Pescatore afferra una verdesca per la coda: sui social prima gli insulti poi gli applausi

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Prima insultati, poi ringraziati. Un gruppo di ragazzi impegnati a pescare su una spiaggia del litorale occidentale della costa tarantina è ripreso in una serie di video diventati virali mentre trascinano dalla coda fino alla riva uno squalo verdesca in difficoltà. Uno di loro, ripreso in questo video, tira l’animale dalla coda per fargli riguadagnare il largo. Sui social il gruppo di ragazzi è stato fatto oggetto di insulti da parte di decine di utenti perché avrebbe “maltrattato” l’animale. La verità, però, pare essere un’altra. E la spiega sia la pagina social Pesca a Taranto sia uno dei protagonisti, con un lungo post pubblico che ha raccolto centinaia di condivisioni. “La vicenda è avvenuta il 9 maggio scorso. Insieme ad amici siamo andati a pesca, muniti di regolare registrazione al Mipaaf, battuta di pesca rivolta al pesce serra, specie invasiva che sta distruggendo l’ecosistema a cui eravamo abituati fino a pochi anni fa. Alle 18 c’è stata l’allamata, la canna è partita con una potenza devastante. Al che avremmo avuto due possibilità: tagliare il filo e condannare l’animale a morte certa, in quanto si sarebbe impigliato e strozzato nel filo, oppure cercare di slamarlo e rilasciarlo dignitosamente come ci è stato insegnato dai pescatori veri che amano il mare. Così senza pensarci due volte abbiamo intrapreso un combattimento allucinante, abbiamo rovinato l’attrezzatura e ci siamo letteralmente distrutti, pur di riuscire a togliere l’amo. Dopo più di un’ora siamo riusciti a tirarlo in secca e ciò che molti hanno interpretato come un gesto selvaggio è stato in realtà un gesto di rispetto nei confronti dell’animale, e il fatto che sia stato trascinato sulla spiaggia è dovuto al fatto che bisognava intervenire tempestivamente per rimuovere l’amo”. Sulle modalità di intervento, Stefano Bellomo, biologo marino pugliese, spiega: “Da ciò che si ricava dalle immagini e dando per buone le parole della persona che racconta ciò che è accaduto, se erano certi dell’animale impigliato all’amo e per questo l’hanno tirato a riva, slamato e liberato, va bene. Ma solo se si è esperti e in grado di compiere manovre simili. Non c’è un protocollo preciso per la salvaguardia degli squali e, in questo caso, delle verdesche, specie innocue per l’uomo. Certo, sarebbe stato meglio non sottoporre l’animale a questo stress. A ogni modo, è necessario chiamare appena possibile il 1530, il numero di emergenza della Guardia Costiera e questo vale per tutte le specie in pericolo”.

Di Gino Martina

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