Parla la mamma della tredicenne pestata a Ardea: “Mia figlia e i bulli, un tormento lungo un anno”

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“Piglia un coltello e ammazzati”, “Sei brutta, fai schifo, puttana, zoccola”, “C’hai paura che ti meniamo?”. Per un anno e mezzo Marta, nome inventato per tutelare un’adolescente di 13 anni, è stata bullizzata su Instagram con questi messaggi e davanti scuola, a Ardea, accerchiata più volte da una gang di dieci ragazzi dai 15 a i 17 anni. A capeggiare la banda ci sarebbe una coetanea di Marta, una ragazzina che frequenta il suo stesso istituto. Marta è stata presa a calci e pugni da tre bulli giovedì mattina davanti scuola. Ha avuto 5 giorni di prognosi per tre costole contuse e per i lividi sul corpo. I genitori hanno denunciato ai carabinieri “un anno di tormenti – dice adesso la mamma – e abbiamo consegnato tutti i messaggi. Ci aspettiamo che venga fatta giustizia. Nessuno è intervenuto per strappare mia figlia a quei tre”.

Come è cominciata tutta questa storia?
“Nel luglio del 2020 nelle grinfie di quella banda è finita un’amica di Marta. È stata picchiata anche lei ma non ha denunciato. E quel gruppo avvertì mia figlia che la prossima sarebbe stata lei. Sono della Rocca di Ardea”.

Ma perché?
“Se la prendono con i timidi. Li picchiano e poi li lasciano stare. Anche Marta era schiva e riservata ma a un certo punto li ha sfidati, stanca di tutto quello che stava subendo. “Mi vuoi picchiare? Picchiami”, ha detto a un certo punto sfinita. Si presentavano in dieci o anche più davanti scuola. Noi sapevamo tutto, mia figlia ha sempre parlato con noi. La venivano a trovare anche davanti alla palestra di mio marito, che è un istruttore di arti marziali”.

E cosa è successo?
“Mio marito ha anche parlato con loro. Gli ha detto che li avrebbe ospitati gratis se avevano bisogno di sfogare la loro rabbia. Ma di lasciare in pace nostra figlia. Loro continuavano, le chiedevano di andare dietro una casetta vicino alla scuola dove vanno a fumare le canne e a bere. Mia figlia si è sempre rifiutata”.

Aveva informato la scuola?
“Sì e il preside ha convocato quella ragazzina per farla riflettere. C’è stato un confronto con mia figlia e lei ha detto “Voglio tua madre”, una frase che mi ha lasciata senza parole per la violenza che esprime. Tutto, comunque, sembrava rientrato”.

E invece?
“Domenica scorsa a Pomezia mia figlia è stata avvicinata da alcuni di loro con i coltelli in mano e i cappellini in testa. L’hanno minacciata: “O te o Marcello. Dacci lui e tu sei salva”. Volevano picchiare il suo amico di arti marziali per lasciarla in pace. Mia figlia si è rifiutata”.

Cosa è accaduto giovedì?
“L’avevo appena accompagnata a scuola. Ero ancora in macchina, una mia amica mi chiama: “Torna indietro, hanno picchiato Marta”. Le urlavo di bloccarli, volevo farla finita con questa storia. Sono arrivata e mia figlia era a terra. L’hanno sorpresa alle spalle, a tradimento. L’hanno bloccata e presa per il collo. L’hanno colpita alle costole e alla pancia. Erano coperti da sciarpe e le dicevano: “Non ci hai portato Marcello e le botte te le prendi tu. E guarda che torniamo”. Marta ha reagito, ha dato un calcio in mezzo alle gambe a uno. Sono scappati quando qualcuno ha iniziato ad avvicinarsi. Erano tre maschi dai 15 ai 17 anni ma a mandarli secondo me è stata quella ragazzina che la perseguita. L’ho detto ai carabinieri”.

Come sta adesso Marta?
“È arrabbiata, non vuole parlarne. Ha dolori dappertutto. Non vuole tornare a scuola, il percorso sarà lungo. Per questo spero che i carabinieri li prendano subito”.

Sa di altri atti di bullismo?
“Sì, e sono stati sempre loro. Uno di questi giovani ha un dente spezzato. Mesi fa hanno aggreddito un ragazzino di 11 anni. Hanno anche ripreso l’aggressione, poi hanno pubblicato il video sui social”.

È stato filmato anche il pestaggio di sua figlia?
“Che io sappia no ma sono certa che chi indaga lo starà appurando”.

Ha ricevuto telefonate di solidarietà?
“Tante mamme dei compagni di classe di Marta mi hanno chiamata e mi ha fatto molto piacere. In cuor mio spero di non sentire quelle altre mamme perché adesso sono infuriata”.

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