Plenum Csm, via libera alla procura europea Eppo. Mattarella a Cartabia: “Ministero strategico per le riforme della giustizia e il Recovery plan”

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La procura europea, battezzata Eppo. La sua necessità, ma anche i suoi possibili rischi per le indagini sulle mafie in Italia. Come segnala l’ex pm Di Matteo. E le riforme della giustizia, a partire da quella del Csm. In una sola ora tutto questo s’incrocia a palazzo dei Marescialli, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha presieduto oggi il plenum straordinario del Csm, e della Guardasigilli Marta Cartabia. A cui Mattarella, che è stato con lei giudice alla Consulta, si rivolge con un chiaro messaggio sulle prossime riforme. E dice: “La guida del ministero della Giustizia è sempre di importanza primaria nella vita delle istituzioni del nostro Paese e lo è particolarmente in questo periodo, sia per gli adempimenti nell’ambito del Recovery plan sul settore della giustizia, sia per quanto riguarda le attese di necessari e importanti interventi riformatori oggetto di confronto in Parlamento”.

Sono gli stessi interventi improcrastinabili di cui parla David Ermini, il vice presidente del Csm, che ugualmente si rivolge a Cartabia e la invita a tornare al Consiglio “per poterle fornire il nostro apporto affinché all’ordine giudiziario siano restituiti prestigio e credibilità”. Il Csm sarà “un interlocutore attento, leale e aperto al cambiamento”, in vista di una riforma “tanto necessaria quanto attesa”.

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Ormai da giugno 2019, quando esplose lo scandalo Palamara, s’invoca la riforma che lo stesso Mattarella, sin da quel momento, ha sempre sollecitato. Adesso Ermini ringrazia il capo dello Stato per essere sempre stato “un punto di riferimento saldo”. “La sua presenza – dice Ermini – oggi ci incoraggia ad agire con ancora più determinazione al fine di riconquistare appieno il prestigio incrinato dal discredito che ancora in queste settimane si getta sulla magistratura. Gli scandali possono generare anche opportunità, purché si sappia riflettere sui propri errori invertendo rotte e imboccando cammini virtuosi”.

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Cartabia su Eppo: “Non può decollare senza l’Italia”
La Guardasigilli ne parla come di “una sfida epocale” che non può decollare senza l’Italia. Perché Eppo – European public prosecutor’s office – è il passo in avanti decisivo per “l’ulteriore sviluppo di un più ampio processo d’integrazione giuridica e di costruzione di uno spazio di giustizia condiviso”. Proprio per questo “è necessario completare questo percorso con la massima tempestività e il tassello mancante è la designazione dei procuratori europei delegati da parte dell’Italia”.

Ovviamente l’arrivo dei fondi Ue deve comportare un’accelerazione nell’avvio di Eppo. Perché, spiega Cartabia, “i reati di matrice economica e finanziaria che rientrano nelle competenze della Procura europea stanno diventando, e potenzialmente diverranno ancor più, oggetto di crescente vigilanza anche nella prospettiva della corretta gestione del Recovery Fund”. Secondo Cartabia “occorre impedire che le distorsioni illecite nell’impiego dei fondi europei riducano il potenziale straordinario di crescita proprio di questa misura”. L’avvertimento della ministra è netto: “Non possiamo permetterci di vanificare, anche solo in parte, una occasione preziosa di ripresa, ricostruzione e rilancio del nostro Paese qual è il progetto di finanziamento Next Generation EU”. Certo, come vedremo dai dubbi dei consiglieri dello stesso Csm, ci saranno problemi da risolvere. Ma, secondo Cartabia, “la leale cooperazione tra tutte le autorità coinvolte sarà la condizione indispensabile per sciogliere tutti i nodi e tutti i possibili intrecci e le sovrapposizioni di competenze che inevitabilmente l’immissione della nuova struttura potrà determinare”.

I timori di Di Matteo e Cavanna
La delibera su Eppo passa a larghissima maggioranza. Solo tre astensioni, quelle dell’ex pm di Palermo Nino Di Matteo, e dei consiglieri laici indicati dalla Lega Stefano Cavanna ed Emanuele Basile. Ma sono dubbi che pesano, soprattutto se ad esprimerli è un magistrato che ha alle spalle anni di indagini antimafia e che ha lavorato anche in un ufficio di coordinamento come la Procura nazionale. E Di Matteo evidenzia quella che chiama “criticità del complesso del quadro normativo”. Partendo da un presupposto: “Ormai da decenni, e negli ultimi anni con pervicacia sempre più intensa, le organizzazioni mafiose, nella spasmodica ricerca di canali di riciclaggio dell’enorme flusso di denaro sporco provento dei delitti più tradizionali e nel tentativo di investire in attività apparentemente lecite, pongono in essere condotte, anche molto complesse, che a vario titolo ledono gli interessi finanziari dell’Unione Europea e quindi possono radicare la competenza della Procura europea”.

