Pichetto Fratin: “Siccità, caldo e tempeste stanno cambiando tutto. Negarlo è un errore”

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ROMA – “Gli effetti della tropicalizzazione del nostro clima stanno cambiando tutto, incidendo direttamente sull’economia. In una parte del Paese il lavoro si ferma per il caldo, in altre zone le piogge torrenziali provocano danni. Sono necessari interventi strutturali per invertire la situazione”. Parola di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, l’uomo che nel governo Meloni porta avanti le azioni per contrastare l’emergenza climatica.

Quali sono gli interventi strutturali che immagina?

“L’Italia è un piccolo fazzoletto di terra nel Mediterraneo rispetto al mondo. Senza entrare nelle discussioni se siamo di fronte al cambiamento ciclico della terra, dall’estremo freddo al caldo, e quanto possa incidere l’uomo su questo, bisogna intervenire. L’unica risposta è un contributo alla diminuzione delle emissioni di Co2 a livello globale, accelerando la decarbonizzazione e mitigando il cambiamento climatico. C’è poi una questione di adattamento per limitare gli effetti e i danni degli eventi più estremi”.

In che modo?

“Quello che è successo in Emilia Romagna Veneto è un esempio. In 80-85 giorni piove lo stesso quantitativo di acqua che sino a pochi anni fa veniva registrato in 110-120 giorni. Non dobbiamo abituarci ai disastri. Lavoriamo sulle opere di mitigazione e adattamento, dalle aree di esondazioni dei fiumi alla gestione dell’acqua, prevenendo i rischi e rendendo meno gravi gli impatti. Le forti piogge, la grandine, le alluvioni, sono l’altra faccia della medaglia della siccità, su cui il governo è intervenuto nominando un commissario e istituendo una cabina di regia a Palazzo Chigi”.

Essere una piccola parte del mondo è una scusa per rinviare gli interventi?

“No. Tutti devono agire. Noi per primi. Non esistono giustificazioni. L’obiettivo è ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 e di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Traguardi più volte confermati. Però l’Europa o gli Stati Uniti non possono da soli risolvere il problema del cambiamento climatico. Serve un’azione globale, che coinvolga i Paesi in via di sviluppo”.

Nella sua maggioranza c’è chi nega il cambiamento climatico. Come si relazione con queste persone?

“Sono uno che vive nella pianura padana, dove il livello di polveri sottili, tra i più alti d’Europa, incide sulla salute di 20 milioni di persone. E io devo capire come intervenire per diminuire le polveri e gli effetti. E allo stesso modo devo capire come trasformare le aree di esondazione del Po per ridurre i rischi con l’aumento delle piogge. Non partecipo ai dibattiti tra gli scienziati, né tanto meno ai salotti. Per me il negazionismo è sbagliato, tanto quanto il catastrofismo”.

Allora perché votare contro la direttiva Ue sulle case green?

“Non abbiamo mai rallentato nessuna azione dell’Europa a favore della decarbonizzazione. I fabbricati sono una delle fonti maggiori di emissioni. E noi agiremo, ma non in modo ideologico, rispettando il traguardo del 2050. L’Italia ha 31 milioni di fabbricati, 21 milioni in classe e, f, g. Con tutti i bonus abbiamo speso 110 miliardi intervenendo su 415 mila immobili. Come potremmo intervenire almeno sulla metà degli edifici, 10 milioni, entro il 2033 come sostiene una scelta elettorale della Commissione e del parlamento europeo?”.

Meglio non far nulla?

“No, il contrario. Abbiamo rivendicato il diritto di centrare l’obiettivo con una tabella di marcia che difenda gli interessi delle famiglie e delle imprese italiane”.

Come?

“Faremo un nostro piano, con un nostro calendario, rivedendo coefficienti e classificazioni, definendo gli interventi di sostegno diretti e quelli su credito di imposta. Perché a Mazara del Vallo la caldaia è accesa un mese all’anno, sullo Stelvio 11 mesi all’anno”.

Sulla transizione verso la mobilità elettrica meglio non correre?

“Siamo ben consapevoli che il futuro sarà delle auto elettriche, ma non vogliamo che si chiuda la porta a tutte le altre tecnologie che contribuiscono ad accelerare la decarbonizzazione. Un’auto Euro1 ha emissioni quante 28 Euro6. È un contributo alla decarbonizzazione o no mantenere i motori endotermici, magari alimentati con biocarburanti, che vede l’Italia tra i leader mondiali nella loro produzione?”.

L’emergenza d’estate è l’erogazione della corrente elettrica. Ci saranno distacchi?

“Nel 2022 è successo il 28 luglio. È vero che quest’anno le temperature sono più elevate e abbiamo già superato i 59GW di consumo. Un dato elevato, ma Terna sta gestendo la rete in sicurezza”.

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