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Parla Mimmo Parisi: “Io fatto fuori da Anpal? Decisione politica grave, non ne so niente”

La Republica News
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ROMA – L’Anpal – l’Agenzia nazionale per le politiche attive – sarà commissariata. Una norma al prossimo decreto Sostegni bis ne farà decadere la governance: consiglio di amministrazione e direttore generale. Salta dunque, come conseguenza, anche l’attuale presidente l’italo-americano Mimmo Parisi, scelto nel 2019 dall’allora leader dei Cinque Stelle Luigi Di Maio per guidare la complessa macchina del Reddito di cittadinanza con i navigator e la mitica App.

Raggiunto al telefono nella sede romana di Anpal, Mimmo Parisi cade dalle nuvole: “Sono all’oscuro di tutto, nessuno mi ha avvertito. Il ministro Orlando è una persona estramemente seria e capace: mi stupirebbe se l’avesse fatto senza comunicarmi nulla, conoscendolo. Se però fosse vero, si tratta di una decisione politica grave“.

Non crede alle indiscrezioni, Parisi: “Questa è l’Italia dei pettegolezzi. Come quello su Di Maio che scarica Parisi: falso all’inverosimile. Io e Luigi abbiamo un rapporto bellissimo, ci sentiamo regolarmente”. E allora perché non l’ha avvertita? “Perché forse neanche lui sa nulla, è una manovra politica. Diciamolo chiaro: a Parisi non gli fanno toccare palla eppure ha fatto tanto. Tra una settimana usciranno numeri favolosi sul Reddito di cittadinanza e sulle ricollocazioni”.

Travolto dalle critiche per una gestione opaca sui risultati del Reddito in termini di impatto sull’occupazione, Parisi era da tempo nel mirino anche per le “spese pazze” – la Corte dei Conti sta indagando – le nomine interne, gli aumenti di stipendio a pioggia e quell’andirivieni con gli Stati Uniti in business class, dove vive – in Mississippi – la sua famiglia (“Ho il mal di schiena ed è un mio diritto”, si è sempre difeso). E dove risulta ancora docente all’università, nonostante la rivendicata aspettativa.

Si prefigura dunque una rivoluzione in casa Anpal. Il suo destino – dopo il commissariamento – sembra assimilabile a quello delle agenzie fiscali con un direttore a capo – non più un presidente – e senza cda e dg. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) ha sempre sostenuto che l’Agenzia così com’è non funziona, auspicandone un cambio di governance, tanto più ora con i fondi del Recovery da spendere, le politiche attive da rilanciare e alla vigilia dello sblocco dei licenziamenti (dal primo luglio). Orlando punta anche a riportare in seno al suo dicastero le funzioni di indirizzo e coordinamento delle politiche attive.



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