, visto che ti rimborsano dopo pochi mesi, prendere Bot che ti costano anche loro, ma 0,12%. Questo è un gioco che da un paio di anni fanno gli investitori istituzionali che hanno enorme liquidità da parcheggiare per qualche mese. È un fenomeno mai visto prima nella storia (tassi negativi) e dipende dalle banche centrali che con il Covid hanno spinto i tassi a breve a zero o sottozero. Ma anche in questo caso è speculazione. E usare strumenti di speculazione per finanziare lo Stato non conviene. Ci sono altre due possibilità. La prima. Ricapitalizzare una banca ora sotto controllo pubblico, cioè MontePaschi, con 3 miliardi e fargli prestare 100 miliardi allo Stato come semplice prestito diretto a cinque anni. Sui prestiti bancari non c’è spread e speculazione, se paghi le rate il valore resta a bilancio costante. Senza contare che se lo fa Mps poi induci anche altre banche a farlo e dato che hanno appena preso 200 miliardi e rotti di Tltro al – 0,5% dalla Bce anche solo prestare allo Stato allo 0,5% rappresenta un guadagno. Questo è il sistema che usano in Cina in pratica, ma in realtà lo si è usato anche qui perché le banche italiane hanno ancora quasi 300 miliardi di prestiti alla P.A. 

La seconda è quella di offrire alle famiglie da parte del Tesoro conti correnti che pagano un interesse pari a un Btp a 5 anni, cioè un 1%. Lo si configura come emissione di debito irredimibile, cioè senza scadenza, ma lo Stato si impegna in ogni momento a farli usare per effettuare bonifici o pagare con il bancomat. In pratica una alternativa ai conti correnti. La si chiami “Moneta Elettronica del Tesoro” (Met) perché la si può usare per tutti i pagamenti, ma solo quelli elettronici (per quelli in banconote, in cash, invece rimane la banca per evitare complicazioni e problemi legali). Ovviamente, se si emettono 100 miliardi di questa “Met”, lo Stato ne userà per i pagamenti solo 90, e terrà 10 miliardi di riserva. È quello che fanno le banche, le quali raccolgono nei conti correnti 100 miliardi e poi tengono solo 2 o 3 miliardi in cassa per i pagamenti dei clienti. Dato che lo Stato spende 800 miliardi e rotti l’anno e ne incassa 750 miliardi può fare come le banche e compensare i flussi di pagamenti, in modo da avere sempre una cifra in cassa per chi abbia bisogno di fare pagamenti dal suo conto presso il Tesoro. La tecnologia attuale consente di addebitare istantaneamente e con costi irrisori un “conto titoli” (che pagano interesse). Oggi bisogna avere idee innovative e questa lo sarebbe. Anche il Btp negli anni Novanta era una innovazione. Ora ha fatto il suo tempo. Gli italiani lo hanno capito, i politici non ancora. 

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