212513717 c5c8e242 9de7 4257 8cd5 003c2766f31c

Pd, Zingaretti apre al congresso dem: “Giusto discutere”

La Republica News
Pubblicità
Pubblicità

212513717 c5c8e242 9de7 4257 8cd5 003c2766f31c

ROMA – Ha deciso di spezzare l’assedio, Nicola Zingaretti. Pressato dalla minoranza e dall’ala riformista del partito che da settimane invocano un chiarimento sulla linea politica – finita sotto accusa dopo il fallimento del Conte II, che a loro dire avrebbe mostrato la futilità dell’alleanza con i 5S – il segretario del Pd schiude la porta al congresso.

Anche se non è ancora chiaro quando si farà e con quali modalità: se cioè si opterà per una conferenza tematica, come vorrebbero i fedelissimi del leader, oppure per un’assise vera e propria, con tanto di voto nei circoli e ai gazebo per eleggere un nuovo segretario, a cui puntano invece i suoi avversari interni.

La cosa certa è che “decideremo all’assemblea nazionale” già fissata per il 13 e il 14 marzo. “Non c’è dubbio che va riaperto un dibattito sull’identità del Pd e sul futuro dell’Italia. E oggi si può fare a testa alta”, rivendica Zingaretti a Radio Immagina. “Dovremo stabilire la forma più schietta affinché questo dibattito si faccia, senza astio e senza ipocrisie”, aggiunge.

Un modo per uscire dall’angolo e sfidare chi da dentro “sta segando il ramo dell’albero su cui sta seduto tutto il Pd, non soltanto lui”, commentano al Nazareno. Aspettare oltre non si poteva, pena una rosolata a fuoco lento della sua leadership che avrebbe finito pure per logorare il partito.

Una necessità che peraltro Zingaretti non aveva mai nascosto: di congresso aveva cominciato a parlare già un anno fa, prima della pandemia, tanto da promuovere la “Costituente delle Idee” a Bologna visto che la nascita del Conte II s’era incaricata di smentire la linea del “mai con il M5S” con cui aveva vinto le primarie. Poi però è successo il finimondo. E il segretario non se l’era più sentita di insistere, definendo ancora pochi giorni fa “da marziani” l’ipotesi d’ingaggiare una guerra per la successione in questo drammatico frangente. Ma gli attacchi di Base riformista, dei sindaci Gori e Nardella, del capogruppo al Senato Marcucci non erano cessati. E lui s’è risolto a rompere gli indugi.

Consapevole che il nuovo esecutivo ha rivoluzionato il quadro e occorre adeguarsi. “Saremo garanti e gelosi custodi del governo Draghi, ma dobbiamo muoverci”, incalza Zingaretti. “Il Pd è un partito a vocazione maggioritaria, che significa avere una precisa visione del mondo”. Perché va bene tutto, ma “non accetteremo mai le idee della destra. Il Pd è il partito del lavoro, dell’ambiente e della giustizia sociale. Noi siamo diversi dalla Lega”, avverte.

Parole che denunciano la difficoltà di stare in un’alleanza con gli avversari di sempre. Vista invece come un’opportunità da Romano Prodi: “Più è larga la maggioranza più è facile governare”, ha spiegato in videoconferenza al “Council for the United States and Italy”. “In una coalizione, se nessun partito è così forte da mettere in crisi il governo, quel governo è più sicuro”.



Go to Source