“Potete spegnere cellulari e pc”: il Belgio riconosce il diritto a disconnettersi

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Bruxelles. Spegnete i cellulari, abbandonate le email e – per chi ancora ce l’ha – staccate la spina del telefono fisso. È arrivata l’ora della disconnessione. Il diritto a non sentire, non leggere e non parlare per chi lavora da casa. Per i tanti che si trovano in “smart working”. In Italia una prima misura è stata adottata nel maggio scorso. Ma è il Belgio a disciplinare il diritto in maniera puntuale.

La nuova legge entra in vigore proprio oggi. E per ora si applica solo ai dipendenti pubblici. Solo loro – circa 65 mila – saranno affrancati dalla schiavitù della connessione a tempo pieno. Fuori orario potranno non rispondere più. Su tutte le piattaforme. A meno che non si presentino circostanze eccezionali. Il governo di Bruxelles studia anche la possibilità di estendere gli stessi meccanismi al settore privato. Ma si tratta di un’opzione per il prossimo futuro.

È evidente che l’esigenza di affrontare questo tema si è imposto con il Covid. Ossia con i provvedimenti che hanno disposto ai lavoratori di svolgere le proprie funzioni da casa. Ma, soprattutto, l’intero sistema è orientato – non solo in Belgio – a confermare una parte di queste misure anche quando l’emergenza sanitaria sarà passata. È la nuova frontiera della tecnologia. Una sorta di “globalizzazione domestica” del lavoro. Molte attività ormai si possono svolgere lontano dagli uffici e forse anche lontano dal proprio paese di residenza.

In un recente sondaggio, ad esempio, più di quattro belgi su cinque (84%) vorrebbero continuare a lavorare da casa per due o più giorni alla settimana dopo la pandemia. E percentuali simili si riscontrano in quasi tutta l’Europa. Il cuore della normativa belga è evitare che lo smart working diventi un “total working”. Lo stress sta diventando la malattia del secolo. Non a caso lo stesso governo federale del Belgio ha iniziato a valutare anche la riduzione dell’orario: da 40 a 38 ore settimanali. Una piccola sforbiciata ma indicativa di una tendenza.

Anche l’Italia, in realtà, è corsa ai ripari già dal maggio scorso. Forse con misure ancora non pienamente puntuali, ma con l’affermazione di un principio abbastanza netto. Il decreto 21 infatti “riconosce al lavoratore che svolge l’attività in modalità agile il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati”.

In Germania alcune aziende hanno già provveduto autonomamente a concedere il diritto alla disconnessione. In Francia è già operativo dal 2017 per la aziende con più di 50 dipendenti. In Portogallo le imprese con più di dieci impiegati sono multate se inviano messaggi fuori orario. Le tecnologie, insomma, stanno cambiando il lavoro. E l’Europa inizia ad adeguarsi

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