Polpette in agrodolce e la tradizione della “scarpetta”

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Cosa serve?

500 g macinato di vitello, 100 g mortadella tritata, pangrattato, 100 g grana grattugiato, 1 uovo, 2 cipolle rosse di Tropea, 100 ml aceto di vino bianco, 5 cucchiai zucchero, una manciata di olive verdi, un cucchiaio di capperi sotto sale, sale e pepe nero q.b.

Cosa fare?

In una ciotola unire il macinato, la mortadella, il grana, un paio di cucchiai di pangrattato e l’uovo. Impastare per ottenere un composto compatto (se necessario aggiungere pangrattato) con il quale formare delle polpette. Friggerle in abbondante olio e tenere da parte. Mondare le cipolle e tagliarle a fettine sottili, metterle in un tegame con un giro di olio di oliva e un bicchiere d’acqua. Lasciar cuocere a fuoco lento per appassire completamente la cipolla, poi aggiungere le olive denocciolate, tagliate a pezzetti, e i capperi dissalati. Cuocere per dieci minuti aggiustando di sale e pepe. In una pentola a parte far bollire l’aceto aggiungendo lo zucchero finché sarà sciolto. Regolare il sapore dell’agrodolce aggiungendo aceto o zucchero secondo i gusti. Versare la salsa nel tegame con le cipolle e lasciare insaporire a fuoco dolce per qualche minuto. In ultimo aggiungere le polpette, mescolare bene e spegnere il fuoco. Far riposare per qualche minuto e servire.

Curiosità

Le polpette in agrodolce obbligano a “fare la scarpetta”. Questa tradizione italiana è la metafora di una scarpa che passando con grazia sul piatto raccoglie ciò che trova, in questo caso il pezzo di pane che raccoglie nel finale la parte più buona di quanto si è gustato: per chi cucina questo gesto è una medaglia! La scarpetta nel piatto di oggi è una dedica alla giornata internazionale della danza, istituita il 29 aprile 1982 dal CID (Consiglio Internazionale della Danza con sede a Parigi) ovvero l’organizzazione ufficiale per tutte le forme di danza in ogni paese del mondo. La data fu scelta per commemorare la nascita di Jean-Georges Noverre (1727-1810), il coreografo considerato il padre del balletto moderno. Nel messaggio augurale per la giornata del 2014 il presidente del CID, Alkis Raftis, scrisse: “sono sicuro che il pubblico apprezzerebbe l’inclusione di più arti nelle esibizioni di danza, a partire dalle arti classiche […] Personalmente apprezzerei in modo particolare la narrazione, le arti marziali e – lo dico seriamente – le arti culinarie”. Quale migliore tributo a questa inclusione se non una scarpetta nella salsa agrodolce?

Il fatto

il 29 aprile 2011 nell’abbazia di Westminster a Londra il principe William duca di Cambridge, secondo in linea di successione al trono d’Inghilterra, sposa Catherine Middleton che non ha sangue reale e viene quindi bollata dagli inglesi come commoner. La cerimonia viene trasmessa in diretta in tutto il mondo e, grazie alla recente diffusione dei canali social, raccoglie una platea di due miliardi di persone. Repubblica schiera le sue firme più importanti, da Enrico Franceschini (corrispondente da Londra) a Francesco Merlo fino a Natalia Aspesi, per gli “sposi globali” che danno vita all’evento più seguito di sempre.

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