Pd, a Roma niente più trasloco: la sede rimane al Nazareno. Ma spazi “ristretti” e canone ridotto

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“Dobbiamo sbaraccare il Nazareno e ricostruire, aprire una nuova e bella sede con una libreria al piano terra”. Lo aveva promesso l’allora segretario del Pd, Nicola Zingaretti, nel 2019. Ma due anni dopo, di quell’annuncio  – traslocare la sede del partito in un’altra zona della Capitale – non se ne è più fatto niente. L’ex leader cercava una location periferica più funzionale e, soprattutto, che permettesse di risparmiare l’esosa cifra di 600 mila euro di affitto annuale. Spostarsi dal centro storico di Roma, un sogno che comportava l’idea di allargarsi ad altri quartieri, di abbracciare la città con una sede lontana dai palazzi del potere. Ma due anni dopo i dem hanno ancora il loro quartier generale in una parte del palazzo nel Collegio del Nazareno, a pochi passi dalla fontana di Trevi e da piazza di Spagna.

Pd, Zingaretti: “Voglio smantellare il Nazareno e trovare un’altra sede”

Il trasloco a quanto pare non è più nelle priorità del Pd, come conferma l’ultimo bilancio del partito del 31 dicembre scorso, in cui si legge che il contratto di affito della sede nazionale, scaduto a giugno 2019, è stato “rivisto”nel marzo del 2020. In sostanza, i dem hanno ridotto gli spazi dei loro uffici provvedendo ad un’ampia ristrutturazione che ha comportato, quindi, una riduzione del costo dell’affitto di circa il 30 per cento. Ma, spiega l’Adnkronos, in realtà il canone di locazione sarebbe comunque particolarmente alto, pari a  400 mila euro all’anno, ovvero 33 mila euro mensili. Insomma, il risparmio di 200 mila euro rispetto ai 600 mila del contratto iniziale è evidente, ma la cifra rimane comunque alta. Anche perché ai 400 mila euro all’anno le casse del Pd devono aggiungere il costo di manutenzione della sede, pari a poco meno di 300 mila euro.

Cifre facilmente riscontrabili nel bilancio dei dem. Spulciando le carte, infatti, si scopre che tra i cosiddetti “oneri della gestione caratteristica” (in totale 7 milioni 731 mila 837 euro) c’è la voce “spese per servizi afferenti la sede nazionale” (dalla vigilanza alle riparazioni, dalle assicurazioni alla pulizia dei locali), che  ammonta a 296 mila 502 euro. In pratica nel 2020 il Nazareno è pesato sulle finanza del partito per una cifra superiore a 728 mila euro.

Quando inizia l’era del Nazareno

Formalmente, l’era del Nazareno viene inaugurata nel 2010, dopo un periodo in cui i dem figuravano nella sede di Sant’Andrea delle Fratte come ‘ospiti’ della Margherita, che nel 2004 aveva preso in affitto i locali dalla società Immobilfin srl. Come si legge nella relazione dei liquidatori della Margherita, “l’utilizzo di tali spazi da parte del Pd era conseguente alla stipula di un contratto di sub-locazione sottoscritto in data 16 giugno 2010 con Democrazia è Libertà-La Margherita, con durata prevista fino al 30 giugno 2019”.

Spaziosa (oltre 3mila metri quadri), prestigiosa (per posizione e dimensioni), disposta su tre piani con tanto di terrazza panoramica (ma con lentissimi ascensori e priva di scale con accesso diretto ai piani alti), il Nazareno è sempre stato trattato con distacco dai suoi vari inquilini. Già la coabitazione Dl-Pd non è sempre stata facile, come testimonia la vicenda della targa ‘Dl Margherita’ sparita dall’ingresso della sede senza preavviso. Poi riapparsa e poi sparita di nuovo. Secondo la leggenda, si consumò una sorta di ‘guerra del cacciavite’ tra i tesorieri di allora per svitare a riavvitare la targa.

Già l’allora responsabile dei cordoni della borsa piddina durante la segreteria di Pier Luigi Bersani, Antonio Misiani, attentissimo agli equilibri di bilancio, si rese subito conto del costo non indifferente, che aveva la nuova sede. La Margherita e il suo tesoriere, Luigi Lusi, avevano “sub locato” ai dem un contratto stipulato dal 2004 al 2019. Una voce iscritta al bilancio Pd per circa 600mila euro l’anno, fino a poco tempo fa.

La segreteria Bersani

Con la segreteria Bersani si iniziò anche un primo, timido, tentativo di sganciamento dal Nazareno. Per la campagna per le primarie del centrosinistra, l’allora leader fissò il quartiere generale della coalizione ‘Italia bene comune’ a via Tomacelli. Ma poco dopo si tornò ancora in via Sant’Andrea delle Fratte. Matteo Renzi è stato il segretario che ha mosso critiche anche ‘logistiche’ alla sede nazionale. Si lamentò che le stanze del segretario fossero collocate al secondo piano, in mezzo a tutte le altre, con poca ‘privacy’. Sia come sia, è con l’ex rottamatore che la ‘war room’ del Pd viene trasferita al terzo piano, dietro una porta con apertura a codice.

Il ‘patto’ Renzi-Berlusconi

Però è stato proprio Renzi a dare fama ‘politica’ al tutto sommato anonimo quartier generale del Pd, quando nel 2014 aprì le porte a Silvio Berlusconi per lo storico incontro sulle riforme ribattezzato dalla stampa il ‘patto del Nazareno’. Prima di allora, nessuno aveva mai osato tanto. Solo Dario Franceschini, segretario eletto in Assemblea dopo l’addio di Walter Veltroni, aveva l’abitudine di ricevere Gianni Letta che, di corsa e gentilissimo ma senza mai dire una parola, arrivava a piedi per l’incontro percorrendo i pochi passi che lo separavano dalla ‘filiale’ romana di Mediaset dall’altra parte di largo del Nazareno.

Il tentativo di Zingaretti

Fino all’ultimo Zingaretti, con il suo tesoriere, il senatore Luigi Zanda, ha provato a spostarsi, perché voleva una nuova sede in un palazzo non troppo grande e non troppo centrale, che potesse ospitare a piano terra spazi aperti a chiunque voglia entrare, con al primo piano una sala riunioni, pochi uffici e, possibilmente, un grande open space visibile dall’esterno attraverso ampie vetrate. Tra i requisti Zanda aveva considerato in particolare la distanza (non più di 15-20 minuti dal Parlamento), la vicinanza a una fermata della metropolitana, una metratura idonea con un’ ampia sala per le riunioni della direzione nazionale, assicurando il distanziamento in tempo di Covid, stanze per la libreria e il coworking.

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