Pensioni, la piattaforma dei sindacati: 62 anni o 41 di contributi, assegno di garanzia ai giovani. E per le donne un anno di anticipo ogni figlio

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MILANO – I sindacati riaprono il cantiere pensionistico in previsione del superamento di Quota 100 e del rischio di ritorno alla riforma Fornero con una piattaforma unitaria lanciata dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri da portare al tavolo ad hoc che il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha detto di esser pronto ad aprire con le parti sociali, in parallelo con quelli su ammortizzatori sociali e politiche attive.

Le sigle dei lavoratori hanno sintetizzato in una nota unitaria i cardini della piattaforma: maggiore flessibilità per andare in pensione a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi; pensione di garanzia per giovani, lavoratori discontinui e con basse retribuzionitutela delle donne che sono state le maggiori vittime dell’inasprimento dei requisiti pensionistici degli ultimi anni; tutela dei lavori di cura, di chi svolge lavori usuranti e gravosi; sostegno del reddito dei pensionati; rilancio della previdenza complementare e trasparenza sui dati della spesa previdenziale e assistenziale”.

Sbarra, che ha introdotto i lavori ricordando la giovane operaia morta a 22 anni a Prato, ha rimarcato che “il tema della previdenza non è solo un dettaglio da gestire nel prospetto di entrate e uscite, nella contabilità dello Stato, ma è un equilibrio tra sostenibilità economica e sostenibilità sociale: le pensioni devono diventare, insieme al rilancio del lavoro, leve di speranza”. E ha aggiunto: “Le pensioni non sono un lusso, sono un giusto riconoscimento dopo una vita di lavoro”.

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Donne, un anno di anticipo per ogni figlio

Intervenendo su Collettiva in preparazione dell’evento, il segretario generale della Cgil, Roberto Ghiselli, ha specificato che “non accetteremo altri interventi parziali o improvvisati come Quota 102 o il semplice allargamento dell’Ape sociale. Serve una vera riforma e di questo vogliamo discutere con il governo”. Ha quindi indicato la priorità: le pensioni vanno “riformate e devono essere superati i tanti vincoli e le tante iniquità ancora presenti nel quadro legislativo. Quelle sulle diseguaglianze di genere, per esempio”. Come descritto da Repubblica, infatti, le donne hanno pagato un prezzo più caro per le riforme.

Sbarra ha ricordato che “le pensioni delle donne sono in media inferiori del 30% rispetto agli uomini” e che “Opzione Donna è stata una buona opportunità” che la piattaforma sindacale conferma, “ma bisogna fare di più” a cominciare dal favorire l’occupazione femminile. Tra le proposte c’è il riconoscimento di dodici mesi di anticipo per ogni figlio (o, a scelta, una maggiorazione del coefficiente di trasformazione, quel parametro che trasforma il montante contributivo in assegno mensile) e un anno di contribuzione ogni cinque dedicati al lavoro di cura di persone non autosufficienti in famiglia.

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Flessibilità in uscita: 62 anni o 41 di contributi

Alla voce della flessibilità in uscita, l’indicazione dei sindacati è di “partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età”, senza penalizzazioni per chi ha contributi prima del 1996. Una proposta che, per le sigle, avrebbe una garanzia di sostenibilità dal fatto che le future pensioni saranno sempre più liquidate col metodo di calcolo contributivo. I sindacati chiedono quindi di allentare i vincoli che, per le pensioni contributive, legano il diritto alla pensione al raggiungimento di determinati importi minimi del trattamento (1,5 e 2,8 volte l’assegno sociale), “penalizzando in questo modo i redditi più bassi”. Modifiche vengono chieste anche all’attuale meccanismo automatico di adeguamento delle condizioni pensionistiche alla speranza di vita, “doppiamente penalizzante perché agisce sia sui requisiti anagrafici e contributivi di accesso alla pensione sia sul calcolo dei coefficienti di trasformazione”.

Giovani, deboli e pandemia

Per i giovani, aveva sintetizzato Ghiselli, si domanda di “offrire una prospettiva previdenziale anche a chi fa lavori poveri o discontinui attraverso l’introduzione di una pensione di garanzia. Questo è un punto che per noi è molto importante perché con l’attuale mercato del lavoro precario e discontinuo stiamo rischiando di creare un esercito di pensionati poveri. Sono migliaia infatti i giovani che non riescono a costruirsi un adeguato montante di contributi per avere una pensione dignitosa”.

La piattaforma ricorda che “visto il diffondersi dei lavori discontinui, part time o poveri, fenomeni che coinvolgono in particolare i più giovani e le donne, è necessario intervenire anche sul fronte previdenziale per evitare un’emergenza sociale devastante, considerando anche che chi rientra nel sistema contributivo non può contare neanche nell’integrazione al minimo della pensione”. Ecco dunque la proposta di “una pensione contributiva di garanzia, collegata ed eventualmente graduata rispetto al numero di anni di lavoro e di contributi versati, che consideri e valorizzi previdenzialmente anche i periodi di disoccupazione, di formazione e di basse retribuzioni, per assicurare a tutti un assegno pensionistico dignitoso, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale”.

Sbarra ha poi dettagliato, ricordando che l’incremento dei requisiti pensionistici operato dalla legge Fornero è stato scioccante per chi svolge lavori gravosi e usuranti, che si chiede “che sia allargata la platea di accesso dell’Ape Sociale e semplificate le procedure di verifica. L’Ape sociale dovrebbe essere reso maggiormente accessibile a tutti coloro che hanno terminato contratti di lavoro a tempo determinato, e dovrebbe essere rafforzato nell’importo dovrebbe tutelare i lavoratori ‘fragilì e andrebbe rafforzato nell’importo”. Altri capitoli sul tavolo: tener conto anche di coloro che svolgono attività lavorative con esposizione a materiale nocivo e coloro che hanno avuto il riconoscimento di una malattia professionale Inail e, più in generale, di coloro che sono affetti di malattie che determinano un’attesa di vita più bassa.

Quanto alle misure più direttamente legate alla crisi pandemica, l’accento va sul “rendere più accessibili ed efficaci gli strumenti già esistenti come il contratto di espansione e l’isopensione, che prevedono l’uscita anticipata dal lavoro rispettivamente di cinque e sette anni dalla maturazione della pensione, andando oltre i pur importanti interventi migliorativi previsti dall’ultima legge di bilancio, dal momento che permane l’esclusione della maggior parte del mondo del lavoro dalla possibilità di un loro utilizzo”. Landini ha dettagliato, sul punto, che si tratta di “strumenti che in questa fase favorirebbero l’ingresso di giovani nel mondo del lavoro”. Proprio il tema della “staffetta generazionale va affrontato in modo approfondito per non disperdere la trasmissione di saperi e memoria lavorativa”.

Spesa assistenziale e fondi pensione

I sindacati chiedono infine che sia fatta un’opera di pulizia nella determinazione della spesa pensionistica, depurandola delle voci assistenziali che distorcono il quadro statistico. Sulla previdenza integrativa, oltre a domandare una campagna informativa adeguata in particolare alle esigenze dei giovani, l’intervento più rilevante riguarda la tassazione con la richiesta di aliquote più favorevoli del 20% attuale. Accanto a ciò, si chiede che i fondi pensione vengano portati a investire maggiormente nell’economia reale del Paese.

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