Pd, Letta a El Pais: “In Italia clima di ricostruzione, l’arrivo di Draghi mi ha convinto a tornare”

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“Sono tornato perché in Italia c’è un clima di ricostruzione, simile a quello che i miei nonni mi raccontavano nel secondo dopoguerra. E questo è un periodo in cui bisogna esserci, è il momento in cui il Paese comincerà a ripartire. Poi mi ha convinto l’arrivo di Draghi, una persona che ha deciso di lavorare per il suo Paese. Il terzo motivo per cui ho deciso di tornare è che il Pd stava implodendo. Rischiavamo uno squilibrio nel governo e ho pensato di poter essere utile al Paese”. Lo dice, in un’intervista a El Pais, il segretario del Pd Enrico Letta.

“La nostra democrazia è malata. Non è possibile che in dieci anni abbiamo avuto sette governi e sei primi ministri. E in più, solo in questa legislatura ci sono stati più di duecento casi di transfughi in Parlamento”, spiega Letta che sul Pd sottolinea: “bisogna ricostruirlo sulla base di valori, programmi e comportamenti all’interno basati sul rispetto. E ho cominciato dalla questione di genere. Servono due anni per ricostruire il partito e posizionarlo. Partiamo dal disastro del 2018”.

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Sul governo, e in particolare sull’atteggiamento della Lega, Letta chiarisce: “Salvini basa tutto sui sondaggi da quando è entrato nel governo e ha cominciato a bombardarlo. Non credo che la strategia funzioni. Però deve scegliere se stare al governo o all’opposizione”.

Infine, rispondendo a una domanda riguardante le elezioni del sindaco di Roma, afferma: “Non credo che Calenda possa essere il candidato unitario. Il Pd vuole il proprio candidato e organizzerà le primarie per tutto il centro sinistra. Ma sembra che lui non sia disposto a partecipare”.

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Il segretario dem conferma inoltre di voler proseguire sulla strada dell’alleanza con il M5S non solo alle amministrative ma anche alle politiche: “Per le elezioni del 2023 – continua – devo formare un’alleanza con il M5S di Conte. Le elezioni locali di ottobre saranno un primo banco di prova. Con alcune eccezioni, come le candidature a Roma, dove loro vogliono tenere il loro candidato e noi il nostro”.

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