Pd, Letta a Repubblica tv: “Un problema gli incarichi solo al maschile, sicuro che i gruppi voteranno due donne di qualità”

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Inizia subito affrontando un tema attualissimo, delicato e che ha molto a cuore: i giovani. E confida che i gruppi del Pd di Camera e Senato “sapranno eleggere due donne di qualità”. Nello studio di Repubblica tv con Conchita De Gregorio e Annalisa Cuzzocrea, il nuovo segretario del Pd, Enrico Letta, racconta che “nove giorni fa faceva un altro mestiere, avevo un’altra vita. Mi occupavo di ragazzi, un po’ più grandi di quelli di cui si occupa Cuzzocrea nel suo libro”. Il libro in questione è appunto quello della inviata di Repubblica, Che fine hanno fatto i bambini (Piemme), giornalista e mamma che ha indagato sul perché i bambini e gli adolesscenti non siano stati visti dal governo in piena pandemia, impegnato a fronteggiare l’emergenza Covid-19. Dai giovani ai nodi da sciogliere dentro al Partito democratico. Come quello del cambio dei capigruppo alla Camera e Senato: “Sono sicuro che i gruppi sceglieranno, su una base di una selezione, donne di qualità. C’è una questione Pd, ma è una questione Paese. C’è una quantità di donne straordinarie e bravissime, nel Pd, nelle amministrazioni locali, ma sono sempre un passo indietro, perché il sistema è organizzato con dinamiche di rapporti di forza per cui le donne sono un passo indietro. Nell’anno di pandemia le donne sono la parte che si è indebolita”, osserva il segretario del Pd in streaming su Repubblica.

Capigruppo? Eletti sceglieranno donne di qualità

Le donne nel Pd e in Italia. Letta torna sul tema che ha acceso il dibattito nelle ultime settimane a Nazareno ma che coinvolge tutto il Paese. Dopo tre anni con due uomini alla guida dei deputati (graziano Delrio) e dei senatori dem (Andrea Marcucci), per il neo segretario, è il momento di due donne. Saranno i gruppi a dire chi. “All’università in cui insegnavo io le donne erano il 65 per cento e i maschi erano il 35 per cento. Questo mi ha molto colpito. C’è un tema italiano e io sulla vicenda dei capigruppo la voglio gestire così perché quando ho posto la questione è partita una serie di critiche per dire che lo faccio per fatti miei. Avendo visto come funziona fuori, in Europa è la precondizione il fatto che ci sia una questione di genere – osserva a Repubblica Tv – La squadra del Pd è una squadra solo di maschi e la questione delle quote non è sufficiente. Io sono a favore delle quote, ma funzionano solo sui gruppi di persone. Oggi è cominciata a crescere una presenza femminile perché c’è stata una attività di formazione e preparazione. Il problema sono gli incarichi monocratici e da noi sono tutti maschili”, aggiunge Letta. “Io credo che questo punto sia un punto su cui il nostro paese deve fare una riflessione complessiva. I gruppi sceglieranno donne di qualità come sono le donne che sono nei gruppi del Pd. Noi non giochiamo nel campionato maschile, ma nel campionato di tutto. Lo facciamo mettendo in discussione noi stessi, ma c’è una quantità di donne che si impegnano nel Pd e nell’attività parlamentare che sono bravissime e sono sempre un passo indietro, perché alla fine il sistema è organizzato per dinamiche di rapporti di forza”, sottolinea ancora Letta.

Voto ai sedicenni

I giovani, si diceva. “Ho lavorato con ragazzi tra i 21 e 24 anni, esperienza fenomenale che mi ha cambiato a vita”, definisce così Letta la sua parentesi parigina come direttore della Scuola di affari internazionali dell’Istituto di studi politici. E ora di nuovo in Italia, con un rientro “un po’ turbolento” dice lui ridendo, alla guida del Pd in veste di nuovo segretario al posto di Nicola Zingaretti, tra le priorità del suo programma ci sono proprio i giovani, precisamente i sedicenni. A loro vorrebbe dare la possibilità di votare e per questo “sono stato beffeggiato da una settimana, anche amici che mi hanno dato del matto”. Ma Letta spiega il punto principale della sua proposta, ossia: “Il meccanismo che si mette in campo. Obblighi un milione di ragazzi a porsi un problema, a sentirsi protagonisti, e dai loro un fortissimo messaggio, cioè che la politica si interessa di loro, in un Paese in cui i 24enni non possono votare al Senato, mentre per la Camera devi avere 18 anni. E così la politica cominci ad occuparsi di loro”.

Letta analizza la questione dall’interno del Pd: “La premessa fondamentale: dalla pandemia ho guardato le cosa da cittadino spaventato, ma cercando di fare la mia parte di cittadino responsabile. Credo che in certi passaggi bisogna affidarsi alla scienza e a un principio di autorità che deve prevalere. Ora guardando le cose da dentro, dico che un partito che vuole essere il partito guida per il futuro non può avere una piccola minoranza di giovani che lo votano. Vorrebbe dire che non hai futuro”. Ed è questo il punto cruciale per Letta. Che ragiona su cosa è successo negli ultimi 20 anni: “Gli italiani sotto i 35 anni erano 13 milioni, oggi sono 10 milioni. Quelli sopra i 65 anni, nel 2000, erano 10 milioni, oggi sono 13 milioni. Siamo in una situazione in cui è cambiata la demografia del nostro Paese e di fronte a questo cambiamento o ci poniamo di problema di dare voce e rappresentanza a una fetta della nostra popolazione che è troppo piccola, oppure il nostro elettorato spingerà su interessi che sono quelli di persone con i capelli bianchi”.

Letta riferisce poi che “la cosa che in questi sette anni è stata per me una spina nel fianco rattristante è stata la litanie di incontri e domande di giovani italiani che venivano a trovarmi. Studenti che erano venuti via dall’Italia e la domanda di tutti era: mi dia una ragione per tornare in Italia. Questo è stato per me il cuore che ha sanguinato in tutti questi anni. È una perdita per il paese, una perdita secca”, spiega il leader dem.

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