Pnrr, cantieri a rischio per aumenti dei prezzi dei materiali oltre il 100%

Pubblicità
Pubblicità

ROMA – Il costo di un tondino per cemento armato è aumentato dell’80% nel secondo semestre 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020. L’acciaio Corten (che serve per costruire ponti e altre strutture di questo tipo) è aumentato del 130%. Sono rincari che pesano sul lavoro delle imprese di costruzione  al punto da mettere a rischio anche le opere del Pnrr, denuncia il presidente dell’Ance Gabriele Buia, oggi in audizione alla Commissione Bilancio del Senato per il disegno di legge di conversione del Dl Sostegni Ter. E’ vero che il governo ha adottato delle misure di compensazione, ma, obietta Buia, “tali misure sono ancora insufficienti a scongiurare il rischio di un fermo dei cantieri, inclusi quelli facenti parte del programma infrastrutturale del Pnrr”.

Il dl Sostegni Ter, rileva l’Ance, prevede la facoltà per tutte le stazioni appaltanti di aggiornare i prezzari ai prezzi correnti di mercato, entro 30 giorni dall’entrata in vigore delle nuove norme. Ma si tratta solo di una “facoltà”, sottolinea Buia: “L’assenza di un obbligo di adeguamento generalizzato dei prezzari e degli importi a base d’asta rischia di compromettere non solo la possibilità di formulare offerte congrue e di conseguenza la possibilità di partecipazione alle gare da parte delle imprese più serie e qualificate, ma soprattutto quella di garantire un regolare avanzamento delle opere da realizzare e quindi il rispetto dei cronoprogrammi oggi stabiliti, impedendo al contempo gli investimenti in sicurezza, sostenibilità ed innovazione di cui il Paese ha bisogno”. L’Ance chiede che venga anche rafforzato il meccanismo di “compensazione da riconoscere alle imprese per lo straordinario aumento del costo dei materiali sulle opere in corso di esecuzione”.

Tra l’altro i criteri individuati dal governo, e adottati già l’anno scorso, denuncia ancora l’Ance, si basano su “una metodologia di rilevazione dei prezzi” e su una “obsoleta lista di materiali” che “non consentono alle imprese di avere ristori adeguati rispetto agli effettivi aumenti dei costi di realizzazione delle opere, e, ove i meccanismi di ristoro non siano prontamenti corretti ed estesi, sono destinati a causare un fermo generalizzato delle opere”. L’Ance chiede dunque “una modifica immediata del meccanismo di compensazione straordinaria”, da applicare subito e un sistema revisionale obbligatorio.

Richiesta analoga, sempre nel corso dell’audizione odierna in commissione Bilancio di Palazzo Madama, arriva da Alleanza Cooperative, che sottolinea come il decreto “perpetui la scarsa attenzione riservata ai contratti pubblici di servizi in questa delicata fase economica”, ed avanza la proposta “di integrare la disposizione, individuando, in analogia a quanto previsto per i contratti di lavori, un sistema di riferimento per la revisione dei prezzi nel settore dei servizi, caratterizzati da alta intensità di manodopera”. Anche Alleanza Cooperative chiede infine, nei lavori pubblici, di correggere alcune previsioni del decreto, “migliorando il meccanismo della rilevazione dei prezzi dei materiali, finora dimostratosi inadeguato, e intervenendo urgentemente sui nuovi bandi di gara per adeguare le basi d’asta ai nuovi costi”.

Nell’audizione l’Ance, come Alleanza Cooperative, Confartigianato, Conflavoro Pmi e Confedilizia, tutte organizzazioni audite oggi dalla Commissione Bilancio del Senato, ha contestato la stretta alla cessione dei bonus fiscali: “Siamo convinti che i comportamenti fraudolenti vadano stigmatizzati colpendo chirurgicamente chi delinque, inquinando il mercato- afferma Buia – truffando Stato e cittadini e inficiando l’immagine di un’intera categoria”.

Tutte le organizzazioni che oggi si sono presentate in Senato chiedono inoltre nuove misure di sostegno per il caro-bollette. “Apprezzando l’impegno del governo”, precisa Confartigianato, sono comunque necessari “interventi di riforma strutturale della bolletta elettrica per redistribuire il carico degli oneri in bolletta, eliminando gli assurdi squilibri che oggi penalizzano i piccoli imprenditori, costretti a pagare il 49% degli oneri generali di sistema per finanziare una serie di agevolazioni tra cui quelle agli energivori”.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source