153814038 461fe0e9 af05 4b6e a0c1 52831c15fa06

Perché ci servono gli Ufo

La Republica News
Pubblicità
Pubblicità

153814038 461fe0e9 af05 4b6e a0c1 52831c15fa06

Stanno per arrivare gli extraterrestri? Qualche anno fa i giornali segnalarono la discesa di un Ufo in Brianza: in un campo di Desio furono identificati i segni inequivocabili del passaggio di un’astronave. Ora negli Usa, patria degli avvistamenti spaziali, compaiono i documenti visivi di misteriose astronavi non più segretati. Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta ci fu un rutilare di oggetti volanti non identificati nei cieli americani. John G. Fuller pubblicò Prigionieri di un Ufo, uno dei primi libri che raccontava la vicenda di due coniugi, Betty e Barney Hill, sequestrati dai “marziani” nel New Hampshire. In Italia ne scriveva Peter Kolosimo in volumi di discreto successo.

Ma perché gli Ufo? Giorgio Manganelli fu uno dei pochi scrittori a occuparsene in una serie di articoli. A suo parere gli Ufo non sarebbero altro che la proiezione nel cielo notturno, e più raramente diurno, delle nostre inquietudini e paure. Nient’altro che uno sfogo del disagio collettivo nel corso di un periodo difficile segnato da insicurezze personali e sociali, dalla crisi economica, da atti terroristici e soprattutto dal crollo di valori condivisi.

Alla fine degli anni Settanta Manganelli si dichiarò poi dispiaciuto del mancato sbarco dei marziani e con la sua solita ironia aggiunse che, semmai fosse accaduto, lui era disposto a correre a lucidare le astronavi aliene, a offrire brioche ai nuovi venuti e a fungere da sacrestano della religione arrivata con loro dallo spazio. Secondo lo scrittore la causa di queste apparizioni era l’odio inconscio che gli abitanti della Terra provavano verso il loro pianeta, un nobile desiderio di fine del mondo con annessa aspirazione di palingenesi generale: finalmente qualcuno che viene davvero da fuori ci governerà come si deve!

Che sia stata la pandemia ad accentuare le visite di veicoli non identificati nei cieli americani? La lettura di Manganelli era ispirata da un saggio di Carl Gustav Jung, Un mito moderno (Bollati Boringhieri), apparso nel 1958 e da allora più volte ristampato. La tesi dello psicoanalista svizzero è che gli Ufo, veri e propri mandala celesti, compaiono quando gli individui sono dissociati psichicamente, quando sono scissi tra coscienza e inconscio e si trovano in un equilibrio precario.

I “segni nel cielo” non sono nient’altro che il sintomo della crisi dell’uomo contemporaneo, insieme patologia e sintomo di qualcosa d’altro. Lo spazio sopra di noi funzionerebbe come un grande schermo che raccoglie i nostri sogni e visioni. Jung non diceva nulla riguardo l’esistenza o meno degli extraterrestri; si limitava a leggere queste “visioni”, che a suo parere sarebbero sogni “veri”. In altre parole un “mito moderno”.

Da sempre noi abitanti del Pianeta siamo attratti dalla presenza dell’alieno, del diverso, e l’idea che finalmente questi possa arrivare dallo spazio appare allettante. Che esistano forme di intelligenza nell’universo è quasi sicuro. Paolo Musso nel recente volume La vita extraterrestre (Studium) calcola che la possibilità di presenza aliene si avvicina allo 0,1%. Visto il numero di corpi celesti che esistono nella Via Lattea, si tratterebbe di una quantità che oscilla tra alcune decine di milioni e il miliardo. Non poco.

Lassù, sopra sulle nostre teste è assai presumibile che qualche entità intelligente dotata di una “civiltà” ci sia davvero. Il fatto è che non è detto che sia interessata a noi, a raggiungerci e a farsi conoscere. E se a partire verso lo spazio remoto saremo noi, gli extraterrestri – termine quanto mai etnocentrico – ci vorranno incontrare? Qualche serio dubbio esiste.



Go to Source