Piano casa Sardegna resta il limite a 300 metri. Ma piu metri cubi per hotel e scantinati abitabili

Piano casa Sardegna, resta il limite a 300 metri. Ma più metri cubi per hotel e scantinati abitabili

La Republica News
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CAGLIARI – Tutto fermo (o quasi) nella fascia dei trecento metri dal mare, ma appena un passo verso l’interno i via libera sono tanti e contrastanti. La Sardegna ha un nuovo Piano casa, un disegno di legge (numero 108) che regolerà la delicata materia urbanistica, una norma fortemente voluta dalla giunta di centrodestra guidata dal presidente della Regione Christian Solinas. Il voto è arrivato con due settimane di ritardo rispetto alla forzata tabella di marcia che si era imposto l’esecutivo regionale nonostante l’emergenza Covid. E tra i maldipancia tra gli alleati (Forza Italia per prima) soprattutto sul passo indietro strategico sulla fascia costiera. Quei trecento metri blindati dal Piano paesaggistico regionale del 2006, con una presa molto forte sull’opinione pubblica, non solo sarda.

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Una promessa del presidente Solinas (sardista-leghista), poi mantenuta; con buona pace degli azzurri e di Confindustria che spingeva sulle deroghe. Ad ora, comunque, alberghi e strutture ricettive a ridosso delle coste non potranno aumentare la volumetria totale. Potranno, però – anche nella fascia dei trecento metri – ristrutturare purché l’operazione sia a saldo zero: si demoliscono tot metri cubi, si ricostruiscono tot metri cubi. Ma appena un passo più in là – superata la soglia critica, quindi anche ad appena quattrocento metri dalla costa – le volumetrie possono essere aumentate, eccome. Il Piano prevede addirittura il 50 per cento secco dell’esistente per gli hotel. E non è l’ultima novità che va nella direzione di allargare le maglie del sistema urbanistico: per quanto riguarda le campagne, si abbassa l’estensione minima per l’edificazione. Basterà un ettaro (contro i precedenti tre) per costruire, ma è necessario essere agricoltori professionisti. Stesso limite per gli hobbisti, ossia per qualsiasi proprietario, ma al di là del chilometro dalla battigia. A cui si aggiunge un sistema di cessione di crediti volumetrici da una zona all’altra, da un proprietario all’altro.

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Tra i punti più contestati da centrosinistra e M5s la concessione dell’abitabilità di mansarde e seminterrati. “Una norma semplicemente immorale – spiega Francesco Agus, capogruppo dei Progressisti”. Il riferimento va ai fatti del 2013, quando durante l’alluvione Cleopatra, ad Arzachena morì un’intera famiglia di tre persone che viveva, appunto, in un seminterrato. “L’ex presidente Cappellacci – continua Agus – ritirò quella norma che ora, però, rispunta fuori”. Il tutto a nemmeno due mesi dal disastro di Bitti, paese del Nuorese distrutto da un’alluvione di fine novembre. Il centro è stato totalmente devastato: detriti e fango dei due rii tombati hanno raggiunto il livello dei primi piani. Tre le vittime, tra cui due anziani, uno è morto nella sua casa”.

“È una legge sbagliata che non soddisfa più nemmeno la maggioranza, e l’assenza del presidente Solinas in Aula è un segnale”, così ancora Agus. L’alleanza di centrodestra ha mostrato infatti delle crepe. In un caso addirittura è stato approvato un emendamento Pd che poneva un vincolo specifico per le aree umide nei trecento metri dal mare. Vicino agli stagni e lagune non si potrà costruire, al di là della zona urbanistica di appartenenza: dall’area del Poetto di Cagliari all’Oristanese fino, in Gallura, alcune lagune vicine a Olbia e San Teodoro.

Da mesi le associazioni ambientaliste mantengono la posizione di bocciatura netta: sit-in di protesta, appelli allo stop alla cementificazione da parte di Legambiente, Lipu, FAI, Italia Nostra e WWF. Per il Grig, gruppo di intervento giuridico: “Questo è solo un piano per la speculazione edilizia”. Diversi i punti illegittimità, tra tutti la violazione dell’obbligo di “pianificazione congiunta in tutta quella fascia costiera e nelle aree agricole” tutelate, sommati circa il 75 per cento del totale. Il punto chiave della salvaguardia dei 300 metri è considerato “solo un contentino”. L’associazione aveva lanciato mesi fa una petizione online contro la legge ribattezzata “scempia-coste”, quasi 38mila le firme raccolte: “Lo chiamano Piano casa – scrive il presidente Stefano Deliperi – ma non c’entra nulla con l’autentico piano casa che negli anni ’50-’60 del secolo scorso fornì davvero una casa a milioni di Italiani”. Una norma che darà il via, secondo il Grig ad “aumenti volumetrici (…) frutto della bulimìa cementizia di una politica tanto miope quanto deleteria”. Così la Sardegna sarà “un miserabile contenitore di metri cubi e poco più”. Una visione dell’isola considerata distorta, usa e getta, per un turismo che si concentra per poche settimane l’anno.



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