Petrolio, l’Opec+ non tocca i livelli di produzione alla vigilia del bando europeo sul greggio russo

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MILANO – Nessun cambiamento ai livelli di produzione di petrolio da parte del cartello Opec+, il gruppo di Paesi produttori di greggio capitanato dall’Arabia Saudita e allargato alla Russia.

Nella runione domenicale, l’Opec+ ha deciso di mantenere gli attali livelli di produzione e segnalato che valuterà l’impatto delle nuove restrizioni occidentali sulle esportazioni petrolifere russe prima di rivedere la sua produzione, secondo quanto riportano alcune fonti citate dal Financial Times.

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La decisione arriva alla vigilia dell’entrata in vigore dell’embargo al petrolio prodotto da Mosca ed esportato via nave deciso dall’Europa, che scatta appunto lunedì 5 dicembre. Una scadenza che – riporta il quotidiano della City – getta nuova incertezza sul mercato globale del greggio. Una tagliola che viaggia in parallelo con quella concordata in sede di G7 e che riguarda il cosiddetto price cap al petrolio russo. Un meccanismo di tetto al prezzo che, vietando alle compagnie europee di assicurare le navi che trasportano il greggio moscovita verso altri Paesi come India e Cina se il prezzo del loro carico supera i 60 dollari al barile, vuole di fatto tagliare fuori i carichi russi dallo scacchiere globale. La decisione di confermare lo staus quo, ampiamente prevista dal mercato, è giustificata in particolare dall'”incertezza sull’impatto sulla produzione di greggio russo” del nuovo pacchetto di sanzioni, ha commentato Giovanni Stauvono, analista di Ubs.

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Una mossa che ha suscitato l’ira del Cremlino. La Russia sta infatti lavorando alla possibilità di vietare le forniture di petrolio soggette a un price cap imposto dall’Occidente. Secondo quanto sostiene il vice primo ministro russo, Alexander Novak, ed è riportato dal Guardian la linea sarebbe di lavorare “su meccanismi per proibire l’uso di uno strumento come il price cap, indipendentemente dal livello stabilito, perché tale interferenza potrebbe destabilizzare ulteriormente il mercato”, ha detto Novak. Mosca ritiene che il price cap “non sia uno strumento di mercato” e che “sia contrario a tutte le regole”, per cui “venderemo petrolio e prodotti petroliferi a quei Paesi che lavoreranno con noi a condizioni di mercato, anche se dovremo in qualche modo ridurre la produzione”, ha aggiunto Novak.

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L’Opec+ nella riunione di ottobre aveva deciso di tagliare la produzione di 2 milioni di barili al giorno, mossa che aveva scatenato l’ira della Casa Bianca che accusava il cartello di operare in supporto della Russia cercando di tenere alti i livelli di prezzo. Il Brent, il barile di riferimento per il mercato europeo, stazionava venerdì a 87 dollari al barile, in linea con i prezzi di ottobre e ben sotto i 120 dollari che sfiorava a inizio estate. Il prezzo del barile di greggio degli Urali (quello russo) si aggira attualmente intorno ai 65 dollari, appena sopra il tetto dei 60 dollari, il che implica un effetto limitato nel breve termine.

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