“Par condicio in Rai per i giornalisti schierati”. Ma l’Agcom frena la proposta di Boschi. Il Pd: “Inattuabile”

Pubblicità
Pubblicità

ROMA – Regolamentare e limitare la presenza dei giornalisti in tv durante la campagna elettorale per le Europee. È quanto proposto dalla vicepresidente della Vigilanza, Maria Elena Boschi, con un emendamento alla delibera della commissione parlamentare sulla Rai chiamata ad adottare le disposizioni dell’Autorità garante delle Comunicazioni in materia di par condicio, contestatoperò dal Pd.

Cambia la par condicio in tv. La prima serata varrà di più delle apparizioni notturne

L’emendamento Boschi

In sostanza, ai renziani non basta la stretta imposta dall’AgCom che, per la prima volta, prescrive ai direttori dei telegiornali e ai conduttori dei talk di bilanciare “non solo le presenze e le posizioni di candidati, di esponenti politici o comunque di persone chiaramente riconducibili ai partiti e alle liste concorrenti, ma anche le posizioni di contenuto politico espresse da soggetti e persone non direttamente partecipanti alla competizione elettorale”. No. Per Italia Viva anche i giornalisti e gli opinionisti devono rispettare il pluralismo: vanno dunque selezionati – anche se non è chiaro in base a quale criterio – per stabilire chi e quanti possono o non possono apparire nei Tg e nei programmi di approfondimento della Rai.

L’accusa: “Opinionisti schierati”

“Mi sembra di tutta evidenza che un opinionista o un giornalista che partecipa a un dibattito nell’ambito della par condicio rischia avere un effetto analogo a quello di un esponente politico”, ha spiegato la vicepresidente di Italia viva in Vigilanza. “Spesso sostengono le stesse idee delle forze politiche e possono influenzare l’opinione pubblica e forse lo fanno anche di più degli esponenti politici”. Una limitazione che, secondo Boschi, deve valere “per tutti i commentatori”, in particolare – ha scritto in un post su Fb – per il direttore del Fatto Quotidiano: “A meno che non si pensi che Marco Travaglio e quelli come lui siano giornalisti imparziali e non politicamente schierati”. E siccome “lo sanno anche muri” che così non è, “perché lui deve essere libero di non rispettare la par condicio?”

Lo stop dell’Agcom

A ogni modo, se la proposta passasse, dovrebbe essere estesa a tutte le reti, incluse quelle Mediaset e La7. A farlo intendere è il presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella, che audito in Vigilanza ha evidenziato l’esigenza di definire “criteri omogenei tra il servizio pubblico e le emittenti private” per evitare “difformità di trattamento, di indebolire l’attività di monitoraggio dell’Autorità e di rendere più debole ogni suo atto davanti al giudice amministrativo”.

Il presidente di Agcom, Giacomo Lasorella

Un’eventualità che tuttavia sembra piuttosto remota: limitare la libertà di pensiero o di parola sarebbe infatti incostituzionale e quindi inapplicabile. Per cui la valutazione su commentatori ed opinionisti “non potrà che essere fatta caso per caso. Non tutto si può irreggimentare in un quadro di norme”, ha precisato Lasorella. Ricordando infine come questo tema “si pone a ogni campagna elettorale”.

I dem: “Limita libertà di pensiero”

Ma per il Partito democratico la proposta Boschi è “totalmente inattuabile”. Secondo il capogruppo in Vigilanza, Stefano Graziano, “non si può immaginare di chiedere a un giornalista a quale parte politica appartiene e cosa ha intenzione di dire in tv quando è insita nella sua funzione la libertà di pensiero e di opinione, che oltretutto è un diritto garantito dalla Costituzione”

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *