Piazza Affari sempre piu manager padroni delle aziende quotate

Piazza Affari, sempre più manager padroni delle aziende quotate

La Republica News
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MILANO – Una volta le famiglie dell’imprenditoria italiane fondavano le aziende, le facevano grandi, spesso gli davano il loro nome, come i Benetton con i maglioncini, i Merloni con gli elettrodomestici,  i Mondadori con l’editoria, i Marzotto con i filati, i Pirelli con gli pneumatici e i Recordati con i prodotti farmaceutici. Le aziende e il capitalismo familiare hanno proliferato per decenni, e poi tra una generazione e un’altra con sorti alterne, le società sono diventate grandi in tutto il mondo, venendo a volte comprate da importanti rivali estere. Ma negli ultimi 30 anni il capitalismo italiano si è evoluto in chiave anglosassone, e sempre più le aziende vengono rilevate e gestite dai manager, che si sono fatti le spalle grosse in aziende altrui.
Merito di un più facile accesso ai capitali, con il proliferare dei private equity, di strumenti come le spac, piuttosto che di un più facile accesso al mercato dei capitali.

L’ultima azienda tricolore che si aggiunge all’elenco è Cellular Line, dove il fondo di private equity LCatterotn, ha ceduto l’ultimo 10,4% del capitale, che in parte è stato rilevato dai manager che guidano l’azienda ovvero il presidente Antonio Luigi Tazartes (1,5%), e il CoCEO, Christian Aleotti (8,5%). Uno altro caso virtuoso è Unieuro, nata da un’idea di Oscar Farinetti, tra fusioni acquisizioni da parte di gruppi stranieri, compreso di private equity e sbarco in Borsa, adesso Uniero  è una public company che cresce controllata dalll’ad Giancarlo Nicosanti Monterastelli e dal suo management.

Tuttavia l’esempio più eclatante di aziende gestite dai manager è quello della Prsymian di Valerio Battista. L’allora Pirelli Cavi venne ceduta nel 2003 da Pirelli al private equity di Goldman Sachs, che rilancio il gruppo lo quota in Borsa e cedette quote sul mercato. L’ultimo pezzetto, un 5% circa, venne rilevato da un Club deal composto da Giovanni Tamburi la famiglia Angelini dell’omonimo gruppo farmaceutico, e i D’amico delle spedizioni. Oggi nessun rappresentante di Tip siede in cda e Battista con l’1% insieme ai consiglieri espressi da asso gestioni guida la più grande public company industriale tricolore. Altra storia, simile percorso è quella della Ovs di Stefano Beraldo. L’azienda nata da una costola della Coin è al terzo giro di private equity, con Tim sotto la soglia d’Opa, ma pronto a diluirsi per far crescere il gruppo anche a suon di acquisizioni, l’ultima annunciata è quella di Stefanel.

Queste sono le public company guidate dai manager, poi a Piazza Affari (e fuori dal listino) ci sono una serie di manager che hanno fondato le loro aziende, come la Tip di Giovanni Tamburi e Alessandra Gritti o la Illimity di Corrado Passera, o molti gruppi dei servizi finanziari o della gestione del risparmio come la Azimut o Anima (e altri come Finint, Kairos, Ersel e così via, che ancora in Borsa non ci sono arrivate) tutte nate da un gruppo di gestori, banchieri  illuminati che a un certo punto si sono messi in proprio mettendo in piedi la propria società.

Lo stesso ha fatto Roberto Colaninno nel 2001, attraverso Immsi prima, e rilevando e rilanciando Piaggio poi. Simile percorso per la famiglia Candela, dove Massimo Candela una volta risanata la  Fila, l’ha resa grande quotandola e portando a termine acquisizioni in tutto il mondo. Infine Urbano Cairo, dopo aver imparato il mestiere a fianco di Silvio Berlusconi, prima ha fondato la Cairo Comunication e poi grazie al gruppo quotata ha rilevato Rcs attraverso un’offerta di acquisto e scambio.



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