Secondo Di Matteo, dai dati del ministero della Giustizia, “emerge chiaramente come il maggior numero di procedimenti per reati di competenza di Eppo è stato trattato, fino ad ora, da alcune procure del nostro Meridione dove il radicamento mafioso è più forte e capillare”. Eppo, quindi, “finirà inevitabilmente per occuparsi di indagini e processi che avranno ad oggetto condotte e scelte strategiche della criminalità organizzata mafiosa”. E l’Italia “non si può permettere di sottovalutare i rischi connessi alla difficile fase di avvio delle attività di una Procura europea strutturalmente connotata da una forte gerarchizzazione interna e diretta da un Procuratore la cui nomina è per legge di evidente derivazione politica”.

Oggi, al vertice di Eppo, c’è la rumena Laura Kovesi, che ha come vice l’italiano Danilo Ceccarelli. Di Matteo già prevede che “anche in virtù della sostanziale indeterminatezza della ripartizione di competenze con le procure nazionali, nonché in ragione dell’ampia discrezionalità di cui il Procuratore europeo gode nell’esercizio del suo potere di avocazione, si creeranno prevedibilmente situazioni di conflitto, di sovrapposizione o, al contrario, di stallo investigativo che nuoceranno all’efficacia dell’azione inquirente”.

Dubbi condivisi da Stefano Cavanna, il laico della Lega che vede “la concreta e diffusa preoccupazione sulla possibile sottrazione di inchieste cruciali alle procure italiane, segnatamente del Sud, che sono, oggettivamente, attualmente, unitamente alle nostre forze di polizia, gli attori più attrezzati, a livello internazionale, nella lotta contro le mafie, per esperienza e competenze investigative maturate in decine di anni di lotta senza tregua”.

La voce del Pg della Cassazione Salvi
Sono le criticità che entrano anche nelle parole del procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi quando dice che “saranno molte le questioni attuative che si porranno sin dal primo giorno, dalla individuazione del destinatario delle informative all’iscrizione della notizia di reato, dall’avocazione da parte del Procuratore europeo alle modalità di consultazione preventiva, fino alla necessità che anche il Procuratore europeo partecipi dello sforzo per l’uniforme approccio degli uffici del pubblico ministero, in tutte le questioni di diritto che non involgono l’interpretazione delle norme che riguardino gli interessi finanziari dell’Unione e che sono ovviamente molte e spesso assai delicate.”

Dubbi pure tra chi vota a favore
Ma anche tra chi vota a favore ci sono dubbi. Come si può vedere dagli interrogativi di Antonio D’Amato togato di Magistratura indipendente: “Quanti sono i reati lesivi degli interessi finanziari della Ue rientranti nel programma criminoso delle associazioni mafiose? Quanti sono i procedimenti penali nei quali le pratiche corruttive riguardano anche le erogazioni dei flussi finanziari comunitari? Quanto è vasta l’area investigativa comune che vedrà convergenze e interferenze tra le indagini dei procuratori europei, del procuratore distrettuale antimafia e del procuratore ordinario e quali sono le possibili regole per assicurare completezza e tempestività delle indagini? La Procura nazionale antimafia assicurerà il necessario coordinamento?”.

La citazione di Altiero Spinelli
Ma Giovanni Zaccaro, togato della sinistra di Area, cita Altiero Spinelli quando nel manifesto di Ventotene, a proposito del sogno europeo, scriveva: “La via da percorrere non è facile, ne è sicura. Ma dev’essere percorsa”. E secondo Zaccaro anche la sfida di Eppo è “particolarmente complessa per il sistema giuridico nazionale e per l’assetto costituzionale della magistratura italiana, ma dev’essere affrontata nella consapevolezza dell’importanza del contrasto al crimine transnazionale. La costruzione dell’Europa non si può fondare solo sulla moneta unica, ma passa anche tramite la sperimentazione di istituzioni giudiziarie comuni”.

Adesso, per il Csm, il prossimo passo avanti è la nomina dei venti Ped, i “procuratori europei delegati”. Sulla cui scelta l’Italia è in ritardo. Anche se il primo passo, il bando, è già stato pubblicato. Poi, nel corso del tempo, bisognerà affrontare i futuri e inevitabili conflitti. 

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