Pd, scontro fra Renzi e Bersani sui finanziamenti pubblici e privati

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Matteo Renzi e Pierluigi Bersani litigano sui finanziamenti pubblici e privati al Partito democratico, si scontrano sui soldi arrivati o usciti dalle casse del Pd. Ad accendere la miccia è Bersani che intervistato da Lilli Gruber durante Otto e mzzo su La / “Il Paese si è messo alle spalle la stagione renziana e quella stagione ha dato in cinque anni un altro colpo alla credibilità della politica, al fatto che abbia a che fare con la serietà, con la coerenza. E dimostra che non abbiamo gli anticorpi per quel tipo di politica”, attacca il leader di Articolo Uno.

L’attacco diretto a Renzi arriva quando Bersani dice:  “Quando un segretario di un partito si fa la sua cassa personale del partito, possibile che nessuno abbia aperto bocca? Ma è un problema ricorrente. E’ vero – conclude – che non siamo un Paese puritano: però cerchiamo di essere cattolici il giusto. Non si può perdonare sempre”.

Non c’è neanche bisogno di cambiare canale, perché l’ex presidente del Consiglio risponde poco dopo durante Non è l’Arena di Massimo Giletti . E cosa dice? “Penso che sulla vicenda di Open non ho niente da temere. A Bersani vorrei dire che prima di parlare di finanziamento della politica, come mai lui prendeva i soldi dai Riva a Taranto?”. Secondo Renzi, Bersani, “prima di parlare  dovrebbe spiegare cosa ha fatto sia a Taranto sia nella gestione dei soldi del partito. Quando era segretario del Pd c’era il finanziamento pubblico dei partiti”.

Bersani fa passare 24 ore e risponde. Risponde su Facebook: “Vedo che in rete e in tv la macchina spargiveleni disperatamente in cerca di correità, si occupa anche di me”. L’ex segretario entra nel merito delle accuse renxiane e spiega: “Alle elezioni del 2006 (quando il mio ruolo di segretario del Pd era ancora nella mente di Giove) ebbi un sostegno davvero largo di molti industriali oltre che di associazioni, di cittadini, di lavoratori. Nessuno che allora risultasse imputato di qualsivoglia reato. Tutto svolto, ovviamente, secondo legge e tutto verificato dalla giurisdizione”.

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Non sono coinvolto in alcuna inchiesta giudiziaria, dice in pratica Bersani. E i giudici hanno controllato. Ma l’ex leader del Pd ci tiena anche a riguardare il suo passato da ministro, da membro del governo.  “Per capire meglio . ricorda – andrà ricordato che dal ’96 al 2001 avevo fatto il ministro delle Attività produttive e dei trasporti”. “Una rapida scorsa ai giornali dell’epoca  continua – può bastare per farsi un’opinione sulle riforme di quegli anni e sul giudizio che ne derivò nel mondo della produzione e del lavoro. Era ben noto in quel mondo, inoltre, che nessuno aveva mai dovuto o potuto pagarmi un caffè né corrispondere a qualche mia richiesta impropria”, conclude Bersani. “Se qualcuno della banda dei veleni vuole oggi mettere in dubbio la mia correttezza o la mia totale autonomia da qualsiasi condizionamento parli chiaro e non per allusioni e apponga cortesemente la firma. Imparerà a conoscermi meglio”.

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