Perché la guerra in Ucraina fa salire i prezzi di benzina, pane e pasta

Pubblicità
Pubblicità

I venti di guerra, che ormai da giorni soffiano dall’Ucraina, e le conseguenti sanzioni alla Russia di Vladimir Putin fanno infiammare i prezzi delle materie prime: da quelle energetiche come gas e petrolio, che alimentano il “caro bollette” e il “caro benzina”, fino a quelle alimentari, che rendono più oneroso l’acquisto di beni di prima necessità come pane e pasta.

Strategie

Gas italiano. Ecco perché abbiamo smesso di estrarlo

Gas e petrolio su di giri

Sui mercati delle materie prime, il 28 febbraio, comincia una nuova giornata al cardiopalma, con il prezzo del gas che ad Amsterdam fa registrare un rialzo di oltre il 35% a 126 euro al Mwh, e le quotazioni del petrolio Brent schizzate oltre i 100 dollari al barile. Al momento il settore dell’energia sembra essere escluso dalla tornata di sanzioni alla Russia decisa dai Paesi occidentali, ma ciò non basta per metterlo al riparo dalle fiammate dei prezzi. Si teme, infatti, che l’attacco a Kiev possa mettere in pericolo le forniture fisiche di gas e petrolio in arrivo da Mosca. E questo perché l’Unione Europea dipende ancora per il 40% circa dei rifornimenti dal gas russo, un quarto del quale passa proprio dall’Ucraina. L’invasione di Putin, in altri termini, rende i gasdotti vulnerabili a sabotaggi e bombardamenti. Mosca è, inoltre, il principale fornitore di petrolio dell’Europa, sebbene in questo caso il transito da Kiev sia limitato. Non a caso, proprio nei giorni scorsi, alcuni video hanno mostrato un gasdotto in fiamme nella città ucraina di Kharkiv e un deposito petrolifero a Vasylkiv, a sud ovest della capitale Kiev, colpito dai missili russi.

I segnali già in bolletta

“Posto che il quadro sulle sanzioni appare molto incerto – nota Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia – gli attuali prezzi di gas e petrolio ci dicono che i flussi dalla Russia sono ancora regolari. Se così non fosse, vedremmo le quotazioni del greggio non già a 100 dollari bensì a 200. Si tratta di prezzi ballerini e alti ma comunque normalissimi, considerato il contesto eccezionale di guerra e di grande instabilità in cui ci troviamo, che tra le altre cose ci stanno dicendo che l’energia dovrebbe essere per il momento esclusa dalle sanzioni. Negli ultimi mesi, le quotazioni di gas e petrolio non erano impazzite ma stavano già anticipando la possibilità di una guerra. Per questo motivo, le bollette energetiche dovrebbero avere già digerito buona parte delle tensioni geopolitiche internazionali”. 

Energia

Cosa cambia per la transizione energetica con la crisi russa

Grano e mais alle stelle

Anche le materie prime alimentari hanno iniziato la settimana del 28 febbraio all’insegna dei forti rialzi: le quotazioni del grano, di cui sia Ucraina sia Russia sono grandi produttori ed esportatori, sono balzate di quasi il 9%, mentre mais e soia hanno fatto segnare incrementi rispettivamente del 5 e del 4 per cento. Come sottolinea un’analisi di Coldiretti sugli effetti economici del conflitto armato, a mettere le ali ai prezzi dei prodotti agricoli è “la sospensione, a causa della guerra, delle spedizioni commerciali dai porti sul mar Nero dell’Ucraina che, insieme alla Russia, rappresenta quasi un terzo del commercio mondiale di grano (29%) ma anche il 19% delle forniture globali di mais per l’allevamento animale e ben l’80% delle esportazioni di olio di girasole”. Non è un caso che il paese guidato da Volodymyr Zelensky sia tradizionalmente chiamato “il granaio d’Europa”. 

Non solo. Per Coldiretti si tratta di “un’emergenza mondiale che riguarda direttamente l’Italia, che è un Paese deficitario e importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame“. 

Più indipendenza alimentare, non solo energetica

Il clima di guerra, sottolinea Mauro Agnoletti, professore associato dell’Università di Firenze e coordinatore scientifico dell’Osservatorio nazionale sul paesaggio rurale (ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, Mipaaf), “sta facendo lievitare anche i prezzi del pane e della pasta procurando una ulteriore stangata, oltre a quelle energetiche, alle famiglie italiane”. E per risolvere almeno in parte il problema, a detta di Agnoletti, va ricercata una maggiore indipendenza alimentare esattamente come si sta cercando una maggiore indipendenza energetica. “La guerra, incidendo sulle notevoli importazioni di cereali da Russia e Ucraina – osserva Agnoletti – porta a una riduzione degli approvvigionamenti e un aumento dei prezzi e suggerisce una riflessione sulla necessità diventare più autosufficienti da questo punto di vista dato che i terreni agricoli per coltivare cereali certo non ci mancano. Ciò non solo per non dipendere dall’estero almeno dal punto di vista alimentare, ma anche per produrre prodotti tipici realmente italiani e non solo ‘lavorati’ in Italia, con la pretesa paradossale poi di proteggere il Made in Italy”.

Pane, rialzo verso il 10%

Nel frattempo, tanto per rendere l’idea di come in questa situazione cause ed effetti si combinino creando una matassa non sempre facile da sbrogliare, Assopanificatori mette in guardia che il prezzo del pane potrebbe aumentare del 10%. E ciò sia per le conseguenze dirette sulle importazioni italiane del conflitto bellico, sia per tutta una serie di altre motivazioni tra cui proprio crisi energetica e “caro bolletta”, che rende più oneroso tenere accesi i forni e i macchinari.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source