Papa a Malta non cita Putin ma dice: “Qualche potente provoca e fomenta conflitti”. “Sul tavolo”, un viaggio a Kiev

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Non cita mai Vladimir Putin, ma condanna “il vento gelido della guerra” provocato da “qualche potente” che, “tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti”. Papa Francesco a La Valletta incontra le autorità nella prima tappa del suo viaggio di due giorni a Malta (il suo trentaseiesimo, rimandato due anni fa per il Covid). Dopo non aver escluso un viaggio a Kiev – “è sul tavolo”, dice ai giornalisti sul volo di andata – pronuncia ancora una volta un discorso di forte condanna della guerra in Ucraina. Ed anche se non parla direttamente dei contendenti in campo, è chiara la condanna per chi ha fatto abbattere “con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornata di tutti distruzione e odio”. Ma, avverte, il conflitto “è stato alimentato negli anni”. “Sì – dice – la guerra si è preparata da tempo con grandi investimenti e commerci di armi”. Mentre “di compassione e cura abbiamo bisogno – incalza – , non di visioni ideologiche e di populismi che si nutrono di parole di odio e non hanno a cuore la vita concreta del popolo, della gente comune”.

In tutte queste settimane Francesco non ha mai nominato nei suoi interventi i protagonisti del conflitto. Ha sempre mantenuto un profilo alto, condannando con forza il fatto stesso della guerra, l’affievolimento “dell’entusiasmo per la pace sorto dopo la seconda guerra mondiale”, la follia di “pochi che vanno avanti per conto proprio, alla ricerca di spazi e zone di influenza”. Le parole più dure, ancora una volta, sono contro “una logica scellerata del potere che porta alla guerra”.

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Le alte mura di difesa di La Valletta con le sue torri di guardia, le chiese e i palazzi storici hanno accolto il Papa sotto un tiepido vento primaverile. Per la prima volta Francesco scende dall’aereo con un ascensore aperto. Per dei problemi a un ginocchio non ha potuto usare la scaletta. Da Est soffia il vento Euro, come lo chiamò Omero nell’Odissea, ma questa volta invece che portare luce porta con sé “le tenebre della guerra”. “Pensavamo – ricorda il Papa – che invasioni di altri Paesi, brutali combattimenti nelle strade e minacce atomiche fossero ricordi oscuri di un passato lontano”, ma non è così. Per questo occorre ispirarsi a Irene, una statua mediterranea risalente a secoli prima di Cristo: “Ricorda che la pace genera benessere e la guerra solo povertà”. “Invoco da Dio unità e pace per il mondo intero”, scrive il Papa sul Libro d’Onore nel palazzo del Gran Maestro.

Nel suo pontificato Francesco ha più volte stigmatizzato il fatto che nel mondo si combatte ormai “una terza guerra mondiale a pezzi”. A La Valletta, però, parla per la prima volta del “rischio di una guerra fredda allargata”. Riemerge prepotentemente “nelle seduzioni dell’autocrazia, nei nuovi imperialismi, nell’aggressività diffusa, nell’incapacità di gettare ponti e di partire dai più poveri” quell'”infantilismo” che distrugge e minaccia.

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Ma le preoccupazioni di Bergoglio non sono solo per l’Ucraina. Ma anche per il Medio Oriente, con i contesti “dilaniati da problemi e violenza” del Libano, della Siria e dello Yemen. Dai conflitti nascono le migrazioni, “non una circostanza del momento”, ma un fenomeno “che segna la nostra epoca”. Ancora una volta il Papa chiede accoglienza perché “è un dato di fatto che non si può respingere con anacronistiche chiusure, perché non vi saranno prosperità e integrazione nell’isolamento”. Troppo spesso nei confronti di chi attraversa il Mediterraneo prevale “il timore e la narrazione dell’invasione” mentre dovremmo “aiutarci a non vedere il migrante come una minaccia e a non cedere alla tentazione di innalzare ponti levatoi e di erigere muri”. “L’altro non è un virus da cui difendersi, ma una persona da accogliere”.

Quest’oggi il viaggio del Papa prosegue nell’isola di Gozo dove Francesco presiederà un incontro di preghiera. Domani la visita alla Grotta di San Paolo a Rabat, la Messa domenicale, un incontro con i migranti e quindi il ritorno a Roma.

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