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Pm, Costa ritira l’emendamento sulla separazione delle carriere per evitare il voto di fiducia

La Republica News
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La separazione delle carriere dei magistrati sarà il primo dei referendum che i Radicali, assieme a Matteo Salvini, porteranno in Cassazione per l’ammissibilità già la prossima settimana. Come annuncia il capo della Lega e come conferma il segretario dei Radicali Maurizio Turco. Ma proprio la separazione tra pm e giudici, almeno per oggi, non è stata la protagonista di un acceso confronto alla Camera tra chi la vuole – Costa di Azione, tant’è che aveva presentato un emendamento ad hoc nel decreto concorsi, Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Italia viva – e chi invece la contrasta – Pd, M5S, Leu – e stavolta è riuscito ad evitare il confronto in aula. Nel decreto sui concorsi per i magistrati, infatti, tra i 70 emendamenti presentati per lo più da FdI, non c’è più quello di Enrico Costa che chiedeva all’aspirante giudice di scegliere, prim’ancora di affrontare il concorso, quale carriera in futuro volesse intraprendere.

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Il rischio del voto di fiducia

Cos’è accaduto? Semplice. Dopo l’appello del presidente Sergio Mattarella a mettere da parte le individualità sulle riforme della giustizia, sono seguite 24 ore di colloqui tra la ministra della Giustizia Marta Cartabia e i partiti della maggioranza. Da una parte, la preoccupazione che il decreto – in scadenza il 31 maggio – potesse decadere qualora fosse dovuto tornare al Senato. Dall’altra, l’insistenza di Costa di mantenere il suo emendamento presentato per evitare che l’eventuale futuro pm, proprio al concorso, si fosse trovato a non sostenere la prova di diritto penale. Perché, in presenza del Covid, e solo per il prossimo concorso, il decreto prevede il sorteggio di due delle tre prove scritte obbligatorie – diritto penale, civile e amministrativo – e quindi, secondo Costa, ci poteva essere il rischio che saltasse proprio la prova di penale per il futuro pubblico ministero. 

Si è giunti così a un vertice di maggioranza – via Zoom – per decidere sul decreto. E qui il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà di M5S, è stato netto sul no all’emendamento, anche mettendo sul piatto l’eventuale voto di fiducia che avrebbe fatto saltare tutti gli altri emendamenti. A quel punto Enrico Costa ha deciso di ritirare la sua proposta che era stata sottoscritta anche da Lega e Forza Italia. I due partiti, se si fosse andati al voto, hanno confermato che si sarebbero astenuti.
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Lo stesso Costa non nasconde però il suo malessere politico. Anche nell’intervento in aula: “Ormai questi temi garantisti sono divenuti off limit nella maggioranza, vengono esclusi a priori dal dibattito perché sono considerati divisivi. Si può discutere su questa impostazione, ma io la giudico sbagliata perché pensare che nella riforma del Csm non abbia cittadinanza il tema della separazione delle funzioni significa per il centrodestra voltare le spalle alla propria storia. Quindi, anche se con sofferenza, ho ritirato il mio emendamento. Ma ci sono almeno dieci buone ragioni per occuparsi della separazione carriere. Ma non lo si può fare in questo Parlamento perché nel governo predomina tuttora il M5S. E io oggi mi auguro che la ministra Cartabia, dopo l’incontro che domani avrà con loro, non faccia dietrofront sulle sue proposte”.

Incontro Cartabia-M5S

Costa si riferisce all’incontro che domattina, alle 9 e trenta, Cartabia avrà con il M5S, deciso a mettere sul suo tavolo l’insofferenza per proposte come quelle sulla prescrizione e sull’inappellabilità delle sentenze di primo grado sia per il pm che per gli avvocati. Nonché sull’idea – che pare però esclusa – di affidare al Parlamento l’indicazione delle priorità dell’azione penale. Temi emersi nell’unico incontro che si è tenuto finora tra la Guardasigilli e i partiti della maggioranza, quando l’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi, al vertice della commissione di studio cui Cartabia ha affidato di lavorare agli emendamenti al testo dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, ha presentato la sua proposta.

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A questo punto il decreto concorsi passa senza strappi. A parte l’irritazione di Costa. Ma il tema delle carriere resta, anche perché Salvini annuncia che la prossima settimana porterà in Cassazione, con i Radicali, i testi dei sei referendum, su cui – dice lo stesso Salvini – “dal primo luglio dovremo raccogliere un milione di firme”. Maurizio Turco, segretario dei Radicali, conferma almeno quattro titoli certi, la separazione delle carriere, la responsabilità civile, il Csm, la responsabilità professionale.  

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