Papa Francesco: “In Libia dei lager di detenzione, ma ci danno una versione distillata”

La Republica News

CITTÀ DEL VATICANO – È “inimmaginabile l’inferno” vissuto nei campi di detenzione dai migranti. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco, durante la messa per l’anniversario della visita di sette anni fa a Lampedusa, il suo primo viaggio fuori Roma dopo l’elezione al soglio di Pietro. Bergoglio volle come primo gesto recarsi nel cuore del Mediterraneo che soffre, una scelta di campo a cui è rimasto fedele per tutto il pontificato.Alla messa a Santa Marta, per la situazione sanitaria provocata dalla pandemia, ha partecipato solo il personale della sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. L’anno scorso alla invece presero parte 250 persone, fra migranti e quanti sono impegnati per salvare le loro vite. La convinzione di Francesco è oggi come allora la medesima: abbiamo una versione “distillata” di quanto accade nei “lager di detenzione” in Libia. Otto anni fa il Papa lanciò una corona di fiori in acqua da una motovedetta in memoria delle vittime morte in mare. La sua fu una giornata penitenziale, nella quale richiamò quella cultura del benessere che ci fa vivere in “bolle di sapone”, belle ma illusorie, portando alla “globalizzazione dell’indifferenza”. Oggi il suo pensiero si è fermato su quei momenti. Ha detto: “C’erano degli interpreti. Uno raccontava cose terribili nella sua lingua e l’interprete sembrava tradurre bene; ma questo parlava tanto e la traduzione era breve. ‘Mah – pensai – si vede che questa lingua per esprimersi ha dei giri più lunghi’. Quando sono tornato a casa, il pomeriggio, nella reception, c’era una signora – pace alla sua anima, se n’è andata – che era figlia di etiopi. Capiva la lingua e aveva guardato alla tv l’incontro. E mi ha detto questo: ‘Senta, quello che il traduttore etiope Le ha detto non è nemmeno la quarta parte delle torture, delle sofferenze, che hanno vissuto loro’. Mi hanno dato la versione ‘distillata’. Questo succede oggi con la Libia: ci danno una versione ‘distillata’. La guerra sì è brutta, lo sappiamo, ma voi non immaginate l’inferno che si vive lì, in quei lager di detenzione. E questa gente veniva soltanto con la speranza e di attraversare il mare”. Il Vangelo è chiaro circa le violenze che subiscono gli ultimi. “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”, dice Gesù. Ha spiegato Francesco: “Tutto quello che avete fatto… nel bene e nel male! Questo monito risulta oggi di bruciante attualità. Dovremmo usarlo tutti come punto fondamentale del nostro esame di coscienza, quello che facciamo tutti i giorni. Penso alla Libia, ai campi di detenzione, agli abusi e alle violenze di cui sono vittime i migranti, ai viaggi della speranza, ai salvataggi e ai respingimenti”.


Go to Source

Commenti l'articolo

Rispondi