Parigi, Abdeslam chiede clemenza: “Ho scelto di non farmi esplodere”

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PARIGI – Era una delle tante domande senza risposta intorno agli attentati del 13 novembre 2015. Perché il belga-marocchino Salah Abdeslam, membro del commando che aveva fatto strage al Bataclan e davanti ai café, non si era fatto esplodere come gli altri jihadisti? Il terrorista non aveva mai risposto, alimentando dubbi tra un guasto tecnico della cintura esplosiva o un ripensamento. Al quarto mese del processo in cui è l’imputato più importante, Abdeslam ha confidato di aver fatto “marcia indietro” nel momento in cui doveva morire da kamikaze.

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Camicia bianca e barba lunga, il trentenne rispondeva alle domande con uno stile un po’ confuso e sibillino ribadendo sempre la sua fedeltà all’Isis. “Sono in prigione da 5 anni, in un isolamento in cui mi trattano da cane e mi dico che avrei dovuto azionare quell’aggeggio e mi domandi se ho fatto bene a fare marcia indietro o se sarei dovuto andare fino in fondo”.

Nel lungo interrogatorio Abdeslam ha ripetuto più volte: “Non ho ucciso nessuno”. Dopo aver detto di capire che “la giustizia vuole dare un esempio”, ha aggiunto sul rischio di essere condannato con il massimo della pena: “In futuro quando un individuo salirà su una metropolitana o su un bus con una valigia piena di 50 chili di esplosivo e all’ultimo momento dice a se stesso: “Farò marcia indietro”, saprà che non ha il diritto di farlo, altrimenti sarà rinchiuso o ucciso”.

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I giudici hanno cercato di capire meglio il suo ruolo nell’organizzazione non ottenendo molte informazioni. “Risponderò più tardi”, ha detto Abdeslam. Il terrorista ha anche glissato su un viaggio organizzato nell’estate del 2015 in Grecia, dove potrebbe aver incontrato i leader della cellula jihadista. “È stato un road trip”, ha commentato. “Ci siamo fermati in Italia, abbiamo mangiato pasta, siamo andati in Grecia, abbiamo visitato diverse isole e questo è tutto”, ha concluso.

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