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Pd, Piero De Luca è il nuovo vicecapogruppo alla Camera

La Republica News
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È politicamente appassionato d’Europa, di giovani, di Sud. Dedizione, passione, le sue parole-chiave. E puntava a fare, nell’ordine, il viceministro, il sottosegretario senza portafoglio, il capogruppo Pd alla Camera. Obiettivi che il quarantenne deputato salernitano Piero De Luca ha coltivato fin dal primo giorno della sua legislatura numero 1, da attivissimo parlamentare e rampollo doc. Traguardi ai quali, pian piano, ha dovuto rinunciare per acciuffare ieri la casella di vicecapogruppo Pd alla Camera. De Luca jr, figlio di Vincenzo il governatore della Campania (oltre che dominus da un quarto di secolo di Salerno e della carriera politica di entrambi i figli, l’altro è Roberto), avvocato, Referendario presso la Corte di Giustizia Ue in passato, diventa dunque uno dei membri della nuova presidenza del gruppo: che l’assemblea dei deputati, su proposta  del vertice Debora Serracchiani, ha approvato in serata. Tutto già stabilito, dieci giorni fa, nell’accordo a latere della sostituzione dei presidenti a Montecitorio e al Senato, voluta da Enrico Letta.

Un patto che vede il deputato dem in quota Base riformista, la corrente dei renziani non fuoriusciti, guidata da Guerini e Lotti. “È una grande emozione!”, ha gioito subito Piero via social. Erano stati almeno tre i tentativi portati avanti dai De Luca per la carriera junior: prima come sottosegretario del governo Conte II, poi sempre come sottosegretario nel governo Draghi, e infine come membro di segreteria al fianco di Letta. Un martellamento senza sosta. Ora scrive su Fb: “Ci attendono sfide decisive per superare la pandemia e ricostruire il Paese, anche con le risorse europee del programma Next Generation Eu, ponendo particolare attenzione ai temi della transizione digitale, della sostenibilità ambientale e alle politiche a sostegno delle donne, dei giovani e del Mezzogiorno. Dovremo affrontarle con il massimo dell’impegno, in sinergia con il neo segretario Letta”. Pensiero che si chiude con la promessa: “Metterò al servizio della nostra comunità tutta la mia dedizione e la mia passione”. Per il vicepresidente Piero ecco le deleghe : al Coordinamento dell’attività dell’area internazionale, Politiche dell’Unione europea, Difesa, Agricoltura, Coordinamento dell’attività legislativa e di indirizzo con il Gruppo Pd del Senato e con il Gruppo S&D al Parlamento Europeo; gli altri due vice sono Roberto Morassut e Marina Berlinghieri.

Del padre, Piero parla ormai in terza persona, senza bisogno di aggiungere il nome, il vezzo del potere che funziona tra i tanti aspiranti di provincia. “Il presidente mi ha parlato tanto bene di te”. Pazienza se si è dovuto accontentare, ha imparato ad incassare assai più di quanto non faccia il genitore-sceriffo, il presidente campano dal piglio muscolare che ordina il vaccino Sputnik direttamente in Russia nonostante i vincoli imposti da Draghi, che decide quali categorie vaccinare per priorità (l’ultima riguarda le isole del Golfo di Napoli: corsia privilegiata, ed esplodono le proteste di altre zone costiere), che infligge le sue intemerate contro ministeri e governi di ieri e di oggi, via social, col telesermone Facebook in onda da anni ogni venerdì pomeriggio.

Ma è comunque un percorso veloce, quello di Piero: se si considera che nel 2018 fu sconfitto nel collegio uninominale della “sua” Salerno  e ripescato a Caserta grazie ai voti del proporzionale (“Ma io non sono un ripescato, non è giusta questa definizione”, sbottò in una tesissima conferenza stampa, all’epoca). Né, per l’attivo parlamentare, ha mai pesato il suo status di imputato, visto che deve rispondere dell’accusa di bancarotta fraudolenta, a Salerno, per la vicenda del fallimento della società immobiliare Ifil. Né serve ricordare che forse il Codice etico del Pd avrebbe forse impedito l’ascesa al Parlamento del motivato primogenito, considerato che al caso A del punto 5 del Codice si vietava di fare entrare in lista chi avesse avuto “un decreto che dispone il giudizio”. In particolare,  la società Ifil, di Mario Del Mese (anch’egli imputato, ma in uno stralcio ha patteggiato) forniva consulenze all’amministrazione dell’allora già potente sindaco De Luca (senior). Si è toccato l’argomento, e i rapporti tra i De Luca padre-figlio rivelanti a dire dei pm, nella requisitoria del caso Crescent,  arrivato in appello, a carico del governatore. Un gruppo edile molto noto, quello dei Rainone, proprio quello che ha realizzato il Crescent,  impegna all’epoca la società  Ifil nella preparazione degli atti utili a partecipare a una gara, trascurabile, appena un rifacimento di manto stradale: e la Ifil fattura 20mila euro. Nello stesso periodo, annota la pubblica accusa, “Ifil prenota e paga viaggi per Piero De Luca”, anche in Lussemburgo, materia della presunta bancarotta fraudolenta contestata al figlio.

Il processo a carico del deputato Piero, oggi vicecapogruppo, è partito ufficialmente nella primavera del  2017 e non è ancora chiuso in primo grado dopo 4 anni. Una lentezza poco dignitosa, in cui la giustizia italiana in alcuni casi sa eccellere. Un dettaglio così poco europeo.



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