Parla il ragazzo aggredito dai bulli perché gay: “Sono scosso, ho paura ad uscire”

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“Io ho sperato molto che il Ddl Zan venisse approvato, avrebbe salvaguardato me e soprattutto le tante persone, gay e non solo, che oggi non vogliono mostrarsi, perché hanno paura”. Sono passati due giorni dai fatti di Grassina (Bagno a Ripoli), vicino Firenze: lunedì sera, 4 settembre, un giovane di poco maggiorenne, gay, è stato insultato per strada da un gruppetto di sconosciuti. Gli hanno tirato una bottiglia mentre camminava. Urlato delle offese. Un episodio che lo ha “scosso parecchio, perché è successo in una cittadina in cui abito da 18 anni e dove non mi era mai capitato” dice il ragazzo. “Quando sono rientrato a casa tremavo. Sento di aver perso la libertà di uscire di casa tranquillamente. Ho paura che possa succedere ancora e di peggio”.

Che poi ripensa a quanto accaduto: “Io e una mia amica eravamo usciti e stavamo camminando. A un certo punto qualcuno ha tirato in alto verso di noi una bottiglia di vetro di birra. Ci ha quasi colpito – racconta -. Siamo andati avanti altri dieci metri poi questo gruppetto di ragazzi, più giovani di me, ha iniziato a offendere, parole che non vorrei ripetere. Ma erano dirette verso di me”. Un caso, con tanta aggressività, era la prima volta che gli capitava. Fino ad ora c’erano stati piccoli episodi di discriminazione, ma con meno violenza.

“In centro a Firenze qualcosa era già capitato. So che non dovrebbe essere così, ma in una città più grande comunque te lo puoi aspettare: c’è chi ride quando passi, chi dice qualche parola, magari perché ha bevuto – prosegue -. Ma uno impara ad andare oltre. Grassina invece è piccola, quindi mi ha scosso di più”. Il giovane lunedì sera è poi rientrato a casa. E turbato ha parlato con la famiglia.

La reazione della mamma

“Sono veramente arrabbiata che uno/una non possa camminare senza dare noia a nessuno – si è sfogata poi la madre sui social dopo il gesto di discriminazione nei confronti del figlio – spero di sapere chi sono e guardare in faccia i loro genitori”. La mattina dopo i fatti, la famiglia è stata chiamata dal comandante dei carabinieri e, in solidarietà, dal sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Casini che ha sottolineato come “episodi simili non possono restare impuniti” e la necessità di una legge contro l’omofobia, di cui “purtroppo il nostro Paese è ancora in attesa. Un ritardo che deve essere colmato al più presto – ha detto Casini – i vuoti normativi spesso sono come l’ignoranza: generano mostri”. Il disegno di legge Zan, che prevedeva un inasprimento delle pene proprio contro i reati e discriminazioni verso (tra gli altri) omosessuali e transessuali), è ormai naufragato da tempo. Era il 2021 quando arrivò la bocciatura in Senato. Nel frattempo l’Italia non ha più messo sul tavolo di discussione nuove norme che tutelino la libertà e i diritti Lgbtq+. Che diano maggior tranquillità a chi semplicemente cammina per le strade. E ancor più per tutti coloro che “oggi non vogliono mostrarsi, perché hanno paura” spiega appunto il ragazzo. “Questa legge servirebbe. Io sono uno o due anni che ho fatto coming out. Ma prima avevo molta paura anche solo ad uscire con la mia famiglia. Può sembra una sciocchezza, ma il giudizio degli altri ha un peso. Una legge che ci protegga – aggiunge il ragazzo – sarebbe una cosa davvero grande. Bella”. Chi rimane vittima di aggressioni, fisiche o verbali, finisce a volte per chiudersi in sé stesso, comprensibilmente intimorito. “Queste sono cose che sappiamo che succedono ma spesso nessuno ne vuole mai parlare, perché i ragazzi hanno paura di quello che potrebbe poi accadergli. Per questo io ho deciso di raccontare e far sapere – spiega -. Non me l’aspettavo tutta questa attenzione verso la mia storia. Ma mi ha fatto piacere. E sono contento che molti abbiano preso a cuore quanto mi è accaduto”.

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